Giulio Beranek: «Le mie radici pugliesi mi hanno reso l’uomo che sono». Intervista esclusiva a CorriereOfanto.it

MARGHERITA DI SAVOIA - Un volto intenso, una carriera in costante ascesa e un legame profondo con le proprie origini. Giulio Beranek, protagonista della recente serie Rai Gerri, è stato ospite a Margherita di Savoia in occasione della festa patronale, dove ha ricevuto un prestigioso riconoscimento. Un sentito ringraziamento va al Comitato Feste Patronali, nella persona del presidente Giuseppe Napoletano, per aver reso possibile questa intervista esclusiva.

Giulio, lei è nato in una famiglia di giostrai. Dopo tanti ruoli e anni di lavoro, cosa porta ancora con sé delle sue radici?

«Tutto. La mia è stata una vita formativa dal punto di vista umano: ho viaggiato molto, conosciuto persone diverse, vissuto in contesti sempre nuovi. Questo mi ha reso libero, aperto, umano. È proprio il mio passato a determinare la persona che sono oggi.»

Prima di diventare attore, però, ha avuto un passato da sportivo.

«Sì, ho giocato a calcio fino al 2009, poi un infortunio mi ha costretto a fermarmi. Ho recuperato fisicamente, ma la passione era ormai scemata e ho deciso di voltare pagina.»

E così, un po’ per caso, è arrivata la recitazione.

«Esatto, è stato un incontro fortuito. Frequentavo l’ultimo anno del liceo classico a Taranto quando il regista Alessandro Di Robilant cercava il protagonista del film Marpiccolo. Una mia professoressa, Carmen Acquaro, propose il mio nome. Feci il provino e andò bene. Non avevo mai pensato di recitare, ma quell’occasione mi ha cambiato la vita: vinsi il premio come miglior esordio al Festival di Roma e, da allora, ho sempre lavorato.»

Tra tutti i ruoli interpretati, ce n’è uno a cui si sente particolarmente legato?

«In realtà sono legato a tutti. Alcuni per il divertimento, come Mico Farinella in Il cacciatore o Biondo in Christian. Altri per la profondità, come Claudio Russo in Doppio passo, un calciatore alle prese con il fallimento. Ogni personaggio ti attraversa, ti lascia qualcosa e si porta via una parte di te.»

Parliamo di Gerri, la sua ultima interpretazione per Rai Fiction. Come è nato il progetto?

«Nasce dai romanzi di Giorgia Lepore; poi Rai Fiction, Apulia Film Commission e Cattleya hanno creduto nella serie. Ho superato diversi provini per ottenere il ruolo. Gerri è un poliziesco dal respiro noir, vicino alla serialità nordica. Le riprese si sono svolte tra Trani, Barletta, Bisceglie e Margherita di Savoia, luoghi che conosco bene.»

Tornare a girare in Puglia dev’essere stato speciale.

«Un’emozione grande. Potessi, lavorerei sempre qui. Essendo figlio di giostrai, ho girato tutta la regione fin da piccolo. Mio nonno montava giostre a Margherita di Savoia già quarant’anni fa. Qui abbiamo anche un ricordo doloroso: una mia zia, che non ho mai conosciuto, morì lavorando alle giostre. Da bambino le saline mi incutevano timore - mi dicevano di non avvicinarmi troppo o mi avrebbero risucchiato (ride) - ma mi hanno regalato anche tramonti indimenticabili. Tornare dopo diciott’anni per girare Gerri, proprio nei luoghi dove avevamo le roulotte, è stato un tuffo al cuore.»

E questa sera, cosa si aspetta dalla premiazione?

«È un onore. Dedico il premio a mio nonno Giulio Monti: sicuramente la targa finirà nella sua carovana. Sarà una serata felice, un riconoscimento che mi gratifica profondamente.»

LUCIA DARGENIO

locandina gerri

Locandina della serie televisiva Gerri, a cura di Artwork.