CANOSA DI PUGLIA - Nella città ofantina si accende il confronto sull’acquisizione dell’ex Cinema Scorpion, immobile che l’Amministrazione guidata dal sindaco Vito Malcangio intende destinare a futuro museo dedicato a Lino Banfi (leggi). Al centro della discussione, il valore di stima pari a 1,2 milioni di euro e l’iter istruttorio che ha portato all’approvazione della delibera consiliare.
Il Comitato Canosa Bene Comune ha diffuso una lunga nota tecnica nella quale evidenzia criticità sulla perizia del 22 gennaio 2026, redatta dal dirigente del IV Settore. Secondo il Comitato, la metodologia estimativa non sarebbe sufficientemente trasparente: i valori al metro quadro applicati ai diversi livelli dell’edificio non risulterebbero esplicitamente ancorati ai parametri OMI e non terrebbero conto, attraverso adeguati coefficienti correttivi, dello stato di conservazione dell’immobile, definito “mediocre” e bisognoso di interventi radicali.
Ulteriori perplessità riguardano la consistenza reale del bene - con oltre 1.500 metri quadri accatastati come deposito - la presenza di impianti obsoleti, l’assenza di agibilità e la necessità di opere strutturali e impiantistiche. In contesti analoghi, osserva il Comitato, le prassi valutative portano a valori sensibilmente inferiori.
Da qui la richiesta formale al Consiglio comunale di sospendere temporaneamente il procedimento di acquisto in autotutela, di affidare una nuova stima a un soggetto terzo e indipendente - individuato nell’Agenzia delle Entrate - e di procedere solo dopo una verifica oggettiva del prezzo e una quantificazione puntuale dei costi di ristrutturazione. Sul tavolo anche la pretesa di chiarezza sulle fonti di finanziamento e sui bandi pubblici che il Comune intende intercettare per sostenere l’intero progetto.
Parallelamente, il Comitato è intervenuto nel dibattito pubblico avviato dai consiglieri di opposizione e dal neonato comitato promotore del referendum cittadino, che punta al ritiro della delibera. La posizione ribadita è netta: prima dei gazebo e delle firme servono dati completi, numeri verificabili e uno scenario economico-finanziario credibile. In assenza di queste condizioni, avverte Canosa Bene Comune, la consultazione rischia di trasformarsi in una contrapposizione emotiva, con il pericolo di vincolare politicamente la città ad un’operazione priva di adeguata istruttoria e potenzialmente esposta a profili di danno erariale.
Non sono mancati momenti di tensione durante l’assemblea, quando - riferisce il Comitato - un proprio rappresentante sarebbe stato interrotto mentre illustrava le ragioni tecniche delle contestazioni. Un episodio giudicato in contrasto con lo spirito di confronto democratico più volte richiamato.
A rafforzare la presa di posizione, una lettera indirizzata al sindaco Malcangio con la richiesta di un confronto pubblico aperto alla cittadinanza sulla delibera n. 3 del 26 gennaio 2026. Nel documento si sottolinea l’impatto dell’operazione sul bilancio comunale - 1,2 milioni per l’acquisto, oltre alle spese per rendere l’immobile agibile - e si sollecita, ancora una volta, il ritiro in autotutela dell’atto nelle more di un approfondimento istruttorio.
La linea del Comitato Canosa Bene Comune resta improntata alla prudenza amministrativa: pubblicazione integrale degli atti, business plan sui costi di ristrutturazione e gestione, valutazioni tecniche indipendenti e solo dopo, eventualmente, la parola ai cittadini. «Un referendum è uno strumento alto - è il messaggio del Comitato - ma funziona solo se poggia su basi informative solide. Prima la trasparenza, poi qualsiasi scelta».
Redazione CorriereOfanto.it