Canosa di Puglia, Malcangio: «Abbiamo aperto la città al mondo». Il sindaco traccia un bilancio dell’azione amministrativa

CANOSA DI PUGLIA - A quasi quattro anni dalle elezioni comunali del 2022, che hanno portato il dott. Vito Malcangio alla guida di Canosa di Puglia, il sindaco traccia un bilancio dell’attività amministrativa e guarda alle prospettive dell’ultima fase di mandato. Nell’intervista al Corriere dell’Ofanto il primo cittadino affronta alcuni dei principali temi che interessano la comunità: dalla programmazione urbanistica alla valorizzazione del patrimonio archeologico, dai rapporti istituzionali con Regione e Provincia alle sfide legate allo sviluppo economico e alla tutela ambientale. Uno sguardo sul lavoro svolto finora e sulle priorità che l’amministrazione intende portare avanti per il futuro della città.

Sindaco, a quasi quattro anni dall’elezione del 2022 e con il mandato ormai nella fase avanzata, quale ritiene sia il risultato più significativo raggiunto dalla sua amministrazione e quale, invece, il tema su cui sente che resta ancora molto da fare?

«Mi sento soddisfatto perché la motivazione che mi ha spinto a candidarmi era quella di aprire la città al mondo, senza pregiudizi, e credo che questo obiettivo sia stato raggiunto. Oggi professori, archeologi e tante persone che vogliono fare del bene alla città sono tornate a Canosa di Puglia. In passato sembrava esserci quasi un muro che impediva il passaggio di idee e di energie positive. Oggi invece vediamo una partecipazione sempre più ampia da parte di associazioni sportive, culturali e di volontariato che contribuiscono alla crescita della comunità.

Un risultato importante è stato anche il Premio “Riccardo Francovich” ottenuto da Canosa di Puglia (leggi, ndr): una soddisfazione che appartiene a tutta la città, perché dimostra che siamo stati capaci di riconoscere e valorizzare il nostro patrimonio. Per troppo tempo siamo stati considerati una realtà difficile, mentre oggi stiamo iniziando a prendere consapevolezza delle nostre potenzialità.

Abbiamo lavorato su molti fronti, dalle politiche sociali alla gestione del canile comunale, senza limitarci ad interventi urbanistici o estetici. Il rammarico, forse, è quello di non essere riusciti ad avviare pienamente un vero cambio generazionale. Cinque anni sembrano tanti, ma in realtà sono pochi per incidere fino in fondo. Anche comprendere a fondo la macchina amministrativa richiede tempo. Credo però che chi passa oggi da Canosa di Puglia possa notare una differenza».

In questi anni Canosa di Puglia ha affrontato diverse sfide amministrative, tra opere pubbliche, programmazione urbana e servizi. Qual è oggi la priorità assoluta per la città?

«In quest’ultimo anno ho chiesto che prendano forma concreta le nostre azioni urbanistiche. Sono progetti studiati con attenzione e vogliamo che diventino realtà.

Avremo il museo nazionale e intendiamo valorizzarlo anche attraverso la realizzazione della piazza antistante, uno spazio pensato per accogliere studenti, archeologi e turisti e per collegare il museo al centro storico, che sarà oggetto di interventi di riqualificazione.

C’è poi un progetto molto ambizioso: la creazione di un grande polmone verde per la città nell’area compresa tra via Corsica, il castello e via Balilla, all’ingresso da Barletta. Sarà uno spazio ricco di alberi e verde urbano, pensato come luogo di incontro e di qualità urbana. È un’idea nata dal nostro dirigente e subito condivisa dalla maggioranza».

Più in generale, il tema dei collegamenti resta strategico per Canosa di Puglia, sia verso il nord della provincia sia verso l’area dell’Ofanto. Quali interventi ritiene prioritari per migliorare la mobilità e l’accessibilità della città?

«Dire che noi sindaci possiamo risolvere da soli questo problema sarebbe poco realistico. Spesso prevalgono logiche campanilistiche e manca una visione complessiva del territorio.

Servirebbe una guida forte a livello provinciale, qualcuno capace di coordinare davvero i vari comuni e portarli verso un progetto condiviso. I sindaci, da soli, non hanno gli strumenti per farlo».

Molti interventi strategici dipendono dal rapporto tra Comune, Provincia BAT e Regione. Come giudica oggi il livello di collaborazione istituzionale su temi importanti per Canosa di Puglia?

«Con la Regione ho sempre avuto un ottimo rapporto, anche con amministrazioni di colore politico diverso. Quando presenti un progetto concreto e ben strutturato trovi interlocutori disponibili a sostenerlo.

Lo dimostra anche la recente cabina di regia creata dall’assessorato regionale all’Ambiente per affrontare la questione Tufarelle.

La Provincia, invece, vive una fase più complessa e questo inevitabilmente rallenta alcune dinamiche amministrative».

In un territorio che punta allo sviluppo economico ma chiede anche tutela ambientale, come si può trovare un equilibrio tra crescita produttiva e salvaguardia del territorio?

«Sono due fattori che devono convivere. Noi stiamo cercando di dimostrarlo con azioni concrete.

Il vicesindaco Fedele Lovino ha lavorato per due anni allo studio di un nuovo impianto industriale per la gestione dei rifiuti. Nel frattempo i cittadini stanno percependo un’inversione di rotta: la città è più pulita e questo contribuisce anche a ristabilire un rapporto di fiducia con l’amministrazione.

Le regole ambientali esistono e devono essere rispettate. Quando si realizza un progetto bisogna prevedere spazi verdi, alberi, aree dedicate ai bambini. Seguendo queste linee guida è possibile realizzare opere utili alla città senza compromettere l’equilibrio del territorio».

Canosa di Puglia possiede una forte vocazione agricola e vitivinicola. Quali strumenti può utilizzare un’amministrazione comunale per sostenere questo settore e favorire nuove opportunità occupazionali?

«Ho sempre detto con sincerità che l’amministrazione comunale può fare relativamente poco per l’agricoltura. Possiamo sostenere il settore, organizzare eventi e creare occasioni di visibilità, ma il vero cambiamento deve partire dagli agricoltori, che devono scegliere di investire e di diventare sempre più imprenditori.

Da parte nostra c’è la massima disponibilità a supportare chi vuole intraprendere questo percorso. Nella zona P2, ad esempio, si apriranno alcuni capannoni anche grazie alla disponibilità dell’amministrazione.

Abbiamo inoltre organizzato convegni per favorire la collaborazione tra gli operatori del settore e incentivare la nascita di cooperative.

Un segnale positivo è arrivato anche dalla fiera di settore: il primo anno partecipavano soltanto due aziende olearie, mentre quest’anno erano presenti tutte, segno che sta crescendo la volontà di collaborare».

Fare il sindaco oggi significa spesso mediare tra esigenze diverse ed affrontare problemi complessi. Che cosa ha imparato in questi anni di amministrazione della città?

«Ho imparato a mediare e ad essere meno irruento. Nel mio lavoro ho un carattere diverso, mentre qui devi ascoltare e confrontarti con tutti.

Essere sindaco significa assumersi molte responsabilità: ogni firma ha un peso e, soprattutto all’inizio, avevo anche il timore di sbagliare. In questi quattro anni ho avuto l’opportunità di conoscere più a fondo la mia città e di confrontarmi direttamente con i cittadini. È stata un’esperienza che mi ha permesso di maturare una visione più ampia della comunità e del mondo che la circonda».

LUCIA DARGENIO