LA PAROLA AGLI EX - Per Raffaele Vanni bisognerebbe ritornare alle scuole di formazione della classe politica

TRINITAPOLI - Raffaele Vanni è nato a Trinitapoli nel 1948. Primogenito di famiglia contadina, si sottrae alla sorte paterna laureandosi in Economia e Commercio all’Università di Bari nel 1974.

Nel 1966 conosce Angela Santa Sabina Triglione, “complice” nella sua vita, che sposa nel 1976 e gli dà quattro figli.

Dall’ottobre ’74 al gennaio 1976 adempie agli obblighi di leva, prima come Allievo Ufficiale di Complemento presso la Scuola di Fanteria a Cesano di Roma poi da Sottotenente presso il 3° Battaglione del 9° Reggimento Fanteria “Bari” a Trani.

Nell’ottobre 1976 inizia la sua lunga carriera lavorativa nel settore bancario, inizialmente nel servizio “estero e cambi” poi nei “crediti”, cominciando a fare “finanza alle imprese” con facoltà di firma e creditizie proprie, fino a raggiungere il più alto grado della carriera direttiva.

Con queste funzioni opera a sostegno delle più significative realtà imprenditoriali pugliesi, per alcuni periodi anche della Città di Trinitapoli, alle quali non fa mancare il necessario sostegno finanziario alla loro crescita.

Nella tua vita, scandita dagli orari del lavoro in banca, quando è scattata “l’ora” della Politica? Come commenteresti gli anni trascorsi nei banchi del consiglio comunale?

«Non ho mai avuto intenzione di fare politica. È stata solo una breve parentesi che mi ha consentito di comprendere meglio un ambito altrimenti incognito.

Nel 2001, due giorni prima della chiusura delle liste per le elezioni comunali, fui contattato da due esponenti della “Margherita” che m’indussero a parteciparvi.

Affrontai l’impegno con la stessa concretezza che caratterizzava il mio lavoro, risultando settimo eletto per preferenze.

Già fantasticavo sul contributo che avrei dovuto dare partecipando all’amministrazione della nostra comunità. La meritocrazia e il gioco di squadra sono stati sempre i criteri guida nell’ambito professionale. Ma mi accorsi ben presto che tutto era stato già deciso e che la mia candidatura mirava solo al consenso elettorale che avrei potuto procurare.

Mi ricordo che fu l’Avv. Arcangelo Sannicandro a convincermi a continuare quell’esperienza e a desistere dalle dimissioni immediate. Così, obbedendo al mio senso di responsabilità, mi ritrovai capogruppo di maggioranza e presidente della 1^ commissione.

Per un biennio è stata dura ricoprire questi incarichi. Chi pensa che la politica sia solo appannaggio e prestigio nell’esercizio dei ruoli si sbaglia. Fare politica richiede le più alte energie, capacità e preparazione, responsabilità e dedizione non comuni».

L’esperienza di consigliere comunale ha rafforzato o indebolito il tuo “credo” politico?

«Il mio “credo” politico esula da quella breve e unica esperienza, poiché basato su valori personali irrinunciabili. Purtroppo, l’incapacità dei partiti tradizionali di cogliere e farsi interpreti dei notevoli mutamenti sociali intervenuti da allora li ha fortemente privati di rappresentatività, innescando un processo di delegittimazione molto pericoloso per la tenuta democratica delle istituzioni.

Nella nostra comunità, anche chi per decenni ha militato in importanti partiti politici, arrivando a ricoprire in campo amministrativo ruoli di primo piano, oggi si affida a pseudo movimenti caratterizzati dall’immancabile presenza del “ducetto”, magari coi capelli bianchi, magari ancora assiso balbettante sui banchi dell’opposizione, che pretende di rappresentare le nuove generazioni invece di adoperarsi per un loro impegno diretto.

Bisognerebbe ritornare alle scuole di formazione della classe politica, far percorrere carriere attraverso le quali selezionare idealità e capacità atte a ricoprire gradualmente ruoli sempre più elevati attraverso la sperimentazione sul campo».

Dopo il tuo pensionamento hai iniziato a coltivare con maggiore intensità la tua passione per la storia. Puoi darci un’anticipazione delle tue ultime ricerche?

«La gratitudine verso chi ci ha generati e il desiderio di tenere vivo nel tempo il legame che unisce la nostra comunità mi ha indotto a costituire con gli amici il comitato cittadino “Storia e Memoria”, la cui finalità è quella di fare ricerca storica e preservarne memoria con pubblicazioni ed eventi culturali.

È prossimo alle stampe un primo volume sui trinitapolesi che hanno partecipato alle guerre del ventennio fascista. È il racconto del tributo che la generazione che ci ha preceduto ha dovuto pagare a caro prezzo per darci la libertà e la democrazia. Bisogna ricordarlo ai posteri, che dovranno essere vigili custodi di quei valori per non disperdere il sacrificio dei nostri padri».

Tutte le problematiche e le sofferenze connesse alla pandemia hanno relegato sogni e progetti di ognuno di noi in un angolino buio. Il dott. Raffaele Vanni pensa al futuro con ottimismo?

«Al di là di coloro direttamente colpiti, ai quali è rivolto tutto il mio pensiero, ritengo che se la pandemia c’indurrà a rinunziare al superfluo, al consumismo sfrenato, all’individualismo esasperato, se riusciremo a recuperare l’essenzialità, la parsimonia, l’altruismo, il rispetto reciproco, una civile convivenza caratterizzata dalla voglia dei giovani di istruirsi, intraprendere, competere nelle professioni e nei mestieri, nelle arti e nelle vocazioni, nella cultura e nella politica, ebbene, potremo anche dire che ha contribuito a ridare alla nostra comunità un profilo più umano».

ANTONIETTA D’INTRONO