TRINITAPOLI - Le biciclette elettriche, nate come mezzo ecologico e innovativo, stanno diventando a Trinitapoli un simbolo di anarchia urbana. Dalla mattina alla sera, le strade e le zone pedonali sono percorse da giovani - spesso minorenni - che sfrecciano incuranti delle regole, mettendo a rischio la propria vita e quella degli altri.
Non è raro vedere tre persone su una sola bici, attraversamenti con il semaforo rosso, corse in contromano o su marciapiedi affollati. Un comportamento che non può più essere tollerato.
È ora di agire.
L’azione che si intende intraprendere non è punitiva, ma educativa. Non possiamo più permettere che i minorenni si sentano autorizzati a fare tutto ciò che vogliono, alimentando un senso di impunità che rischia di sfociare in dinamiche di gruppo pericolose, se non addirittura in derive legate alla microcriminalità.
Il sequestro delle bici usate in modo scorretto è un atto di responsabilità.
Serve a lanciare un messaggio chiaro: la libertà di muoversi non può prescindere dal rispetto delle regole. Ogni giorno, decine di ragazzi mettono a repentaglio la propria sicurezza. È nostro dovere intervenire prima che sia troppo tardi. Perché, come qualcuno ha detto: “È meglio una bici sequestrata che piangere un morto in casa.”
Le istituzioni locali sono pronte a fare la loro parte. Ora serve anche il sostegno delle famiglie, delle scuole e dell’intera comunità.
PIETRO DE ANGELIS (Consigliere comunale)