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Il carciofo di San Ferdinando di Puglia verso l’Indicazione Geografica Protetta, tra innovazione e marketing

SAN FERDINANDO DI PUGLIA - Valorizzazione come innovazione delle produzioni, e certificazione di qualità: il primo convegno della 62^ Fiera nazionale del Carciofo mediterraneo focalizza gli obiettivi di crescita di un territorio che deve puntare sulla migliore specificità agricola e deve cooperare per affermarsi sui mercati nazionali e non solo.

Dopo i saluti della sindaca Arianna Camporeale, nella sala rossa del centro culturale polivalente il carciofo è tornato ad essere protagonista assoluto di un percorso riavviato di recente: «Dopo il protocollo di intesa del 2019 - ha ricordato Manlio Cassandro, esperto in programmazione e finanziamenti - è grazie a questa amministrazione comunale se si è ripreso l’iter che dopo gli adempimenti burocratici già a gennaio porterà ad un marchio Igp provvisorio, in vista di quello definitivo». Un passaggio fondamentale perché l’indicazione geografica protetta «dà certezza e tranquillità al consumatore e lega indissolubilmente prodotto e territorio - ha continuato Cassandro -: il marchio di qualità diventa volano di sviluppo economico, turistico e sociale». (Video)

L’imprenditoria saluta con favore la prospettiva dell’Igp al violetto della valle ofantina e si avvantaggia con «Iso e blockchain - ha assicurato Michele Garofalo della Italcarciofi Srl - quali strumenti per certificare la filiera e tracciare digitalmente prodotto e territorio, attraverso un semplice Qr code in etichetta, biglietto da visita per il consumatore finale».

Nella società che cambia, anche il carciofo deve adeguarsi. «Produzione, uso e riuso devono stare al passo - ha spiegato Giuseppe De Mastro, docente dell’Università degli Studi di Bari -. Il prodotto deve poter dare un servizio a chi ha poco tempo per cucinare nella frenesia quotidiana: nasce così la quarta gamma, che impone un cambiamento ponderato nella scelta delle cultivar in funzione della trasformazione e la commercializzazione del prodotto lavorato e finito».

«Il carciofo si adatta perfettamente alla quarta gamma - ha assicurato Maria Luisa Amodio, docente presso il Dipartimento Dafne dell’Università degli Studi di Foggia -: la difficoltà di preparazione domestica favorisce la scelta di soluzioni commerciali pratiche e veloci, che hanno la necessità di incontrare il favore del consumatore ed il profitto per il produttore, soprattutto attraverso il rispetto dell’ambiente, l’ecosostenibilità e la qualità».

Comunicato Stampa