Dal Consiglio comunale solo un generico documento di condanna: Margherita di Savoia resta sospesa tra incertezza e paura, in una sfida che è prima di tutto politica

MARGHERITA DI SAVOIA - Le fiamme che da fine luglio bruciano auto e fiducia collettiva continuano a segnare la città. Dal 24 luglio ad oggi, gli incendi di autovetture hanno scandito l’estate margheritana con una cadenza quasi “programmata”: dal primo rogo divampato dietro al Municipio, al massiccio incendio di Ferragosto, fino all’ultimo episodio nell’area di parcheggio di via Magg. Giuseppe Galliano - sotto gli sguardi attoniti di cittadini e turisti - lo scenario si è ripetuto con inquietante regolarità: vetture date alle fiamme in aree di sosta a pagamento, in piena estate e nei giorni di massimo afflusso.

Le versioni contrastanti del sindaco

Gli episodi, per modalità e tempistica, escludono la casualità. La pista dolosa appare plausibile e trova conferma nelle dichiarazioni del sindaco Bernardo Lodispoto, che però, in pochi giorni, ha fornito due letture differenti. Il 16 agosto, intervistato dal TGR Puglia (video), aveva sottolineato come lo sviluppo turistico della città negli ultimi anni potesse aver infastidito interessi criminali legati ad attività illegali, in primis lo spaccio di droga. Ieri, invece, ai microfoni di Antenna Sud e durante il consiglio comunale straordinario, ha parlato di un “denominatore comune legato ai parcheggi cittadini” (video). Due versioni che restituiscono l’immagine di un’amministrazione in difficoltà nel proporre una chiave di lettura chiara e coerente.

Un consiglio straordinario senza misure concrete

In questo clima di incertezza, la seduta straordinaria e monotematica del Consiglio comunale (video) si è conclusa con l’approvazione all’unanimità di un documento che condanna gli incendi, esprime vicinanza a cittadini e turisti, ribadisce la fiducia nello Stato e nelle forze dell’ordine, richiama all’unità della comunità (leggi). Un testo condivisibile nelle intenzioni, ma giudicato da molti insufficiente: non prevede misure straordinarie né un piano operativo, e si limita a trasmettere l’atto a Prefettura BAT, Questura, Carabinieri e Guardia di Finanza del territorio, senza indicare strategie concrete per affrontare l’emergenza.

Le voci esterne e l’occasione mancata

La dinamica della seduta ha alimentato ulteriori critiche. Oltre ad alcuni consiglieri comunali, sono intervenute figure esterne considerate vicine all’amministrazione: la consigliera regionale del M5S, Grazia Di Bari; il presidente del Sindacato Italiano Balneari (SIB), Antonio Capacchione, con toni più da comizio che da Assise comunale; e la presidente dell’associazione commercianti Paese Mio, Nunzia Distaso. Interventi che, nel complesso, hanno dato l’impressione di un copione già scritto. Gran parte della maggioranza è rimasta in silenzio, ad eccezione dell’assessora Elena Muoio, intervenuta in qualità di titolare delle deleghe a parcheggi e commercio con la consueta chiarezza espositiva, e del vicesindaco Salvatore Piazzolla, sempre presente nei momenti più delicati. Un episodio in particolare ha suscitato perplessità: la richiesta, avanzata con garbo da un cittadino in aula, di poter intervenire è stata respinta dal presidente del Consiglio comunale, che ha motivato la decisione con la necessità di riservare la parola agli esterni ai soli rappresentanti istituzionali o di categoria. Una scelta che, in una fase così delicata, è apparsa come un’occasione mancata di autentica partecipazione, proprio quando il confronto diretto con i cittadini avrebbe potuto offrire un segnale concreto di apertura e condivisione.

