L’Oman di Peppino Beltotto, foto-viaggiatore e narratore dei suoi viaggi nel mondo

TRINITAPOLI - Giuseppe Beltotto, classe di ferro 1941, ha iniziato a girare il mondo con la sua inseparabile macchina fotografica nel 1983 e sino ad oggi ha visitato più di 70 nazioni totalizzando, tra aereo, treno e auto, la bellezza di 671.539 chilometri. Nel 2023 ha recuperato il suo “fermo biologico” in patria, imposto dal Covid, visitando la Norvegia, l’Irlanda, l’Egitto, il Nord Italia, la Cornovaglia, le Isole Azzorre e ha iniziato il nuovo anno cenando sotto una grande tenda nel deserto dell’Oman. Al suo rientro a Trinitapoli, l’ho incontrato in un bar per farmi raccontare, per filo e per segno, i particolari del “paese dell’Islam gentile”.

Il nostro è il consueto incontro che da anni, ad ogni suo ritorno, ripetiamo seduti intorno a una tazza di caffè fumante, tra le foto che ha scattato, i souvenir che ha portato agli amici e l’incanto di un racconto che è ormai diventato patrimonio comune. Noi viaggiamo e ci meravigliamo con lui di tutte le bellezze artistiche e naturali che vediamo attraverso i suoi occhi e le sue parole.

Giuseppe Beltotto è sicuramente un personaggio singolare che unisce alla passione per i viaggi anche il piacere di fotografare i luoghi che visita e soprattutto la gioia di raccontare e di condividere immagini, aneddoti, emozioni e scoperte, al punto da guadagnarsi sul campo, senza frequentare alcun master, il titolo di “photo-traveller & storyteller”. Gli ho rivolto alcune domande sul suo ultimo viaggio in Oman, dove ha scattato centinaia di foto particolarmente suggestive, punteggiate talvolta di poesia. (Fotogallery)

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Cosa ti ha colpito maggiormente dell’Oman, la nazione nella quale convivono l’incenso accanto al petrolio, i dromedari accanto ai SUV, le carovane di nomadi accanto ai lussuosi resort?

“L’Oman si trova nel sud-est della penisola Arabica e confina con gli Emirati Arabi Uniti a nord-ovest, con l’Arabia Sauditaa ovest e con lo Yemen a sud-ovest. Ha una storia molto interessante. Nel 1970 il sultano riformista Qaboos, educato in Inghilterra e morto qualche anno fa, destituì il padre con una rivoluzione che non sparse sangue e che si nutrì degli esempi e dei contributi culturali, commerciali e tecnici dell’Occidente. In pratica, da un clima medievale si passò al ‘Rinascimento omanita’ grazie alla capacità del sultano di ripensare il suo paese appoggiandosi a ufficiali inglesi, ingegneri tedeschi, medici svedesi, architetti ciprioti e archeologi italiani. In poco più di vent’anni, da una società senza giornali, senza radio, con una rete stradale asfaltata di pochi chilometri e da una capitale con tre scuole elementari maschili e un ospedale soltanto, si è passati a costruire uno stato moderno, capace di comunicare con il mondo, di aprirsi al turismo con una popolazione operosa e accogliente.

L’Oman non ha grattacieli. Gli edifici, anche quelli più moderni, sono tutti bassi. Una legge locale, infatti, stabilisce che nessuna costruzione può superare l’altezza del minareto di Muscat, la sua capitale. Lo stato, inoltre, assegna agli omaniti un terreno per costruirsi la propria abitazione.

Le scuole sono gratuite in Oman e se ne trova sempre almeno una persino nei paesi più piccoli. Il compianto sultano Qaboos bin Said ha infatti voluto farne un fiore all’occhiello: l’istruzione è stata pensata per tutti, uomini e donne, e resa gratuita. Il popolo omanita è molto istruito e la quasi totalità parla inglese.”

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Nel tuo grande zaino, che ti accompagna in tutti i tuoi viaggi, cosa hai portato a Trinitapoli da Muscat, dalla città di Sur e da ‘Wahiba Sands’, il deserto dell’Oman?

“Ho scoperto che l’Oman è la terra dell’incenso profumato, uno dei suoi tipici prodotti artigianali. Fu proprio il sultano, anni fa, a stabilire che venisse utilizzato per profumare persino le strade. In particolare, la variante più pregiata si ottiene dalla resina della pianta di Boswellia. I beduini sanno sapientemente raccoglierla e lavorarla; una volta cristallizzata, è pronta per cospargere di profumo gli ambienti. Pertanto, cari amici, vi inebrierò non solo di incenso ma vi farò assaggiare anche l’inebriante sapore dei dolcissimi datteri che vengono esportati in tutto il mondo. Inoltre, vi mostrerò tutte le foto che ho scattato di notte e di giorno non solo nelle città ma anche nei ‘wadi’, le gole tra le montagne colme di piscine naturali, nella riserva di tartarughe, nei paesi diroccati e nel deserto.”

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Ma dal deserto dell’Oman non ci hai portato neanche un po’ di sabbia?

“No, perché il deserto non è solo sabbia. È il patrimonio personale che si acquisisce per sempre guardando i tramonti e le stelle che brillano di una luce magica, uno scintillio che non vedremo mai nei nostri cieli offuscati dall’inquinamento luminoso. Ognuno dovrebbe trascorrere da solo una notte nel deserto per riflettere, con lo sguardo rivolto al cielo, sulla bellezza del creato e sulla grandezza del suo Creatore.”

ANTONIETTA D’INTRONO (Foto: Giuseppe Beltotto)

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