Lettera aperta alla neo-sindaca Arianna Camporeale, a firma dei Parroci della Città

SAN FERDINANDO DI PUGLIA - Gentile Sindaca, ci piace rivolgerci a Lei usando il linguaggio di genere. I nomi femminili ministra, sindaca non dipendono dalla grammatica, che accetta sia il maschile tradizionale sia il femminile innovativo, ma dal fatto che le donne conquistano nuovi spazi in politica e nel mondo del lavoro. Finalmente nella storia del nostro paese una donna conquista lo spazio del governo della comunità cittadina.

Con questa lettera aperta intendiamo anzitutto porgere gli auguri - anche a nome delle comunità parrocchiali che serviamo - a Lei, alla costituenda Giunta e al Consiglio comunale eletti dai cittadini di San Ferdinando di Puglia nelle ultime elezioni amministrative. La comunità cittadina attende un netto segnale di innovazione finalizzato a creare le condizioni di una “rinascita” del nostro paese.

L’impresa è impegnativa e la si può portare avanti solo ad una condizione basilare: che Lei operi in trasparenza come la sindaca di tutti, coinvolgendo i cittadini nel governo del paese. Nel rispetto di questi principi - stabiliti peraltro dalle leggi - la rinascita potrà essere reale sia pure graduale e con l’impegno quotidiano di tutti.

Facciamo seguire a questo pensiero augurale alcune considerazioni che sottoponiamo alla sua attenzione e sensibilità per incamminarci verso un futuro vivibile, sostenibile e promettente per il nostro paese.

1. Al servizio della città da donna

Siamo certi che in quanto donna saprà portare una modalità femminile nel modo di interpretare e vivere la carica istituzionale alla quale è stata eletta.

Le donne, infatti, generalmente sono più empatiche, hanno una forte capacità di stringere relazioni e, quando bisogna affrontare un problema, cercano di vedere le sfaccettature in modi diversi. Le donne riescono a coglierne meglio le sfumature, utilizzano un approccio più umano e personale, adoperandosi per fare la cosa giusta nel miglior modo.

La presenza della donna in politica apporta quell’approccio del tutto personale, tipico del mondo femminile, prettamente programmatico. È noto che le donne sono molto concrete e determinate nel realizzare gli obiettivi che si prefiggono, e certamente meno avvezze degli uomini alla ricerca spasmodica di posizioni di potere, nonché all’utilizzazione di quest’ultimo al fine di gratificazioni meramente personali.

Riteniamo che tutto questo sia un valore aggiunto importante che permette di essere più vicine ai problemi dei cittadini, pone in una condizione di maggiore prossimità. Pertanto, si metta in ascolto di tutti stando per le strade, nei quartieri, nelle piazze.

Confidiamo che con la sua sensibilità contribuirà, mediante le opportune scelte amministrative, a migliorare il nostro paese. È stata chiamata a ricoprire un ruolo che richiede grande responsabilità. Questo la spingerà a dare il suo contributo massimo.

2. La città come cura e la cura della città

Abbiamo a cuore che ci si attivi in una ricerca di strategie che favoriscano il benessere cittadino, adeguate a promuovere la realizzazione di reti di mobilità, percorsi pedonali - soprattutto nel centro storico - e ciclabili che consentano un’adeguata fruizione del paese in sistemi di spazi accoglienti e vitali.

Il prendersi cura della città richiede una qualità degli spazi, per sostenere condizioni di benessere individuale e collettivo, per alimentare stili di vita salutari e sostenibili. Nella misura in cui ci si prende cura della città, la città diventa spazio di cura della comunità.

La tensione all’ideale del bene comune e l’impegno per la cura della comunità non sono un’utopia, ma sono l’impegno di mettere in primo piano il bene del paese, sapendo che il bene comune è più importante degli interessi legittimi delle persone, dei corpi sociali e delle casacche identitarie.

L’amicizia civica esprime questo primato del bene e richiede il senso della gratuità e l’esigenza di farsi carico, di prendersi cura. Sicuramente le competenze che le derivano dalla sua attività professionale e l’esperienza amministrativa maturata negli anni passati le consentiranno di promuovere con solerzia ed efficacia queste prospettive per il nostro paese.

3. Recuperare il senso di comunità

La cosa più importante per il futuro del nostro paese è quella di recuperare le relazioni umane e la collaborazione tra cittadini. Una città dove il concetto di comunità sia sentito e che indichi non solo condivisione di valori e di servizi pubblici, ma anche di concreta solidarietà tra cittadini.

Oggi più che mai la nostra comunità cittadina ha bisogno di grandi cambiamenti che devono interessare le periferie e il centro, i modi di abitare, di lavorare e di passare del tempo libero. La cultura e la bellezza salveranno il mondo e anche il nostro paese.

