La storia “umana” di Andy Díaz Hernández, dall’accoglienza in Italia al titolo europeo nel salto triplo

TRINITAPOLI - Andy Díaz Hernández, nato il 25 dicembre 1995 a L’Avana, in una serata fredda del 2021 sta tornando da Tokyo, dove ha partecipato con la delegazione cubana alle Olimpiadi senza però poter gareggiare a causa di un infortunio, e sceglie di “rischiare” venendo in Italia senza documenti e senza avere un posto dove dormire. Nei primi giorni la strada era la sua casa, il cielo il soffitto della sua stanza e l’attesa di un foglio che garantisse l’asilo politico l’unica speranza della sua vita.

Nei giorni seguenti si accende una “speranza”: prende il telefono ed invia un messaggio, su Instagram, al campione Fabrizio Donato che, come Pietro Mennea, ha partecipato a cinque Olimpiadi e che aveva conosciuto anni prima in alcune gare internazionali. Dopo la richiesta di aiuto inviata, successe una cosa che cambiò la vita del campione. Fabrizio, con sua moglie Patrizia Spuri, gli rispondono, gli aprono la porta di casa e lo accolgono come un “figlio”. Grazie a loro trova una famiglia e soprattutto l’Italia, che sentiva come sua patria prima ancora di avere la cittadinanza italiana, che arriva il 23 febbraio 2023.

Fabrizio diventa il suo tecnico e porta Andy ad indossare la maglia azzurra alle Olimpiadi di Parigi 2024, dove vince la medaglia di bronzo. Nel 2024 entra nel Gruppo sportivo militare delle Fiamme Gialle, poi arrivano i trionfi ai Mondiali indoor e nelle varie manifestazioni internazionali. Il suo impegno sportivo e la sua fatica, con tanto sudore, rappresentano il suo “riscatto” sociale.

Ho avuto la fortuna di conoscere il grande campione il 3 luglio 2026 a Barletta durante la XVI edizione del Certame Atletico. In quella occasione Andy stabilì la migliore prestazione mondiale dell’anno nel salto triplo con 17,72 metri. Nei pochi minuti di contatto ho percepito la grande umanità che emanava da ogni suo atteggiamento.

Ma veniamo alla gara svolta durante il Campionato Europeo di Atletica a Birmingham: la gara parte con il campione Pedro Pablo Pichardo con 17,76 metri e con un nullo di Díaz; al secondo turno arriva il salto della serata del campione italiano con 18,15 metri, nuovo record italiano e migliore prestazione mondiale dell’anno. Pichardo prova a rispondere con 17,50 al secondo salto e 16,99 al terzo. Poi la sua gara di fatto finisce: non effettua gli ultimi tre tentativi. Il 17,76 iniziale resta sufficiente per l’argento, a 39 centimetri da Díaz. Nella stessa gara un altro atleta italiano, Andrea Dallavalle, conquista la medaglia di bronzo con 17,37 metri.

Con 18,15 metri, Díaz diventa il quarto triplista della storia. Adesso è a soli 14 centimetri dal record mondiale stabilito 31 anni fa da Jonathan Edwards a Göteborg.

Il suo allenatore Fabrizio Donato, rivolgendosi a Díaz, ha detto: «Oggi sono molto sereno e sono fortunato e felice di guidare anche Andy. Credetemi, io alcune volte non riesco a credere a quello che è successo e a quello che la vita ci ha regalato, perché questo è veramente un dono della vita, farci incontrare. Questa storia continua ad andare avanti, continua a regalare emozioni, continua a sorprendermi, la vita ci sorprende sempre. Credetemi, sono fiero e orgoglioso di far parte della vita di Andy».

Adesso non ci resta che aspettare il record mondiale.

GIUSEPPE ACQUAFREDDA