San Ferdinando di Puglia, il Centro Medico Polispecialistico Dott. Carlo De Pace punta sulla sanità integrata: «La cura del paziente parte dall’ascolto»

SAN FERDINANDO DI PUGLIA - Nato da un progetto di famiglia e sviluppatosi nel tempo attorno ad un’idea di medicina fondata sulla collaborazione tra specialisti, il Centro Medico Polispecialistico dott. Carlo De Pace rappresenta oggi una realtà orientata a una presa in carico globale del paziente. Un modello che punta ad integrare competenze diverse, tecnologie diagnostiche e attenzione alla persona, con l’obiettivo di offrire percorsi di cura completi e personalizzati.

Ne abbiamo parlato con il dott. Cosimo De Pace, pneumologo, la dott.ssa Lucrezia De Pace, radiologa, e la dott.ssa Claudia De Pace, medico di medicina generale in formazione, che hanno raccontato la filosofia alla base del progetto, il valore della multidisciplinarietà e le sfide della sanità territoriale. (Foto)

Il vostro centro si propone di accompagnare il paziente lungo tutto il percorso di cura. In un sistema sanitario spesso frammentato, quanto è complesso garantire davvero questa continuità?

«Oggi la maggior parte dei pazienti non presenta una sola patologia, ma condizioni cliniche che coinvolgono più ambiti specialistici. È proprio questa complessità a rendere indispensabile un approccio integrato, capace di mettere in comunicazione competenze diverse lungo tutto il percorso assistenziale.

Garantire una reale continuità di cura non è semplice. Esistono aspetti organizzativi, normativi e legati alla tutela della privacy che richiedono attenzione costante. Nonostante questo, il confronto tra noi è quotidiano. Se, durante un’ecografia, emerge un quadro che richiede una valutazione endocrinologica, ginecologica o di un’altra disciplina, il dialogo con il collega avviene in modo immediato.

Questo ci permette di seguire il paziente nella sua globalità, evitando che ogni specialista si occupi esclusivamente della propria parte. L’obiettivo è costruire un percorso condiviso, nel quale la persona venga accompagnata dalla diagnosi fino alle eventuali fasi successive della cura.»

Avete scelto un modello polispecialistico: è una risposta alla domanda del territorio o una visione precisa di sanità integrata?

«È innanzitutto una precisa visione di sanità integrata. La risposta positiva del territorio ci ha confermato la validità del progetto, ma l’idea nasce molto prima dell’apertura del centro.

È il progetto che nostro padre aveva immaginato. Era oculista e lavorava insieme a sua sorella, cardiologa, condividendo lo stesso studio. Credeva profondamente in una medicina costruita sul dialogo tra specialisti e aveva il desiderio di sviluppare questa esperienza insieme ai suoi figli, tutti medici. Purtroppo non ha fatto in tempo a vedere realizzato quel sogno: questa stanza era stata pensata proprio per lui.

Noi abbiamo deciso di raccogliere la sua eredità, conservando ciò che aveva costruito e, allo stesso tempo, investendo in nuove tecnologie e nell’ampliamento delle attività. Oggi il centro riunisce numerose specialità mediche e servizi diagnostici che consentono di offrire un percorso di cura completo, evitando al paziente di doversi rivolgere a strutture diverse per ogni necessità.

Anche la scelta dei professionisti segue la stessa filosofia. Oltre alle competenze, riteniamo fondamentali i valori umani e la capacità di lavorare in squadra. Vogliamo continuare a crescere mantenendo quello spirito familiare che nostro padre ci ha trasmesso e che ancora oggi rappresenta l’identità del nostro centro.»

Quanto incide concretamente il confronto tra specialisti diversi nella definizione di una diagnosi e nella scelta terapeutica?

«Incide in maniera determinante. La multidisciplinarietà non rappresenta soltanto un modello organizzativo, ma un metodo di lavoro che si riflette direttamente sulla qualità dell’assistenza.

Il confronto tra specialisti permette di valutare il paziente da prospettive differenti, favorendo diagnosi più complete e decisioni terapeutiche più appropriate. Nella pratica quotidiana il dialogo è continuo e nasce spesso proprio dall’osservazione clinica: un accertamento eseguito da uno specialista può evidenziare elementi che rendono necessario il coinvolgimento immediato di un altro collega. È questo scambio di competenze che consente di affrontare situazioni anche complesse con una visione più ampia.

Perché questo sia possibile è indispensabile poter contare su professionisti preparati e costantemente aggiornati. Per questo continuiamo a investire nella formazione e nelle tecnologie, offrendo ai nostri specialisti gli strumenti migliori per svolgere il proprio lavoro e ai pazienti un’assistenza sempre più qualificata.»

Ridurre i tempi di attesa è uno dei vostri punti di forza. Come si concilia la rapidità con la qualità e l’accuratezza clinica?

«Rapidità e qualità non sono due obiettivi in contrasto. Al contrario, una buona organizzazione e una stretta collaborazione tra gli specialisti permettono di offrire risposte tempestive senza rinunciare all’accuratezza diagnostica.

Questo è possibile grazie al coinvolgimento di tutti i professionisti che condividono il progetto del centro. Ognuno mette a disposizione tempo, competenze e disponibilità, spesso anche oltre i consueti orari di lavoro, perché sente di far parte di una realtà costruita su valori comuni e su una visione condivisa della medicina.

Naturalmente non è sempre semplice. La richiesta di prestazioni è in costante aumento e l’obiettivo di ridurre i tempi di attesa richiede un impegno organizzativo continuo. Tuttavia riteniamo che il paziente debba ricevere risposte in tempi compatibili con le proprie esigenze, senza che questo comporti una riduzione del tempo dedicato all’ascolto, alla visita o agli approfondimenti clinici. La rapidità, per noi, significa essere efficienti, non avere fretta.»

