ANDRIA - Anche la provincia di Barletta-Andria-Trani si mobilita contro la revisione costituzionale dell’ordinamento giudiziario, promossa dal Governo su iniziativa del ministro della giustizia Carlo Nordio. È stato ufficialmente costituito ad Andria, presso la sede della CGIL BAT in via Guido Rossa, il comitato provinciale per il “NO” al referendum confermativo in programma il 22 e 23 marzo 2026, a seguito dell’approvazione parlamentare della legge costituzionale senza il raggiungimento della maggioranza qualificata dei due terzi.
L’iniziativa è promossa da un ampio fronte di organizzazioni sociali, civiche e culturali. All’incontro con la stampa sono intervenuti Michele Valente, segretario generale CGIL BAT, Antonello Rustico, presidente ANPI BAT, Nicola De Pasquale per ARCI Bari-BAT, Maria Rosaria De Leo, già docente di Diritto costituzionale all’Università di Bari, e Francesco Paolo Delvecchio per Libera BAT. A concludere i lavori sono stati due autorevoli magistrati: Lilli Arbore, presidente della sezione Lavoro del Tribunale di Trani e componente della Giunta esecutiva centrale dell’ANM, e Antonio Diella, presidente esecutivo del comitato nazionale per il “NO”. (Foto)
Nel corso dell’incontro è stato illustrato il contenuto della riforma costituzionale, che interviene direttamente sull’ordinamento giudiziario modificando disposizioni della Costituzione. Il testo prevede innanzitutto la separazione strutturale delle carriere tra magistrati giudicanti e magistrati requirenti: giudici e pubblici ministeri diventano appartenenti a due percorsi professionali distinti e non più comunicanti, superando l’attuale sistema che consente, seppur in misura limitata, il passaggio di funzione nel corso della carriera.
La riforma dispone inoltre lo sdoppiamento dell’attuale Consiglio Superiore della Magistratura in due organi di autogoverno distinti, uno competente per la magistratura giudicante e uno per la magistratura requirente. Per entrambi è prevista una nuova modalità di composizione, con l’introduzione del sorteggio per la selezione dei componenti togati, in luogo dell’elezione da parte dei magistrati, mentre la disciplina dettagliata dei componenti laici è rinviata a successive leggi attuative.
Un ulteriore elemento qualificante del testo è l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare, organo separato dai Consigli superiori, cui viene attribuita la competenza sui procedimenti disciplinari nei confronti di tutti i magistrati. Anche in questo caso, composizione, funzionamento e procedure sono demandati a normative di attuazione successive, ma la previsione costituzionale segna un cambiamento rilevante rispetto all’attuale assetto, nel quale la funzione disciplinare rientra nell’autogoverno della magistratura.
Secondo il fronte del “NO”, si tratta di una riforma che altera l’equilibrio tra i poteri dello Stato e indebolisce le garanzie di autonomia e indipendenza della magistratura previste dalla Costituzione. In particolare, è stato espresso un giudizio critico sull’istituzione di un organo disciplinare esterno al CSM e sul nuovo sistema di selezione dei componenti degli organi di autogoverno, ritenuti elementi che potrebbero esporre la funzione giudiziaria a condizionamenti esterni.
È stato inoltre sottolineato come la riforma non intervenga sui problemi strutturali della giustizia, a partire dalla durata dei procedimenti, dalla carenza di organico e dalla precarietà del personale amministrativo. In questo quadro è stato richiamato il tema dei circa 12.000 lavoratori a tempo determinato assunti con fondi del PNRR, il cui futuro resta incerto a partire dal prossimo mese di luglio, con possibili ricadute negative sull’efficienza degli uffici giudiziari.
Il comitato provinciale BAT ha annunciato l’avvio di una campagna di informazione diffusa sul territorio, con assemblee nei luoghi di lavoro e momenti pubblici di confronto rivolti a cittadini, lavoratori e pensionati, con l’obiettivo di favorire una partecipazione consapevole al voto referendario.
L’iniziativa della BAT si colloca all’interno di una più ampia mobilitazione nazionale, che ha già superato la soglia delle 500.000 firme necessarie per richiedere l’indizione del referendum confermativo sulla riforma costituzionale dell’ordinamento giudiziario, promossa con la legge Nordio. Come previsto dall’articolo 138 della Costituzione italiana, infatti, una legge di revisione costituzionale approvata senza il consenso dei due terzi dei componenti di ciascuna Camera può essere sottoposta a referendum popolare su richiesta di almeno cinquecentomila elettori, oppure di un quinto dei parlamentari o di cinque Consigli regionali.
La raccolta delle sottoscrizioni è attualmente in corso, in modalità sia cartacea che digitale, e resterà attiva fino al prossimo 30 gennaio. I cittadini possono aderire anche online, accedendo alla piattaforma ufficiale www.firmereferendum.giustizia.it con SPID o CIE.
In vista del voto di marzo, i promotori del “NO” sottolineano come la campagna referendaria rappresenti anche un’occasione per rafforzare, attraverso il coinvolgimento diretto dei cittadini, la consapevolezza sull’importanza dell’equilibrio tra i poteri dello Stato e dell’indipendenza della magistratura, principi fondamentali della Carta costituzionale.
Redazione CorriereOfanto.it (Foto: CGIL BAT)
