Approvazione del nuovo PUG, Di Benedetto: «Scelte urbanistiche illogiche, crescita residenziale spropositata e mancanza di visione sostenibile mettono a rischio il futuro della città»

MARGHERITA DI SAVOIA - «Con l’esame delle osservazioni al PUG (leggi delibera, ndr), ieri si è (quasi) concluso il procedimento di adozione del nuovo piano urbanistico che disciplinerà l’uso e la gestione del territorio comunale nei prossimi anni (leggi, ndr).

Con buona pace di chi invoca il principio della preminente tutela dell’interesse pubblico ed ha votato a favore del punto all’ordine del giorno del Consiglio comunale di ieri, si è consumato un ulteriore sfregio inferto alla città dall’amministrazione Lodispoto.

Il dimensionamento della residenza nella pianificazione urbanistica deve essere basato su una corretta definizione del fabbisogno abitativo e deve sostenere l’individuazione di soluzioni appropriate alle specifiche condizioni ambientali, territoriali e sociali, dando priorità al recupero degli edifici esistenti e al buon utilizzo delle aree già urbanizzate.

Ritengono i signori consiglieri, che hanno votato ripetutamente a favore dell’adozione del PUG, di aver agito nell’interesse della città?

Si sono resi conto degli effetti che le scelte operate avranno sul tessuto economico e sociale, soprattutto quando si prevedono - come nel caso del PUG - insediamenti residenziali per niente pertinenti alle specifiche condizioni locali e alle prospettive di sviluppo sostenibile?

Se il fabbisogno abitativo è connesso in generale a fattori di carattere fisiologico, dipendenti dall’andamento demografico e dalle trasformazioni del patrimonio edilizio, si sono resi conto i signori consiglieri che hanno avallato scelte illogiche ed irrazionali (o forse fin troppo razionali!!), deliberando un aumento spropositato delle aree destinate ad edilizia residenziale, senza tener conto della decrescita della popolazione e del numero delle famiglie oggi residenti?

Posso aver valutato male, ma è vero o no che sono previsti insediamenti residenziali per oltre un milione di metri cubi, ovvero per circa 300.000 metri quadrati, ossia per circa 3.000 nuovi appartamenti?

Ritengono i signori consiglieri che tale visione distorta sia compatibile con uno sviluppo sostenibile del territorio e con le necessità di una città che, puntando sul suo sviluppo turistico, ha disperato bisogno di aree verdi, di insediamenti ricettivi e non di appartamenti occupati solo nel periodo estivo da villeggianti che non creano ricchezza e vero sviluppo?

Per richiamare il titolo di un vecchio film di Troisi e Benigni, “non ci resta che piangere” e rassegnarsi ad un declino irreversibile della città, al quale non mi capiterà assistere per ragioni di età, ma che temo si possa verificare, mettendo a repentaglio il futuro delle giovani generazioni.

I settori trainanti dell’economia cittadina sono in crisi: la salina occupa solo un centinaio di dipendenti e l’attuale dirigenza non ha piani di sviluppo che prevedano iniziative dirette ad aprire nuovi scenari industriali o nuove attività volte a valorizzare l’intero territorio, così come avviene alle foci del Rodano, nelle saline francesi gestite dallo stesso gruppo che ha in concessione quelle margheritane; le Terme sono ridotte ad una gestione sempre più limitata delle attività termali e versano in uno stato preoccupante di manutenzione, che non prelude ad iniziative prossime di ripresa e sviluppo; l’agricoltura, a causa della parcellizzazione della proprietà degli arenili e della scarsa propensione associativa dei nostri arenaiuoli, finalizzata a realizzare strutture cooperative capaci di valorizzare l’eccellenza dei prodotti, stenta ad andare avanti; il turismo si regge sull’iniziativa di operatori virtuosi ed organizzati, che investono e lavorano però senza il sostegno di infrastrutture pubbliche adeguate e senza una programmazione turistica seria ed efficiente da parte del Comune.

La raccolta dei rifiuti solidi urbani, la cura del verde pubblico, la viabilità, il decoro urbano sono chimere, mentre prospera il disordine, la svendita del patrimonio pubblico a favore di privati, il clientelismo più diffuso e l’abuso nei confronti di chi non si piega al padrone.

Ma davvero si può credere alla buona fede dei nostri amministratori o, invece, prendere atto della loro incapacità di comprendere lo stato di degrado morale ed etico in cui versa la città? E se non si tratta di incapacità, ma di comportamenti attivi e consapevoli, cosa fare?

Svanita ogni speranza di ravvedimento degli attuali amministratori, non resta che operare con decisione, lealtà e coesione per mandare a casa questa compagine amministrativa e per tentare una disperata inversione di tendenza, capace di evitare lo sfascio definitivo, anche delle coscienze.

Sarò, ne sono consapevole, contestato e forse anche attenzionato per le mie scomode esternazioni, ma non defletterò dal mio doveroso impegno verso la città.

Essendomi liberato dai miei impegni para-istituzionali, dedicherò il mio tempo libero alla cura dell’interesse pubblico, invitando tutti i cittadini a riscoprire il proprio impegno civico e a non voltarsi dall’altra parte, perché è in gioco il futuro dei nostri figli e dei nostri nipoti.»

Avv. PIETRO DI BENEDETTO