Canosa di Puglia, il “Terrizuolo” protagonista alla Fiera del Levante di Bari: la consigliera Sinesi racconta la rinascita di un antico vitigno

CANOSA DI PUGLIA - Da una memoria custodita dai cittadini a un patrimonio da recuperare e condividere. È il percorso del “Terrizuolo”, antico vitigno a bacca bianca del territorio canosino, al centro dell’intervento della consigliera comunale Antonia Sinesi alla Fiera del Levante di Bari, venerdì 25 settembre.

L’appuntamento ha proseguito la riflessione avviata il 22 settembre con l’intervento “La memoria che vive: gli anziani custodi dell’identità e della cultura”, spostando l’attenzione sul patrimonio vitivinicolo locale e sulla collaborazione che ha permesso di salvaguardarne una testimonianza a rischio di scomparsa.

Conosciuto nel dialetto canosino come “u Trezzùle”, il vitigno ha rappresentato il punto di partenza di un lavoro di recupero che ha coinvolto cittadini, Amministrazione comunale, scuola, imprese, tecnici e mondo della ricerca. Prima dell’avvio di questo percorso, ha ricordato Sinesi, a conservarne la memoria era soprattutto la denominazione dialettale. Il vino che se ne ricava si distingue per il colore giallo oro, le note fruttate e un piacevole retrogusto minerale.

«Nessuno, da solo, sarebbe arrivato fino a qui», ha sottolineato la consigliera, ripercorrendo il contributo dei diversi protagonisti. «Il cittadino ha avuto l’intuizione e ha acceso la prima scintilla. L’Amministrazione ha raccolto quella proposta e ha creato le condizioni per realizzarla. La scuola ha messo a disposizione competenze, spazi e soprattutto giovani. I tecnici e il mondo della ricerca hanno contribuito a studiare e valorizzare il vitigno».

Un impegno condiviso che, nelle parole di Sinesi, ha consentito al territorio di ritrovare una parte della propria storia. Il recupero del “Terrizuolo” assume così un valore che va oltre la conservazione delle piante: riguarda la trasmissione dei saperi, il rapporto tra generazioni e la possibilità di costruire nuove opportunità a partire dalle tradizioni locali.

«Questa esperienza dimostra che la collaborazione tra amministrazioni, cittadini, scuole, imprese e mondo della ricerca non è soltanto una dichiarazione di principio. Può diventare uno strumento concreto per tutelare il patrimonio, creare conoscenza e generare nuove opportunità», ha evidenziato la consigliera.

«Il “Terrizuolo” rinasce, quindi, non soltanto perché abbiamo salvato alcune piante. Rinasce perché abbiamo trasformato una memoria privata in un patrimonio collettivo», ha concluso Sinesi.

Redazione CorriereOfanto.it