TRINITAPOLI - A distanza di alcuni mesi dalla sua approvazione, è tornata al centro del dibattito pubblico la delibera n. 15/2025 (leggi), con cui la giunta guidata dal sindaco Francesco di Feo ha disposto di avviare la procedura per il conferimento di un incarico legale volto a tutelare l’immagine dell’ente da condotte ritenute diffamatorie. L’atto, approvato il 24 gennaio e dichiarato immediatamente eseguibile, stabilisce di «adottare ogni più opportuna iniziativa» per difendere la dignità istituzionale e «inibire condotte pregiudizievoli», prevedendo - se necessario - diffide e azioni giudiziarie.
La questione è tornata alla ribalta negli ultimi giorni, quando l’ex parlamentare Arcangelo Sannicandro ha reso noto di aver ricevuto una diffida a seguito di dichiarazioni critiche rivolte all’amministrazione comunale in alcuni video pubblicati sulla pagina Facebook “Amici del Peperoncino Rosso”. È stato l’episodio che ha riacceso l’attenzione sulla delibera e sulle sue possibili applicazioni.
Giovedì 30 ottobre scorso, all’ombra dei lecci di viale Vittorio Veneto, si è così svolta una manifestazione pubblica promossa da Movimento 5 Stelle, Sinistra Italiana, Partito Democratico e dal gruppo consiliare Trinitapoli buona Politica, che nelle settimane precedenti avevano già sottoscritto un documento unitario contro ciò che è stato definito «dossieraggio politico». Un folto gruppo di cittadini e attivisti si è riunito per ribadire la centralità della libertà di critica e del pluralismo informativo. (Foto)
Sono intervenuti Franco Carulli e Michele Cirillo (Sinistra Italiana), Pasquale Lamacchia (Movimento 5 Stelle), Anna Maria Tarantino (capogruppo di Trinitapoli buona Politica) e lo stesso Sannicandro. Secondo i promotori dell’iniziativa, la delibera non rappresenterebbe uno strumento volto a tutelare l’ente da offese, ma un meccanismo preventivo idoneo ad esercitare pressione su chi esprime dissenso politico. In particolare, è stata segnalata la preoccupazione per la previsione di monitoraggio e trasmissione ad un legale dei contenuti critici rivolti all’amministrazione, dai commenti sui social ai comunicati delle opposizioni.
Durante l’incontro sono stati richiamati l’articolo 21 della Costituzione e il diritto dei cittadini ad esprimere opinioni senza timore di conseguenze. Un cartello sintetizzava lo spirito della serata: «Ci facciamo scudo del diritto di parola». Al termine, le forze politiche presenti hanno chiesto il ritiro della delibera, parlando di «distorsione della funzione istituzionale» e rivendicando una città in cui si possa «criticare senza timore».
Non si è fatta attendere la replica della maggioranza. Con una nota diffusa dal gruppo politico Fabbrica del Futuro, l’amministrazione ha respinto l’interpretazione dell’atto come strumento di intimidazione: «Nessuna delibera può “bavagliare” la libertà di espressione, tutelata dall’art. 21 della Costituzione», si legge. La maggioranza ha sottolineato che la misura «non introduce alcun nuovo strumento sanzionatorio», ma si limita a tutelare l’ente nei casi già previsti dal codice penale e dal codice civile, richiamando in particolare l’art. 595 c.p. sulla diffamazione aggravata a mezzo stampa o social network e l’art. 2043 c.c. sul risarcimento del danno.
Il comunicato richiama anche la giurisprudenza, ricordando come la Corte di cassazione abbia più volte affermato che i confini della critica politica sono ampi ma non illimitati: essa è lecita quando rispetta il canone della continenza espressiva e non si traduce in gratuiti attacchi personali. Per la maggioranza, «confondere il diritto di critica con il diritto di calunnia è un errore: quel diritto non esiste in nessun ordinamento democratico», aggiungendo che, «se qualcuno si sente intimidito dal semplice richiamo al rispetto della legge, forse dovrebbe chiedersi perché».
Il caso di Trinitapoli riporta così al centro il nodo - antico e sempre attuale - del bilanciamento tra la tutela dell’immagine pubblica e la libertà di critica, soprattutto quando questa si esprime nei luoghi oggi più esposti e immediati, come i social. Da una parte cittadini e opposizioni che temono una compressione degli spazi del dissenso; dall’altra un’amministrazione che rivendica la necessità di difendere l’ente da attacchi ritenuti ingiusti e potenzialmente lesivi.
È un confronto destinato a proseguire, dentro e fuori le sedi istituzionali, e che chiamerà tutti - maggioranza, opposizioni, cittadini e stampa - a misurarsi con il valore concreto della democrazia: un terreno in cui trasparenza, rispetto reciproco e uso responsabile della parola pubblica restano condizioni essenziali per un dibattito sano e per una comunità che voglia crescere, discutere e criticare senza rinunciare alla propria voce.
GIUSEPPE DALOISO