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Unione dei Comuni, Cristiano: «Scelta irresponsabile. Margherita non perda la propria identità»

MARGHERITA DI SAVOIA - «Il Sindaco di Trinitapoli, riprende a parlare di “Unione dei Comuni”, e lo fa dopo una recente riunione intercomunale e immediatamente dopo le elezioni amministrative del 11 giugno 2017, nel Suo messaggio di Auguri al neo eletto Sindaco del Comune di San Ferdinando di Puglia.

Oltre che da Cittadino di Margherita di Savoia, destinatario ultimo degli effetti delle dichiarazioni rese dal Sindaco di Trinitapoli e, pertanto, legittimato a intervenire sull’argomento, sorge anche il dovere di ridiscutere di una questione, riportandola anche pedissequamente, della quale, negli anni passati, si è molto argomentato, anche attraverso le pagine di Questo giornale.

La “Unione dei Comuni”, è quell’Organismo Sovracomunale (collocabile quindi tra la Provincia e il Comune), disciplinato dal decreto legislativo numero 267 del 18 agosto 2000, che ha recepito la Legge n. 265 del 3 agosto 1999, in virtù del quale ai Comuni è data la facoltà di associarsi (finanche a fondersi), per esercitare congiuntamente una pluralità di funzioni di loro competenza.

Ciò significa non solo che i singoli Comuni si uniscono e trasferiscono alla Unione funzioni e servizi, ma anche che il servizio o la funzione ad Essa trasferita viene sottratta alla diretta titolarità del Comune, che così si svuota.

Nel trasferire la funzione o servizio dal Comune in quella della Unione, Quest’ultima rimane destinataria di tutti gli introiti, e cioè di tutte le finanze, che derivano dalle tasse e tributi dovuti per i servizi trasferiti dai Comuni.

Certamente, di non poco conto è la differenza corrente tra la “Unione dei Comuni”, come sopra menzionata, e la possibilità che i Comuni hanno di stipulare tra Loro convenzioni, con la finalità di gestire servizi o di esercitare funzioni o sfruttare razionalmente il territorio, rimanendo autonomi e sovrani. Infatti, nelle ipotesi della convenzione tra Comuni, la titolarità del servizio o della funzione permane in capo al Comune convenzionato, mentre il Comune individuato come capofila esercita lo stesso servizio o funzione su delega degli altri, ad esempio: il Patto Territoriale per la Occupazione Nord Barese-Ofantino, costituente un vero esempio di gruppo sinergico, da cui però il Comune di Trinitapoli, ha unilateralmente receduto.

In verità, facendo prevalere quella campanilistica, la capacità sinergica del Comune di Trinitapoli viene meno anche nelle ipotesi della programmazione degli interventi delle infrastrutture sanitarie territoriali.

E, allora, senza spirito polemico, ma con animo sereno e obiettivo, il significato di “sinergia” usata nel Comune di Trinitapoli, prescinde dal “lavoro comune” e si colloca nella autentica cultura del tentativo di sopraffazione, attraverso lo sfruttamento della incapacità di reazione della Politica salinara.

E, non a caso la “Unione dei Comuni” costituita nel lontano anno 2002, per mancanza di una omogeneità politica, territoriale e culturale tra i Partecipanti, è stata dichiarata sciolta e, ancora oggi, trovasi in stato di liquidazione, procedura della quale, però, non si ha possibilità di conoscere la fase.

Mi permetto far ricordare che, a seguito della legiferazione sul “federalismo demaniale” il D.Lgs. numero 85 del 28 maggio 2010 ha recepito la Legge numero 42 del 5 maggio 2009, delega al Governo in materia di federalismo fiscale, in attuazione dell’art. 119 della Costituzione che consente di recuperare in favore dei Comuni patrimonio e finanza, con la Legge costituzionale del 20 aprile 2012, il Parlamento Italiano ha dettato norme per l’introduzione del principio del pareggio di bilancio nella Carta Costituzionale. Infatti, con l’articolo 2 della innanzi detta Legge, è stato statuito che: “All’art. 97 della Costituzione, al primo comma è premesso il seguente: Le pubbliche amministrazioni, in coerenza con l’ordinamento dell’Unione europea, assicurano l’equilibrio dei bilanci e la sostenibilità del debito pubblico”.

Con questa modifica della Carta Costituzionale, il Nostro legislatore ha voluto sottolineare che nel Nostro Paese prevale la cultura della autonomia locale, in manifesta antitesi con la ormai superata, minore e residuale cultura della gestione comune dei beni, mediante l’annullamento della autonomia locale.

Altra osservazione è determinata dal principio perché esista la sovranità popolare e, dunque, l’idea dell’autogoverno, e con esso il principio della rappresentanza, è necessario che esista un Paese dotato degli attributi della piena autonomia e del comando.

Non si riesce a intendere perché si continua a coltivare il desiderio o la volontà di far perdere la identità, storia e cultura al Nostro Paese, insistendo, a Mio parere, irresponsabilmente, per la partecipazione di Margherita di Savoia alla “Unione dei Comuni”.

La priorità, per Margherita di Savoia, non è quella di rimanere sopraffatta, ma rimane quella dell’esercizio di una autorevole, curata e responsabile azione politica diretta a recuperare le risorse e le fonti economiche del proprio territorio.»

Avv. COSIMO DAMIANO CRISTIANO

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