Il Consiglio dei Ministri proroga lo scioglimento del consiglio comunale di Trinitapoli per ulteriori sei mesi

TRINITAPOLI - Il Consiglio dei Ministri, riunitosi lo scorso 17 luglio, “in considerazione della necessità di completare l’opera di risanamento della amministrazione, ha deliberato la proroga, per la durata di sei mesi, dello scioglimento del consiglio comunale di Trinitapoli”.

Il consiglio comunale era stato sciolto a fine marzo 2022 per accertate forme di ingerenza della criminalità organizzata nella gestione dell’attività comunale. Tale fu l’esito del lavoro di una commissione di indagine inviata dalla Prefettura che svolse i suoi lavori presso gli uffici del Comune di Trinitapoli per sei mesi, dal 29 luglio 2021 alla fine di gennaio 2022. Il periodo dell’indagine preso in esame fu l’attività amministrativa dal 1 gennaio 2016 al 29 luglio 2021 e cioè il periodo del secondo mandato dell’amministrazione del sindaco Francesco di Feo e i 10 mesi della amministrazione del sindaco Emanuele Losapio (1 ottobre 2020 - 29 luglio 2021, data di insediamento della Commissione di indagine).

L’indagine, a fini istruttori, durò sei mesi, durante i quali furono analizzate delibere, determine, ordinanze, mandati di pagamento, frequentazioni, rapporti di familiarità, contratti, affidamenti di incarichi, informative, intercettazioni telefoniche, pronunce giudiziarie, risultato di investigazioni di polizia ed ogni altro elemento utile per accertare la sussistenza di elementi “concreti, univoci e rilevanti di collegamento con la criminalità organizzata di tipo mafioso”.

In particolare, gli ambiti di indagine oggetto di particolare approfondimento furono: gestione alloggi popolari, servizi di guardiania dei terreni comunali, servizi di vigilanza dei beni immobili e di portierato al varco della sede comunale, contributi e affidamenti in comodato gratuito di beni mobili ed immobili a soggetti colpiti da interdittiva antimafia, affidamento del servizio per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani.

Sulla base dei risultati della Commissione di indagine, su proposta del Ministero dell’Interno, il Consiglio dei Ministri, in data 31 marzo 2022, deliberò lo scioglimento del consiglio comunale e nominò una commissione straordinaria nelle persone di Giuseppina Ferri, Massimo Santoro, Salvatore Guerra, dando loro 18 mesi di tempo per risanare l’amministrazione, attualmente prorogati di ulteriori sei mesi.

Contro lo scioglimento proposero ricorso al Tribunale Amministrativo del Lazio l’ex sindaco Emanuele Losapio e i consiglieri comunali di maggioranza, ad eccezione di Roberto di Feo e Maria Grazia Iannella. A seguito dello scioglimento, la Prefettura ha chiesto alla Magistratura ordinaria che l’ex sindaco Losapio e gli ex consiglieri Iannella e di Feo vengano dichiarati incandidabili a tutte le cariche pubbliche elettive per i prossimi 10 anni. I giudizi allo stato sono pendenti, mentre il TAR Lazio ha già rigettato l’impugnazione dello scioglimento del consiglio comunale (sentenza n.04464/23, Reg. Ric. 08677/2022). Il giudice amministrativo ha motivato il rigetto ricalcando strettamente il contenuto della relazione della Commissione di indagine ignorando “le molteplici iniziative poste in essere dagli organi comunali per avversare le consorterie mafiose radicate nel territorio”. La sentenza continua ripercorrendo i diversi ambiti della indagine per affermare la condivisione da parte del giudice amministrativo degli elementi probanti del collegamento della amministrazione comunale con la criminalità organizzata. Accade nel 95% dei giudizi. La sentenza così conclude: “Si tratta di circostanze incontestate che evidenziano le irregolarità della gestione: orbene se è vero che tutti gli atti appena ricordati sono imputabili alla precedente giunta, va osservato come la descritta continuità nelle amministrazioni (si ribadisce che il Losapio era assessore al bilancio della giunta Di Feo) inevitabilmente evidenzia la perduranza del pericolo di condizionamenti (…). Appare evidente, quindi, come la situazione di diffusa illegalità nel comune di Trinitapoli non abbia visto una netta censura a seguito delle elezioni del 2020, confermandosi così la bontà dell’operato della amministrazione statale”.

Insomma, i fatti si sono svolti sotto l’amministrazione di Francesco di Feo ma paga soltanto Emanuele Losapio, vincitore delle elezioni nello stesso schieramento dell’ex primo cittadino. Inconsapevolezza invece riconosciuta al resto della giunta.

La sentenza suscita molti interrogativi e solleva grandi perplessità.

ANTONIETTA D’INTRONO (Foto: Giuseppe Beltotto)