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CANZONHISTORY (Puntata 2): La crisi di governo

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MARGHERITA DI SAVOIA - 1968, un anno particolarmente emblematico. Formazioni sociali collettive ed eterogenee, rappresentate da lavoratori, studenti, intellettuali e gruppi etnici minoritari, deflagrano una potentissima carica di contestazione contro gli apparati dominanti e le loro annesse ideologie, inaugurando una turbolenta ed eversiva stagione di ribellione, tensioni civili e sociali, salutata dall’opinione pubblica in maniera divisiva, tra chi è concorde nell’intravedere un eccezionale periodo di crescita ai danni del conformismo e chi crede sia stato un momento catalizzatore di eventi tragici, conflittuali che ha minato la stabilità liberaldemocratica. (Approfondimenti)

Lontana da un clima incredibilmente burrascoso, nel settembre dello stesso anno, c’è un caschetto biondo chiuso nella sua stanza per sei giorni di fila, completamente assorta da una canzone di cui ormai non riesce più a farne a meno. Si chiama Caterina Caselli, ha solo 22 anni, ma possiede già un talento consolidato, il brano è frutto della dote creativa di Paolo Conte e Vito Pallavicini ed è un esempio dell’unicità del panorama musicale italiano: Insieme a te non ci sto più.

Testo struggente, che descrive un amore al capolinea, un sentimento perduto nell’assenza di tenerezza e comprensione, che genera irreversibile distanza verso un inesorabile addio.

A volte è questione di feeling, direbbero Mina e Cocciante, altre è incompatibilità personale, imbrigliata in Parole parole. Non si tratta solo ed esclusivamente di questioni amorose, ma accade anche in amicizia oppure in relazioni interpersonali, dove vien meno fiducia e stima reciproca, talvolta influenzate da clamore mediatico, rilevanza politica, i cui dissapori si ripercuotono anche negli umori della gente comune.

Son trascorsi dodici anni dal celeberrimo “CHE FAI, MI CACCI?”, quando in un clima di assoluta tensione emotiva, in diretta televisiva dall’Auditorium della Conciliazione, Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini esplodono in una lite fragorosa che segnerà un irreparabile scisma nel Popolo della Libertà.

Come poter dimenticare, inoltre, quella percezione di gelo e distacco, tra Letta e Renzi, nella tradizionale cerimonia del rito della campanella, che segna il passaggio di testimone tra il Premier uscente ed il successore, dopo l’infida rassicurazione dell’ex primo cittadino di Firenze: “Enrico stai sereno”. (Video

Ma arriviamo gradualmente ai giorni nostri, con l’affondo sferzante del professor Conte, ai danni del leader leghista Salvini, fresco di un indigesto mojito al Papeete, che dissolve il sodalizio giallo-verde nell’estate 2019. Ed ancora, in piena pandemia ricorre l’obbligo di fare nomi e cognomi, nella fattispecie Giorgia Meloni e nuovamente Matteo Salvini, screditati con fermezza a reti unificate, dall’avvocato di Volturara Appula, riguardo il MES. (Video)  

Vietato lavorare col “favore delle tenebre”, ma può capitare che risentimenti, intenti sfascisti, incomodanti retaggi ci mettano lo zampino e provochino una scissione eclatante ed inaspettata: il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio, sostenuto da una sessantina di parlamentari, abbandona il M5S e fonda alla Camera ed al Senato i gruppi di “Insieme per il futuro”, concludendo con un’insanabile rottura le quotidiane polemiche che da mesi opponevano Conte e Di Maio, riguardanti la politica estera, il ruolo dei grillini nel governo Draghi, lo scoglio del limite dei due mandati. (Video)

Ma questo cosa ha comportato? Dopo il casus belli del Decreto Aiuti, secondo il Premier Draghi la maggioranza di unità nazionale che sosteneva il governo, a questo punto non esiste più. Giorni cruciali, dove le dimissioni respinte da parte di Mattarella, alimentano imprevedibili capovolgimenti: riuscirà Draghi a riscuotere fiducia sia al Senato che alla Camera? Proseguirà con gli stessi ministri oppure ci sarà un rimpasto di governo? Si andrà alle urne?

Erano queste le domande più frequenti, ma il 21 luglio, alla luce dei soli 95 SI e 38 NO alla fiducia in Senato della sera precedente, il Premier presenta nuovamente le dimissioni, chiedendo di sospendere la seduta alla Camera dei Deputati per recarsi da Mattarella. (Leggi)

Le crisi di governo nella storia delle legislature italiane sono state molteplici, tristemente simboliche, purtroppo continuano a protrarsi nell’epoca attuale e sistematicamente si rivelano una resa al ridicolo, un abominevole martirio che rinvigorisce un senso di disgusto, frustrazione, sfiducia del cittadino nelle istituzioni, perennemente confuso e abbandonato allo sgomento delle contraddizioni di un Paese soggiogato dalla trappola di subdoli e meschini interessi, che ne ostacolano le reali potenzialità, dove è necessario prima “morire un po' per poter vivere”.

CIRO FUCCI (in collaborazione con CorriereOfanto.it e DIERS TV)