La ricerca della bellezza e dell’estetica nella storia era mirata a soddisfare il bisogno spirituale dell’uomo. Le cattedrali si costruivano al centro della città, in un contesto sociale e fisico, perché erano una necessità e un desiderio condiviso che finiva inevitabilmente per definire una identità tanto vera quanto bella, armoniosa, attraente e potente.

Oggi purtroppo non solo le megalopoli, ma anche i piccoli paesi come il nostro generano spazi marginali che diventano luoghi di trasgressione e di esclusione, i “non luoghi”. Producono costantemente periferie e marginalizzazioni umane. Periferie esistenziali che non sempre coincidono con quelle geografiche ma che spesso si trovano nei centri storici.

Di fronte a questa realtà, le istituzioni sovente rinunciano ad un controllo reale di questi spazi che diventano un mondo perduto, in cui si consumano drammi umani correlati a reti di micro-criminalità e a condotte trasgressive e distruttive endemiche.

Bisognerà riconnettere i cittadini e il contesto ambientale dentro il quale vivono con la consapevolezza di comprendere la propria storia e la propria identità. La cultura ci rivela chi siamo ed è generatrice di bene comune e di benessere.

Alla città, al paese, deve associarsi il concetto di comunità, che indica non solo condivisione di valori e di servizi pubblici, ma anche di concreta solidarietà e condivisione.

4. Rimettere le persone al centro

Cultura, bellezza, armonia e decoro urbano incidono sensibilmente sul benessere della persona umana. La consapevolezza della cittadinanza ci dà una speranza affidabile nella direzione del recupero di un umanesimo per restituire un paese sicuro, dentro cui possano svilupparsi in pienezza le relazioni umane.

La ricerca esasperata di una crescita economica che non tiene conto della persona umana in tutte le sue dimensioni a partire dalla lotta alle diseguaglianze e che fa a meno della necessità di ricostruire l’etica del bene comune in campo culturale, economico, politico, sociale, pone in crisi la tenuta stessa del tessuto sociale e distrugge irreversibilmente le differenze, il paese e l’identità dei singoli.

Al centro degli interessi della nuova Amministrazione non vi siano solo le opere pubbliche, ma innanzitutto le persone, creando una realtà per la quale la relazione con il prossimo è componente caratteristica del suo essere e del suo divenire.

È attraverso una rete di relazioni che l’uomo si fa uomo, che cresce come individuo e si rivela come tale. Si tratta della relazione che, sul piano orizzontale, va da quella familiare, nella quale si colloca la sua origine, a quella che, per cerchi e intrecci vari, tocca l’orizzonte dell’umanità e, sul piano verticale, quella con il mondo spirituale della trascendenza. È proprio questo processo di relazionalità che un governo sapiente e illuminato del paese deve mettere in luce, incamminandosi verso un paese sempre più a misura d’uomo.

5. Ritrovare il senso del bene comune

Attraverso la nuova consapevolezza dell’importanza del ritrovare il bene comune mettendo le persone al centro, la nostra comunità cittadina potrà essere liberata dall’egoismo, dalla schiavitù degli interessi particolari e dal culto della furbizia, e si potrà rispettare in maniera condivisa l’ambiente, tutelare la vita in ogni sua espressione, eliminare le ineguaglianze e le ingiustizie sociali.

Avvertiamo altresì il dovere morale, come pastori di questa comunità, farle notare che una certa ingegnosità votata all’egoismo e al tornaconto personale, una sagacia consacrata alla malizia e alla scaltrezza, destinata all’inganno e al raggiro dell’altro, hanno creato un clima di illegalità diffusa e pervasiva che sta facendo precipitare il nostro paese nella Geenna del malaffare, i cui miasmi ammorbano l’olfatto di cittadini assuefatti, soggiogati e conniventi al contempo.

Urge un sussulto di indignazione da parte di tutti.

6. Sogniamo!

Il nostro paese ha bisogno da tempo di un sussulto di nuova umanità, per costruire e ricostruire.  Mettiamoci tutti all’opera nella bottega delle relazioni, senza stancarci né scoraggiarci. Adoperiamoci a fabbricare mattoncini di tenerezza che aiutino le persone e il nostro paese a stare meglio.

Buon lavoro a Lei, Sindaca e alla sua Giunta e a tutto il Consiglio Comunale. Concorriamo tutti alla costruzione di un destino diverso per il nostro paese.

Vita da sogno per Lei e per il nostro paese. Sì, perché “l’essere umano è un genio quando sta sognando”, affermava il regista giapponese Akira Kurosawa. Auguri!

Solennità del SS. Corpo e Sangue di Cristo, 19 giugno 2022

I PARROCI DELLA CITTÀ