MARGHERITA DI SAVOIA - La decisione del sindaco Lodispoto di non partecipare alla quota parte per il sostegno del Giudice di Pace nella sede di Trinitapoli rappresenta una scelta grave, che suscita amarezza, indignazione e profonda preoccupazione. Non siamo di fronte ad una semplice valutazione contabile, ma ad un atto politico e istituzionale che incide direttamente sui diritti dei cittadini, sull’accesso alla giustizia e sulla presenza dello Stato nel nostro territorio.
A rendere questa decisione ancora più difficile da accettare è il metodo con cui è stata assunta. Una scelta di tale portata, che riguarda l’intera cittadinanza, non è stata né condivisa né discussa in Consiglio comunale, che è e resta la sede naturale del confronto democratico. Portare la questione in aula avrebbe significato trasparenza, ascolto e responsabilità. Escludere il Consiglio, di fatto, significa escludere i cittadini.
Le conseguenze di questa rinuncia sono evidenti: maggiori costi e disagi per i cittadini, in particolare per le fasce più deboli, costretti a rivolgersi ad altre sedi giudiziarie come il Tribunale di Foggia; un colpo durissimo alla nostra categoria di avvocati, perché nessun “vero avvocato” può accettare una decisione simile! Non solo... ad essere colpito è anche tutto l’indotto professionale che ruota attorno al presidio giudiziario.
Ma vi è un profilo ancora più grave che non può essere ignorato. Perdere un presidio di legalità in città come le nostre, troppo spesso segnate da episodi di illegalità e di fragilità, è una scelta profondamente sbagliata e pericolosa. È deleteria per l’immagine delle nostre comunità e, soprattutto, per la tutela concreta dei cittadini onesti.
Dove lo Stato arretra, altri spazi rischiano di essere occupati. Come avvocato e come istituzione sento il dovere di dire che su questi temi non possono esserci né compromessi né silenzi: la tutela dei diritti, la vicinanza della giustizia e la presenza dello Stato non sono costi da tagliare, ma investimenti da difendere. Chi governa ha il dovere di rafforzare i presìdi di legalità, non di smantellarli!
La scelta del sindaco Lodispoto, formalizzata con la missiva del 3 dicembre 2025, non è solo un errore amministrativo: è un atto di arroganza politica che svuota il ruolo del nostro Consiglio comunale, che è stato chiaramente di fatto esautorato! È una scelta politica precisa, con conseguenze concrete per cittadini e professionisti, con effetti sulla credibilità delle istituzioni.
La volontaria omissione nel discutere e condividere questo tema è grave, gravissima! La mia non è una semplice critica nei confronti del sindaco: è un monito! Questo episodio conferma ulteriormente il perché il mio passaggio in minoranza era necessario ed irrinunciabile: è la conseguenza della progressiva perdita di fiducia nei confronti della gestione e del metodo del sindaco Lodispoto!
Inoltre, il bilancio è stato chiuso in attivo, quindi non c’è alcuna motivazione di natura finanziaria… Allora, qual è la reale motivazione? Il dubbio nasce soprattutto dal fatto che la questione è stata tenuta “sottaciuta”, nascosta ai cittadini ed al Consiglio comunale. Ricordo inoltre che la mia posizione a favore del mantenimento del presidio del Giudice di Pace di Trinitapoli era già stata chiaramente espressa nella precedente consiliatura dell’attuale sindaco. Forse anche per questo è stata omessa volutamente ogni comunicazione nei miei confronti, anche se a dicembre facevo parte della maggioranza?
La speranza è che questa scelta possa essere ancora ripensata ed affrontata con maggiore trasparenza, partecipazione e rispetto del ruolo del Consiglio comunale e dei cittadini che esso rappresenta, con lo stesso senso di responsabilità che ha dimostrato e sta dimostrando il sindaco di Trinitapoli e avvocato Francesco di Feo!
La politica ha un dovere: scegliere da che parte stare. Io so bene da che parte sto: dalla parte dei cittadini, della giustizia e della legalità!
Come diceva Giovanni Falcone: “La legalità è una condizione concreta di libertà”.
E come ricordava Piero Calamandrei: “La giustizia è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare”.
Avv. ELENA MUOIO (Consigliere comunale di Margherita di Savoia)