Don Mimmo Marrone ai futuri amministratori di San Ferdinando di Puglia: “Liberateci dall’incubo di questa energia oscura del malaffare”

SAN FERDINANDO DI PUGLIA - Il 12 giugno 2022 a San Ferdinando di Puglia si vota per eleggere il sindaco e il consiglio comunale. In questo particolare momento della vita cittadina, in cui gli elettori sono chiamati a discernere chi dovrebbe guidare il paese, il parroco della chiesa madre, Mons. Domenico Marrone, ha tenuto un discorso alla città.

«Sono convinto - ha esordito - che la singolare circostanza della presenza di tre donne candidate a sindaco, possa elevare il tono e lo stile della comunicazione politica. Più donne in politica cambiano il linguaggio. Sono certo che produrranno nella comunicazione politica un affinamento dell’uso linguistico laddove questo risulta irrispettoso dell’identità di genere per evitare che il loro ruolo e, soprattutto, le loro identità, vengano oscurate sotto il tradizionale ombrello androcentrico».

«Abbiamo bisogno - aggiunge don Mimmo - di politici dotati di caratura morale, capaci di controllare il proprio orgoglio e di affrontare con umiltà i veri problemi dei cittadini, al di sopra di alchimie di parte, avendo come obiettivo privilegiato una particolare attenzione alle classi più deboli e al futuro dei giovani. La comunità non ha bisogno di impostori, di forbiti affabulatori e furbi calcolatori elettorali, ma di capitani coraggiosi con alcune idee chiare».

«Si tratta, da parte di noi cittadini - spiega il parroco - di tenere in costante stato d’allerta gli amministratori. Essere sentinelle vigili nel denunciare gli abusi di potere, indurre le amministrazioni a cambiare le rispettive agende, talvolta perfino condannare alla riprovazione generale. È la modalità idonea che permette a noi cittadini la denuncia delle ipocrisie, la messa in discussione dei politici incoerenti, bugiardi e corrotti e di tenere sotto osservazione le decisioni degli amministratori. Occorre una “democrazia monitorante” da parte di cittadini dotati di senso civico, pronti a contrastare ogni abuso di potere. Nel nostro paese - denuncia don Mimmo - circola un’energia oscura, generata dal malaffare che si insinua dappertutto. A fronte del propagarsi di una nauseabonda assuefazione e codarda complicità, urge un rinnovamento spirituale e morale che sfidi la cupezza torva, fosca e losca che come invincibile virus ammorba da lungo tempo il nostro “ridente paese”. Anche qui da noi la pandemia sta producendo una variante con una mutazione genetica del virus endemico di questo paese. Il virus mafiofondista, pur non perdendo “la sua primigenia carica virale, si sta mutando in virus mafio-immobiliarista, con un incremento della velocità di propagazione».

E aggiunge: «Usurai e prestanome, con l’accesso alle aste giudiziarie, portano a casa bottini immediati e facili, a danno di quanti hanno visto andare in malora i loro beni perché impossibilitati a onorare i debiti con le banche. Urge cominciare a immaginare e a costruire un altro modello di paese, che scacci questi demoni portatori di un potere incontrollabile e arbitrario».

Poi l’appello: «Mi rivolgo a coloro che saranno eletti per prendere in mano le sorti di questo paese: liberateci dall’incubo di questa energia oscura del malaffare. Dio non voglia che qualche amministratore rimanga avviluppato nelle spire dei demoni malefici. Vigilate perché le organizzazioni mafiose non intercettino il denaro del pacchetto di investimenti previsti dal PNRR. Questi soldi non possono finire in mani lorde. Potrebbe rivelarsi un’opportunità quanto mai ghiotta in cui sciacalli mai satolli, sotto mentite spoglie, si occultano e si insinuano nell’economia legale e in attività professionali differenti. I fondi - ammonisce don Mimmo - devono arrivare ed essere spesi per l’interesse del territorio e dei cittadini più disagiati. Dovrebbero servire innanzitutto per ridurre in modo efficace le diseguaglianze di reddito e di accesso a servizi di assistenza sociale e sanitaria. L’equità sociale, in questo momento storico così difficile, non va sottovalutata».

Ai futuri amministratori il parroco suggerisce, altresì, l’istituzione dell’assessorato alla Bellezza Urbana “per sconfiggere l’immagine triste, tetra e disadorna che da tempo offre il nostro paese per renderlo gradevole per chi ci vive e accogliente per visitatori e turisti. E poi la promozione dell’Osservatorio permanente della legalità, contro le ingiustizie sociali, a tutela dei diritti fondamentali di cittadini, delle parti socialmente deboli e delle vittime di discriminazioni e abusi, mirante al contrasto e alla prevenzione dei fenomeni criminali di stampo mafioso, elaborando progetti di educazione e di comunicazione per la prevenzione e la sensibilizzazione al tema della legalità; infine, nella ricerca e studio di “buone pratiche” nella promozione della legalità. Insomma - è la conclusione di don Mimmo -, bisogna far emergere il meglio dell’anima di questa nostra terra. E cita Papa Francesco: “Ogni uomo e ogni donna che assume responsabilità di governo, deve porsi queste due domande: io amo il mio popolo per servirlo al meglio? E sono umile da sentire le opinioni degli altri per scegliere la migliore strada? Se costoro - sottolinea il Pontefice - non si fanno queste domande, il loro governo non sarà buono”.

GAETANO SAMELE