Auto in fiamme davanti a famiglie e turisti: Margherita di Savoia fa i conti con un clima di paura

MARGHERITA DI SAVOIA - La notte di Ferragosto aveva già segnato un punto di non ritorno: sei auto distrutte in due distinti incendi, uno nel parcheggio adiacente a Palazzo di Città, e l’altro in via Traiano, nel quartiere Punto Pagliaio. Scene che avevano acceso i riflettori sulla città, lasciando dietro di sé non solo l’odore acre del fumo ma anche una scia di interrogativi. (Approfondimenti)

Nemmeno il tempo di metabolizzare quanto accaduto che, ieri sera, poco dopo le 21, la città è stata nuovamente scossa da un incendio. Questa volta in via Magg. Giuseppe Galliano, alle spalle della Parrocchia Maria Santissima Addolorata, ancora una volta in un’area di sosta pubblica a pagamento. I passanti - cittadini e turisti che in una domenica d’estate affollavano le strade del centro - si sono trovati improvvisamente spettatori attoniti di un incendio che ha richiamato alla memoria più Gotham City che non la consueta tranquillità di una località balneare. (Video - Video Antenna Sud)

Gli episodi più recenti si sommano ad una sequenza che inizia già a fine luglio. Il 24, due auto erano state incendiate in via Risorgimento, dietro al municipio, in un’area sensibile per la vicinanza agli uffici comunali. Pochi giorni dopo, nella notte tra il 29 e il 30 luglio, la città era stata nuovamente colpita: le fiamme avevano distrutto l’auto di un funzionario comunale, mentre a San Ferdinando di Puglia un rogo aveva devastato la vettura di un agente della polizia locale impegnato proprio a Margherita di Savoia. E ora, a distanza ravvicinata, i roghi di Ferragosto e quello di ieri sera.

Le modalità si ripetono con una costanza inquietante: incendi di autovetture appiccati a distanza di pochi giorni l’uno dall’altro, in luoghi centrali o strategici, quasi sempre all’interno di aree di sosta. Elementi che, nel loro insieme, rafforzano l’ipotesi di una matrice dolosa, anche se la conferma definitiva resta affidata alle indagini ancora in corso. Tuttavia, la sensazione diffusa è che la città si trovi dentro un copione già scritto, in cui chi colpisce non si limita a danneggiare beni privati, ma sembra voler trasmettere un messaggio preciso, alimentando paura e destabilizzazione.

L’ultimo incendio, avvenuto poco dopo le 21 in una serata di piena estate, ha rappresentato un ulteriore livello di gravità: non più un’azione relegata alle ore notturne e lontana dagli sguardi, ma un episodio consumato davanti agli occhi di famiglie e visitatori che affollavano le vie del centro. Pur senza danni a persone, l’impatto emotivo è stato inevitabile: un’intera comunità si è percepita improvvisamente vulnerabile.

Il rafforzamento dei controlli predisposto nei giorni scorsi non è bastato a fermare la mano che agisce nell’ombra. Anzi, i roghi si ripetono con puntualità sorprendente, quasi a voler dimostrare che nessun dispositivo di sorveglianza o pattugliamento sia sufficiente. Da Palazzo di Città, intanto, non è arrivata alcuna nota ufficiale dopo gli incendi di Ferragosto, un silenzio che pesa in una fase in cui la comunità attende risposte e rassicurazioni.

E qui le domande si fanno inevitabili. Siamo di fronte a semplici atti di vandalismo o a segnali di natura più profonda? Possono essere letti come tentativi di pressione sulla città e sulle sue istituzioni? E se davvero così fosse, perché questi episodi si ripetono con tale insistenza, quasi come una reazione a qualcosa rimasto in sospeso, più che come un singolo avvertimento? È presto per trarre conclusioni, ma la frequenza e la cadenza dei roghi rendono difficile considerarli mere coincidenze. Saranno le indagini in corso a chiarire cause e responsabilità.

Intanto, dai cittadini emergono richieste sempre più pressanti: non solo un rafforzamento delle misure di sicurezza già in atto, ma anche un salto di livello sul piano politico e istituzionale. Si invoca la convocazione di un consiglio comunale straordinario e monotematico, capace di fare chiarezza e indicare una linea d’azione condivisa. Accanto a questo, vengono rilanciate proposte concrete come l’estensione della videosorveglianza, il potenziamento dell’illuminazione nei punti più esposti e una presenza costante nelle aree di sosta. Alcuni arrivano ad ipotizzare una richiesta al Prefetto per il supporto dell’Esercito, con l’obiettivo di presidiare il territorio nelle ore più delicate.

Margherita di Savoia, in piena stagione turistica, si ritrova dunque a convivere con un duplice rischio: da un lato i danni materiali, che pure sono significativi; dall’altro, e forse più grave, l’impatto sull’immagine e sulla percezione di sicurezza di cittadini e visitatori. Spegnere le fiamme non basta: occorre evitare che si alimenti un fuoco invisibile, quello della paura, che rischia di bruciare a lungo nella fiducia collettiva se non si interverrà con chiarezza, decisione e trasparenza.

Redazione CorriereOfanto.it