Tributi locali, il nuovo regolamento divide: confronto aperto tra rigore fiscale ed equità sociale

SAN FERDINANDO DI PUGLIA - Lotta all’evasione fiscale o stretta punitiva sul commercio locale? È questo il nodo al centro del vivace dibattito scaturito dal nuovo regolamento comunale per il contrasto all’evasione dei tributi locali, proposto dall’Amministrazione Lamacchia e in fase di approvazione definitiva.

Il provvedimento introduce misure incisive, tra cui la possibilità di sospendere temporaneamente le attività economiche che risultino irregolari nei pagamenti verso il Comune. A far discutere sono soprattutto le soglie considerate troppo basse - in alcuni casi anche solo 100 euro - e i tempi ridotti per la regolarizzazione. Una previsione che ha suscitato forte preoccupazione tra commercianti, imprenditori e forze politiche di opposizione, che invocano una revisione del testo.

La posizione più articolata è arrivata da Fratelli d’Italia, che ha diffuso un documento critico evidenziando rischi e incongruenze. Il bersaglio principale è l’articolo 3, che - in combinato disposto con l’articolo 2 - consente la sospensione dell’attività fino a 90 giorni e, in casi estremi, la chiusura definitiva, anche in presenza di debiti di modesta entità. Il tutto senza alcuna valutazione proporzionale rispetto alla capacità economica dell’impresa.

«Il Comune dovrebbe prevedere strumenti di supporto per le aziende in difficoltà, evitando di comprometterne la sopravvivenza - scrivono il segretario cittadino Enrico Frisani e il consigliere comunale Aniello Masciulli -. È inaccettabile che un debito di poche centinaia di euro possa determinare la chiusura di un’attività».

Il partito propone, tra le misure alternative, l’innalzamento delle soglie minime, l’introduzione di criteri oggettivi come l’ISEE o indici di liquidità per valutare l’accesso alla rateizzazione, e una maggiore digitalizzazione delle procedure. Viene citato, in tal senso, il modello del Comune di Jesolo, che ha attivato un sistema telematico per il calcolo dell’IMU e un “cassetto fiscale” per semplificare il rapporto tra cittadini e pubblica amministrazione.

L’Amministrazione comunale difende con decisione il nuovo regolamento. In un post pubblicato sui canali istituzionali, il sindaco Michele Lamacchia ha sottolineato che la misura non è punitiva, ma rappresenta un passo necessario per ristabilire equità fiscale e garantire i servizi: «Chi non paga la TARI contribuisce al degrado della città. Se non si riscuotono le imposte, non si possono mantenere pulizia, illuminazione, assistenza. È ora di invertire la rotta».

Il primo cittadino ha richiamato il senso civico e l’equità tra contribuenti: «Le attività che non rispettano le regole danneggiano quelle che lo fanno. Se tutti paghiamo, potremo anche abbassare le tasse. Ma finché c’è chi evade e lavora in nero, il peso continuerà a gravare solo su chi è in regola».

Anche il gruppo consiliare Adesso San Ferdinando è intervenuto, chiedendo che l’applicazione del principio di legalità sia estesa a tutti i settori: «Regole sì, ma per tutti. Si controllino anche i parrucchieri abusivi, gli ambulanti senza licenza, gli artigiani che operano fuori da ogni tracciabilità. La legalità non può essere selettiva».

Nel confronto tra rigore e flessibilità, emerge un punto condiviso: la necessità di costruire una fiscalità locale equa, moderna e inclusiva. Perché le tasse siano accettate, devono essere percepite come giuste, non solo nella misura, ma anche nei tempi, nei modi, nei controlli. Senza fiducia, ogni norma rischia di diventare solo un’imposizione. Senza regole, però, nessun sistema può reggere.

Servono strumenti chiari, trasparenti e capaci di distinguere tra evasione dolosa e difficoltà oggettive. Solo così si può parlare davvero di giustizia fiscale. E solo così un Comune può crescere senza lasciare indietro nessuno.

Redazione CorriereOfanto.it