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Finito il ruolo culturale dei partiti, il futuro avanza a furor di slogan, di “l’hadettolatelevisione” e di Facebook

TRINITAPOLI - I “luoghi” della politica non sono più le piazze, i comizi, i direttivi, gli attivi, i congressi e le assemblee aperte delle sezioni dei partiti dove si discuteva di cosa stava accadendo in paese, in Italia e nel mondo. Chi sapeva di più spiegava, leggeva il quotidiano e analizzava i fenomeni per chi era illetterato. Si apprendeva insieme e si facevano, un tempo soprattutto, tante domande, del tipo: perché le donne in agricoltura percepiscono la metà del salario? Perché i popoli scappano dalle loro nazioni rischiando di morire in mare? Perché è scoppiata la guerra in Vietnam? Perché c’è tanta povertà? Le risposte erano sempre piene di dati, di storia del passato, di consultazione di libri e di proposte per il futuro.

Ebbene, ora ci sono solo affermazioni apodittiche.

Sono frasi semplici che entrano in testa e riducono la capacità di ognuno di riflettere sulle vere cause delle ingiustizie sociali, delle crisi economiche e dei drammatici eventi mondiali.

Sono le parole magiche, ripetute a pappagallo, che inducono i poveri diavoli a sperare che basti eliminare il nemico di turno (ieri gli ebrei, oggi i migranti che provengono dalle guerre africane, i russi, i cinesi) per vivere finalmente felici e contenti.

C’è, in verità, ancora chi si esalta quando ricorda LUI e i tempi in cui “le biciclette potevano essere lasciate incustodite per strada senza rischiare alcun furto e i treni arrivavano in orario”, i tempi in cui chi non la pensava come LUI doveva semplicemente sparire. Pochi e rigorosamente brevi erano anche i “fondamentali” diffusi dal MinCulPop (Ministero della Cultura Popolare durante il fascismo) che, pur senza i social e la scuola pubblica, venivano memorizzati da tutti:

L’Italia? Una nazione rispettata in tutto il mondo.

Gli uomini? Non froci. Liberamente infedeli perché MASCHI.

Le donne? Angeli del focolare e non zoccole.

La famiglia? Soddisfatta anche per l’opera benefica delle “Case chiuse”.

I bambini? Tanti e con premio bebè.

I giovani? Eroi, in guerra per difendere la patria o nei campi, con la vanga, a lavorare tutto il giorno per il padrone.

I partiti? Uno, il P.N.F. Gli altri a morte.

Similmente gli slogan di oggi, a reti e cervelli unificati, non prevedono dati di nessun tipo. Solo commenti a senso unico. Velleitario far riferimento a statistiche e ad analisi storiche. Diventa un’impresa, anche rischiosa, contraddire quanto segue, soprattutto se si parla delle cause di alcune guerre:

“Gli immigrati, cari miei, sono l’origine di tutti i mali della società perché tolgono il lavoro agli italiani e accettano paghe da fame!”

“Tutti questi “palestrati” che arrivano sulle nostre coste dall’Africa nera devono rimanere a casa loro a lavorare.”

“Non vuole più lavorare nessuno perché preferiscono prendere il Reddito di Cittadinanza!”

“I milioni di poveri in Italia fingono di essere poveri per fregare il prossimo e l’Agenzia delle Entrate!”

“Bisogna mandare le armi così gli ucraini fanno crepare Putin!”

“Niente più “poltronifici”, niente più centinaia di parlamentari che mangiano a sbafo nella mensa della Camera”.

“L’Italia ha un debito pubblico pauroso che deve essere pagato da quelli che prendono il Reddito di Cittadinanza!”

Corrono, bocca a bocca, via Facebook e via Whatsapp, ogni mattina, le litanie dei novelli uomini e delle novelle donne della Provvidenza.

Sono parole autosufficienti, che rendono tutti felici e uguali davanti alla legge. Quale legge? Quella di homo homini lupus!

Sono queste le “analisi esaurienti” che hanno fonti di eccellenza:

“L’amico di mio cugino”, “il post su Facebook con un casino di like”, “quella tizia, come si chiama, bionda della televisione”, “quello che stava in piazza a gridare contro il governo”.

E tante altre simili fonti storiche di conprovata veridicità!?!?

Ahi serva Italia di dolore ostello! (Dante Alighieri)

ANTONIETTA D’INTRONO