La diagnostica precoce è sempre più centrale. Quanto può fare la differenza, oggi, intervenire nelle fasi iniziali di una patologia?

«Può fare una differenza decisiva. Individuare una patologia nelle sue fasi iniziali significa, in molti casi, aumentare le possibilità di intervenire tempestivamente, migliorare l’efficacia delle cure e offrire al paziente prospettive migliori.

Accanto all’aspetto strettamente clinico esiste però anche una componente culturale. È importante che il paziente comprenda il valore degli approfondimenti diagnostici quando vengono consigliati. Suggerire una visita specialistica o un esame in più non significa moltiplicare inutilmente gli accertamenti, ma costruire un percorso diagnostico il più possibile completo e mirato.

Anche per questo attribuiamo grande importanza all’informazione sanitaria. Da subito abbiamo investito molto nella divulgazione attraverso i social network, cercando di aiutare i cittadini a riconoscere alcuni segnali, comprendere quando è opportuno rivolgersi a uno specialista e maturare una maggiore consapevolezza nei confronti della prevenzione. Il nostro obiettivo è diventare un punto di riferimento fondato sulla fiducia, accompagnando il paziente con chiarezza e trasparenza lungo tutto il percorso di cura.»

Nel vostro centro convivono specialità mediche e supporto psicologico. Quanto è importante, oggi, un approccio che tenga insieme salute fisica e mentale?

«È un aspetto al quale abbiamo creduto fin dall’inizio. Oggi è sempre più evidente come salute fisica e benessere psicologico siano strettamente collegati e non possano essere considerati realtà separate. Prendersi cura della persona significa necessariamente tenere conto di entrambe le dimensioni.

All’inizio non è stato semplice far comprendere l’importanza di questo servizio. Purtroppo esiste ancora un forte stigma nei confronti del supporto psicologico e molte persone vivono con difficoltà persino la scelta di intraprendere un percorso di psicoterapia.

Per questo abbiamo deciso di inserire due psicoterapeuti, un uomo e una donna, con approcci professionali differenti, così da offrire ai pazienti la possibilità di individuare il percorso più adatto alle proprie esigenze. Abbiamo inoltre organizzato fasce orarie dedicate esclusivamente alla psicoterapia, garantendo maggiore riservatezza e serenità.

Crediamo che una medicina davvero moderna debba guardare alla persona nella sua interezza. Curare una patologia è fondamentale, ma altrettanto importante è comprendere il contesto emotivo e psicologico in cui quella persona vive la propria condizione. Solo così è possibile costruire un percorso di cura realmente completo.»

Guardando al territorio di San Ferdinando di Puglia e dell’area ofantina, quali sono le principali criticità sanitarie che riscontrate?

«La criticità che avvertiamo maggiormente riguarda il rapporto tra cittadini e sistema ospedaliero del territorio. Lavorando anche al di fuori dell’area ofantina, ci capita spesso di incontrare pazienti che, pur avendo necessità di un ricovero o di cure ospedaliere, preferiscono rivolgersi ad altre strutture perché hanno perso fiducia nei servizi disponibili più vicino a casa.

È una situazione che non può essere ignorata e che merita una riflessione profonda. Allo stesso tempo, però, siamo convinti che questo territorio possieda competenze professionali, energie e potenzialità importanti. Se non avessimo creduto in queste risorse, probabilmente non avremmo scelto di investire qui e di sviluppare un progetto sanitario che speriamo possa continuare a crescere anno dopo anno.

Anche per questo abbiamo progressivamente ampliato il centro, investendo in nuove tecnologie, nell’inserimento di ulteriori specialità e nella formazione continua dei professionisti. Il nostro intento è offrire ai cittadini un punto di riferimento sempre più completo, capace di rispondere a esigenze sanitarie diverse senza costringerli, quando possibile, a cercare altrove le prestazioni di cui hanno bisogno.»

Se doveste indicare una sola priorità per migliorare concretamente la sanità territoriale, quale sarebbe?

«Se dovessimo indicare una priorità, sceglieremmo senza esitazione la relazione tra medico e paziente. Le strutture, le tecnologie e l’organizzazione sono elementi fondamentali, ma perdono gran parte del loro valore se viene meno il rapporto di fiducia con chi chiede assistenza.

Per questo abbiamo scelto di essere il più possibile disponibili nei confronti dei nostri pazienti, arrivando anche a mettere a disposizione il nostro numero di telefono. Sappiamo bene che questo comporta sacrifici e richiede tempo, ma riteniamo che la possibilità di contattare il proprio medico quando se ne avverte la necessità rappresenti un elemento di serenità e di fiducia che non dovrebbe mai mancare.

Abbiamo conosciuto anche l’altra prospettiva, quella dei familiari di persone malate, e sappiamo quanto possa fare la differenza sentirsi ascoltati, ricevere una risposta, avere la percezione di non essere lasciati soli. È un’esperienza che ha contribuito a definire il nostro modo di intendere la professione medica e il rapporto con i pazienti.

È questo, in fondo, il messaggio che desideriamo lasciare alla comunità: chi entra nel nostro centro deve trovare certamente competenza, tecnologie e professionalità, ma soprattutto disponibilità, ascolto e accoglienza. Siamo convinti che la cura non inizi con un esame diagnostico o con una terapia, bensì dal momento in cui una persona si sente compresa, accompagnata e presa in carico. È una responsabilità che cerchiamo di onorare ogni giorno e che continuerà a guidare la crescita del Centro Medico Polispecialistico dott. Carlo De Pace anche negli anni a venire.»

Redazione CorriereOfanto.it