SAN FERDINANDO DI PUGLIA - Il mancato avvio del PIS, il servizio di Pronto Intervento Sociale, finisce al centro di un duro intervento di tre consiglieri comunali di opposizione, Antonio Mario Acquaviva, Biagio Musci e Angela Camporeale, che contestano la gestione del servizio da parte dell’Amministrazione comunale e chiedono le dimissioni dell’assessora alle Politiche Sociali, Cinzia Petrignano.
La presa di posizione arriva dopo la pubblicazione all’Albo Pretorio della determinazione dirigenziale n. 324 del 10 agosto 2026, richiamata dai consiglieri nella nota diffusa il 20 agosto scorso. Al centro della vicenda c’è l’avvio del Pronto Intervento Sociale, finanziato con i fondi del Piano Povertà e qualificato come Livello Essenziale delle Prestazioni Sociali (LEPS), che, secondo la ricostruzione dell’opposizione, non è mai entrato effettivamente in funzione, lasciando la comunità senza il servizio per oltre sei mesi.
Il percorso amministrativo aveva preso forma il 22 gennaio 2026, quando il Coordinamento istituzionale dell’Ambito Territoriale Sociale “Tavoliere Meridionale” aveva sottolineato l’importanza del PIS e la sua natura di LEPS, fornendo l’indirizzo di procedere da subito all’individuazione di un nuovo operatore economico, anche attraverso un affidamento diretto, per un costo presunto su base annua pari a 100mila euro.
Con la successiva determinazione gestionale n. 21 del 10 febbraio 2026, il servizio era stato affidato direttamente alla Cooperativa Sociale “Promozione Sociale e Solidarietà” Onlus di Trani, per un importo complessivo di 96.687,71 euro, IVA compresa. L’affidamento era intervenuto dopo la rinuncia della Martino Società Cooperativa Sociale, precedentemente individuata come soggetto partner nell’ambito della procedura di co-progettazione e co-gestione del Pronto Intervento Sociale.
È proprio sulla fase successiva all’affidamento che si concentrano le contestazioni dei tre consiglieri. Secondo Acquaviva, Musci e Camporeale, l’affidamento alla Cooperativa “Promozione Sociale e Solidarietà” sarebbe stato disposto senza preventive verifiche di fattibilità tecnica, logistica e organizzativa tali da consentire l’effettiva partenza del servizio.
Nella ricostruzione contenuta nella nota, uno dei principali problemi avrebbe riguardato la sede operativa. Nel progetto presentato, la cooperativa di Trani avrebbe indicato come propria sede l’immobile di via Cesare Battisti 26, che non sarebbe stato nella sua disponibilità e che corrispondeva alla sede originariamente proposta dalla Martino Società Cooperativa Sociale, poi rinunciataria.
Il 29 maggio 2026, prosegue la nota, l’operatore avrebbe comunicato l’indisponibilità dell’immobile, chiedendo all’Ambito Territoriale Sociale di individuare un’altra sede. Il successivo 1° giugno, l’Ufficio di Piano avrebbe risposto che spettava al soggetto privato disporre di strutture idonee e autorizzate per lo svolgimento delle attività. I consiglieri segnalano inoltre un errore nella proposta economica relativo all’applicazione dell’aliquota IVA del 10% anziché del 5%.
L’opposizione richiama poi la deliberazione di Giunta n. 66 del 13 maggio 2026, con la quale l’Amministrazione comunale guidata dal sindaco Michele Lamacchia aveva concesso in comodato d’uso gratuito alla cooperativa affidataria l’immobile comunale dell’ex sede Pro Loco di piazza della Costituzione. Acquaviva, Musci e Camporeale contestano duramente questa scelta, sostenendo che la concessione sia intervenuta per sopperire all’assenza di una sede nella disponibilità dell’operatore.
I tre consiglieri pongono inoltre l’accento sulla differenza di trattamento rispetto alla Martino Società Cooperativa Sociale, il precedente soggetto partner poi rinunciatario, alla quale, secondo quanto riportato nella nota, erano stati richiesti oneri logistici e di cofinanziamento autonomo per 60mila euro. Nonostante la successiva disponibilità gratuita dell’immobile comunale, sostengono i consiglieri, la cooperativa di Trani avrebbe continuato a non avviare il servizio, arrivando a chiederne la sospensione.
La vicenda sarebbe quindi arrivata al punto di rottura alla fine di luglio. Il 27 luglio 2026 il Comune ha intimato all’operatore l’avvio del PIS entro cinque giorni. Secondo la ricostruzione dell’opposizione, il mancato riscontro avrebbe portato l’Ente a dichiarare la decadenza dell’affidamento e a procedere al disimpegno dell’intera somma di 96.687,71 euro.
Per Acquaviva, Musci e Camporeale il mancato avvio assume particolare rilievo proprio perché il Pronto Intervento Sociale è qualificato come LEPS e destinato a fornire assistenza nelle situazioni di emergenza sociale. I consiglieri allargano inoltre la contestazione alla gestione complessiva delle risorse del settore, sostenendo che circa 1,5 milioni di euro destinati ai Servizi Sociali risulterebbero non spesi sin dalla precedente Amministrazione, nella quale Petrignano ricopriva già la stessa delega.
«Abbiamo perso tempo prezioso, abbiamo rinunciato a un cofinanziamento privato di 60.000 euro e, soprattutto, abbiamo lasciato senza un servizio essenziale (LEPS) le famiglie in emergenza sociale del nostro territorio», affermano i consiglieri nella nota, parlando di un «fallimento annunciato» e contestando le modalità con cui è stata gestita l’intera procedura.
La conclusione dell’intervento è una richiesta politica diretta all’assessora Cinzia Petrignano. «Di fronte a questo colossale disastro amministrativo, economico e sociale, le scuse non bastano più. Chi ha la responsabilità politica del Settore Servizi Sociali deve risponderne davanti alla cittadinanza. Chiediamo un atto di dignità e l’immediata presentazione delle dimissioni da parte dell’Assessora con delega ai Servizi Sociali. San Ferdinando di Puglia non può più tollerare che l’approssimazione di chi governa si traduca nella privazione dei diritti», concludono Antonio Mario Acquaviva, Biagio Musci e Angela Camporeale.
GIUSEPPE DALOISO