Pestillo chiede il Viminale, il sindaco frena

Non sono mancati momenti di tensione politica. Il consigliere di Fratelli d’Italia, Francesco Pestillo, ha proposto di trasmettere la documentazione anche al Ministero dell’Interno, ritenendo necessario alzare il livello di attenzione. La replica del sindaco è stata ferma: da un lato ha definito l’iniziativa potenzialmente offensiva nei confronti della Prefettura BAT e delle forze dell’ordine già impegnate; dall’altro ha precisato che l’eventuale interessamento del Viminale potrebbe semmai arrivare in una fase successiva. In realtà, il coinvolgimento del Ministero non significherebbe delegittimare le istituzioni locali, ma rafforzare l’attenzione su un territorio che vive un’emergenza di sicurezza con ricadute sociali ed economiche. È questo il nodo che ha animato il dibattito: qualcuno teme che un maggiore coinvolgimento del Viminale, se emergessero situazioni più gravi, possa persino aprire lo scenario estremo di un commissariamento dell’Ente.

L’allarme di Quarta: “Paura peggiore delle fiamme”

Tra gli interventi consiliari, il più articolato è stato quello del giovane consigliere del Gruppo misto, Vittorio Emanuele Quarta, che ha ripercorso i segnali già lanciati mesi fa: dall’incendio dell’archivio comunale nel novembre 2024, alle avvisaglie di un malessere sociale sottovalutato. “Le conseguenze più gravi - ha dichiarato il consigliere di minoranza - non sono le fiamme, ma il clima che si diffonde: la paura, il timore di parlare apertamente. Quando la comunità si rifugia nel silenzio, l’illegalità trova spazio e forza”. Quarta ha indicato la necessità di costituire il Comune parte civile contro chi sta generando questo disastro, e ha lanciato un appello a costruire comitati rappresentativi delle categorie sociali. “Chi colpisce uno di noi - ha concluso Quarta - colpisce tutti noi. Solo lavorando insieme possiamo difendere storia, economia e futuro del paese”.

La difesa istituzionale di Muoio

Di tono più istituzionale l’intervento dell’assessora Elena Muoio, che ha difeso l’operato dell’amministrazione e delle forze dell’ordine. Ha ricordato l’impegno nei tavoli per la sicurezza urbana, l’incremento delle telecamere di videosorveglianza e la presenza assidua di Carabinieri, Polizia e Guardia di Finanza: “Mai, nella storia di Margherita, c’è stata una presenza così forte. Talvolta il silenzio istituzionale è servito a non ostacolare le indagini in corso”. Per Muoio, il lavoro svolto dimostra che nessuna segnalazione è stata ignorata, e che l’unione tra istituzioni e cittadini rappresenta la risposta più importante contro la paura.

Fratelli d’Italia invoca misure forti

Intanto, la politica esterna al Consiglio non resta a guardare. La sezione locale di Fratelli d’Italia, con un comunicato diffuso poche ore prima della seduta consiliare (leggi), ha chiesto esplicitamente il supporto del Ministero dell’Interno, denunciando una “regia dolosa”, con tempistica quasi “militare”, dietro gli incendi e criticando il silenzio dell’amministrazione dopo i roghi di Ferragosto. Nel testo si invocano misure forti: videosorveglianza più efficace, presidio costante del territorio, illuminazione potenziata, fino al possibile coinvolgimento dell’Esercito.

Una città sospesa tra paura e incertezza

Il risultato, alla fine, è un quadro sospeso. Da un lato la comunità che invoca risposte concrete e rapide, dall’altro un Consiglio comunale che, pur nella condanna unanime, ha prodotto un atto percepito come generico. Nel mezzo, dichiarazioni istituzionali che cambiano registro e ipotesi investigative ancora tutte da confermare.

La vera sfida è politica

Resta il dato di fondo: Margherita di Savoia vive una fase critica in cui il rischio più grande non è solo la distruzione di beni materiali, ma la compromissione dell’immagine turistica e della fiducia collettiva. In questa cornice, spegnere le fiamme non basta: occorre evitare che il fuoco invisibile della paura continui ad ardere nella comunità. La sfida è politica, prima ancora che investigativa, e richiede lucidità, coraggio e trasparenza. Qualità che la città attende di vedere messe in campo senza esitazioni.

Redazione CorriereOfanto.it