Bullismo e cyberbullismo, il capitano Miulli ai ragazzi: «Online valgono le stesse regole della vita reale»

SAN FERDINANDO DI PUGLIA - «Se non lo dico in classe, non devo scriverlo o dirlo online» e «Se lo facessero a me, come mi sentirei?». Due regole semplici, da ricordare anche una volta spento lo smartphone. È il messaggio che il capitano Anna Miulli, psicologa del Nucleo di Psicologia del Comando Legione Carabinieri Puglia, ha voluto lasciare ai giovanissimi partecipanti all’ottava edizione del campo scuola “Anch’io sono la Protezione Civile”, organizzato dai VSF3 - Volontari San Ferdinando di Puglia.

Per cinque giorni, dall’8 al 12 agosto, ventuno ragazzi tra i 10 e i 14 anni hanno trasformato la struttura San Ruggero di Canne della Battaglia in una vera e propria palestra di prevenzione, sicurezza e cittadinanza attiva. Ad accompagnarli un gruppo di circa venti volontari, impegnati nell’organizzazione delle attività e nell’assistenza dei partecipanti durante l’intera permanenza. (Foto)

L’iniziativa rientra nel progetto nazionale promosso dal Dipartimento della Protezione Civile insieme alle Regioni e alle organizzazioni di volontariato. Nel 2026 sono oltre 350 i campi programmati in tutta Italia, con più di 9mila ragazze e ragazzi coinvolti. In Puglia ne sono stati autorizzati 13, tra cui quello organizzato dai volontari di San Ferdinando di Puglia nel territorio di Barletta. L’obiettivo è avvicinare le nuove generazioni al sistema di Protezione Civile e diffondere la cultura della prevenzione e della conoscenza dei rischi.

Teoria ed esperienza diretta hanno accompagnato l’intero percorso. I partecipanti si sono cimentati con primo soccorso, antincendio boschivo, orientamento, radiocomunicazioni, ricerca di persone disperse attraverso droni e unità cinofile ed esercitazioni sul campo, entrando in contatto con alcune delle attività che caratterizzano l’intervento dei volontari nelle situazioni di emergenza. Il programma ha previsto anche esercitazioni di orientamento notturno e una visita a Manfredonia al Museo Storico dei Pompieri e della Croce Rossa Italiana.

Accanto alla preparazione operativa, spazio anche ai temi della legalità, del bullismo e del cyberbullismo. Grazie alla collaborazione con l’Arma dei Carabinieri, i ragazzi hanno potuto confrontarsi con comportamenti e dinamiche che appartengono sempre più spesso alla loro quotidianità, tanto tra i banchi di scuola quanto dietro lo schermo di uno smartphone.

All’iniziativa hanno preso parte i Carabinieri della Stazione di San Ferdinando di Puglia, le unità cinofile del Reparto di Modugno, la Compagnia di Barletta e il capitano Anna Miulli. Proprio l’incontro con la psicologa dell’Arma ha rappresentato uno dei momenti più partecipati del campo. «Vederli così entusiasti di affrontare temi delicati come il bullismo e il cyberbullismo in un’età estremamente critica e importante è stato un privilegio - ha spiegato Miulli -. L’obiettivo è far sì che abbiano memorizzato quei piccoli atteggiamenti e quei campanelli d’allarme a cui fare attenzione e sappiano come muoversi laddove dovesse verificarsi un problema. L’Arma dei Carabinieri è da sempre attenta a queste tematiche».

Il confronto ha puntato soprattutto a fornire ai più giovani strumenti concreti per riconoscere una situazione di difficoltà, comprenderne la gravità e sapere a chi rivolgersi. «Ai ragazzi ho voluto lasciare due regole d’oro da ricordare sempre - ha aggiunto il capitano Miulli -: “Se non lo dico in classe, non devo scriverlo o dirlo online” e “Se lo facessero a me, come mi sentirei?”».

Un messaggio immediato, costruito attorno ad un principio semplice: ciò che accade online non è separato dalla vita reale e dietro ogni profilo, messaggio o commento c’è una persona.

Il campo di Canne della Battaglia si inserisce in un progetto che, in sedici anni, ha coinvolto in Italia oltre 100mila giovani, mettendoli direttamente a contatto con volontari, Forze di Polizia, Vigili del Fuoco, operatori sanitari e altre componenti del sistema di Protezione Civile.

Un’esperienza che ha unito così conoscenze operative e formazione civica, offrendo ai partecipanti l’occasione di misurarsi con il valore della solidarietà, del rispetto e dello spirito di squadra. Perché imparare a prendersi cura degli altri, del territorio e della propria comunità è anche il modo più concreto per comprendere il significato delle parole che danno il nome all’intero progetto: “Anch’io sono la Protezione Civile”.

LUCIA DARGENIO