Giovanni Lamanuzzi alla guida del Rotary Club Valle dell’Ofanto: un impegno tra solidarietà e valorizzazione culturale

SAN FERDINANDO DI PUGLIA - Suggellato dalla tradizionale cerimonia di consegna del martelletto, della campana e del collare svoltasi il 14 giugno scorso, dal primo luglio il dottor Giovanni Lamanuzzi ricopre l’incarico di presidente del Rotary Club Valle dell’Ofanto, che comprende i comuni di Margherita di Savoia, Trinitapoli e San Ferdinando di Puglia. Un ulteriore prestigioso riconoscimento per il dottor Lamanuzzi, medico ma anche scrittore di profonda sensibilità, con all’attivo una recente partecipazione al Salone Internazionale del Libro di Torino (leggi, ndr), oltre che impegnato nel sociale. Un profilo, personale e professionale, in perfetta linea con gli ideali del Rotary Club, l’associazione internazionale che opera incoraggiando il rispetto dei principi etici, la solidarietà, il servizio, l’amicizia e la pace.

Innanzitutto, congratulazioni per l’incarico. Cosa ci può dire a riguardo?

«Si tratta sicuramente di un incarico inaspettato che mi ha riempito di gioia: essere nominato da una Commissione del Rotary come presidente non può che fare piacere. Speriamo, insieme a tutto il Direttivo, di riuscire a organizzare un po’ di eventi concreti in grado di dare un input importante alla solidarietà e alla valorizzazione del territorio.»

Quali sono i primi obiettivi del suo mandato?

«Per la valorizzazione del territorio stiamo già pensando ad alcuni eventi, da concordare sia nelle modalità che nelle date, che riguarderanno le saline, note a livello internazionale trattandosi delle più grandi d’Europa; a San Ferdinando di Puglia, invece, pensiamo di valorizzare i prodotti e gli elementi naturali con manifestazioni e sagre; vorremmo anche organizzare una visita all’ultimo mulino ad acqua esistente in Italia, nei pressi di Bovino. Siamo convinti che i nostri piccoli borghi vadano conosciuti meglio e apprezzati, per non perdere la consuetudine alla bellezza e, perché no, per provare anche a dare loro una seconda vita.»

GAETANO DALOISO