TRINITAPOLI - La crisi idrica che da mesi sta mettendo in ginocchio l’agricoltura della Zona Ofantina è stata al centro dell’incontro svoltosi martedì 2 settembre presso la Casa di Ramsar, in località Castello. Sindaci, rappresentanti istituzionali e associazioni di categoria si sono riuniti per affrontare un’emergenza che rischia di compromettere la sopravvivenza stessa del comparto agricolo locale.
L’appuntamento, promosso dai Comuni di Margherita di Savoia, San Ferdinando di Puglia e Trinitapoli, ha visto la partecipazione del sindaco trinitapolese Francesco di Feo, dell’assessora alle Attività Produttive di San Ferdinando di Puglia, Daniela Rondinone, in rappresentanza del sindaco Michele Lamacchia, e della consigliera comunale di Margherita di Savoia, Margherita Leone, delegata dal sindaco Bernardo Lodispoto. Accanto a loro, il dott. Luciano Ciciretti, responsabile regionale per le Avversità Atmosferiche e lo Sviluppo Rurale, chiamato a illustrare le procedure per il riconoscimento dello stato di calamità naturale. Presenti anche il referente della Casa di Ramsar, Michele Quaranta, il coordinatore dell’Ufficio Agricoltura, Giacinto Capodivento, i consiglieri comunali Michele Ingianni e Gioacchino Cicinato, oltre ai rappresentanti di Coldiretti, del Consorzio della Cipolla Bianca IGP di Margherita di Savoia, della Cooperativa Casaltrinità con il presidente Antonio Gargano e a numerosi agricoltori.
Al centro del confronto la definizione delle aree colpite dalla siccità e la richiesta congiunta dello stato di calamità, già deliberata dai tre Comuni e trasmessa alla Regione Puglia (leggi). Ciciretti ha illustrato l’iter: sopralluoghi dei tecnici, raccolta della documentazione, trasmissione all’assessorato regionale e successivo invio al Ministero, che dovrà emanare il decreto. Solo allora gli agricoltori avranno 45 giorni di tempo per presentare domanda di ristoro attraverso i propri Comuni. Una procedura lunga, che tuttavia potrebbe essere affiancata da una via alternativa più rapida, quella assicurativa di AGRICAT, come evidenziato dallo stesso dirigente regionale.
Il sindaco Francesco di Feo ha richiamato alla concretezza: «Siamo qui per verificare sul campo i danni subiti dalle nostre colture. È un passaggio fondamentale per dare risposte agli agricoltori. Se il problema esiste - e sappiamo che esiste - è giusto che ci sia un riconoscimento e che il Ministero se ne faccia carico».
Sulla stessa linea Margherita Leone, che ha sottolineato i rischi per la Cipolla Bianca IGP: «Quella che viviamo è una crisi che mette in pericolo un simbolo del nostro territorio. Per questo abbiamo ritenuto necessario unirci agli altri Comuni, chiedendo il riconoscimento della calamità e un sostegno economico immediato per le aziende agricole».
Ancora più diretta l’assessora Rondinone: «I pescheti sono le colture più colpite. I danni stimati superano il 30%. Le difficoltà non si limitano a quest’anno ma si trascinano dal 2024, aggravandosi ulteriormente. Ci aspettiamo risposte tempestive dalla Regione e dal Ministero, con procedure accelerate».
Il dibattito si è poi spostato sulle cause strutturali. Il consigliere comunale trinitapolese Gioacchino Cicinato ha proposto un piano irriguo moderno e interventi sulla rete idrica, definendo «insostenibile» continuare con soluzioni tampone. Sulla stessa linea l’assessore Giovanni Landriscina, che ha denunciato le carenze del Consorzio per la Bonifica della Capitanata: «Le condutture sono in gran parte danneggiate e la manutenzione è insufficiente. È necessaria una maggiore responsabilità da parte dell’ente, perché così non si può andare avanti».
Dal mondo agricolo sono arrivate ulteriori preoccupazioni. Vincenzo Ciccolella (Agri Castello) ha richiamato l’attenzione sulla falda acquifera, sempre più salmastra e impoverita: «Il problema non è solo l’acqua che manca, ma anche quella che abbiamo a disposizione, che peggiora di anno in anno. Serve un monitoraggio continuo e un piano a lungo termine». Tommaso Parisi, portavoce di un comitato spontaneo di agricoltori, ha denunciato ritardi e inadempienze: «Noi abbiamo bisogno di risposte immediate. Ogni anno affrontiamo le stesse emergenze con le stesse difficoltà. Se non si prendono decisioni concrete, il comparto agricolo della nostra zona è destinato a morire».
L’incontro si è chiuso con l’impegno a fissare i sopralluoghi nei terreni più colpiti e a trasmettere le prime relazioni alla Regione. Già mercoledì 3 settembre, a Bari, è previsto un nuovo confronto con l’assessore regionale all’Agricoltura Donato Pentassuglia, per fare il punto e definire i passaggi operativi successivi.
Il messaggio emerso dalla Casa di Ramsar è chiaro: la Zona Ofantina non può più permettersi soluzioni provvisorie. Siccità e cambiamenti climatici non sono emergenze occasionali, ma problemi strutturali che richiedono unità, coraggio e una visione di lungo periodo. Solo con la sinergia tra istituzioni e mondo agricolo sarà possibile rilanciare un settore che rappresenta da sempre la spina dorsale dell’economia locale.
LUCIA DARGENIO