A San Ferdinando (e nel Tavoliere meridionale) siamo di fronte ad un passaggio epocale

SAN FERDINANDO DI PUGLIA - Non è esagerato affermare che le elezioni amministrative del 12 giugno a San Ferdinando di Puglia si annunciano come un fatto epocale nella storia politica della cittadina del Tavoliere meridionale per tre ragioni.

1. Cambio generazionale. Non solo perché dopo quasi mezzo secolo (dal 1977) buona parte dei candidati rappresentano la generazione di trentenni e quarantenni che non si sono mai cimentati con i problemi amministrativi della città. I più longevi sono rimasti Luigi Dipace (già consigliere nel 1983 e 3 volte Assessore); Giacomo Demichele (già candidato nel maggio 1988, anch’egli 3 volte Assessore) ed Andrea Patruno (candidato dal 1993 senza mai ricoprire incarichi amministrativi al Comune ma Consigliere provinciale prima a Foggia, 1994, poi nella BAT, 2012). Una nuova classe dirigente si affaccia quindi al governo cittadino e questo deve ritenersi un segnale positivo perché nuove energie e nuove visioni del futuro della Città sperimentano l’impegno pubblico. E sono del tutto fuori luogo, senza fra l’altro conoscere la storia amministrativa cittadina, le lamentele sull’eccessivo numero dei candidati: nel 1993, all’esordio della elezione diretta dei Sindaci, ci furono 4 liste, come oggi, ma i candidati erano 80; all’inizio degli anni ’70 (1971) le liste furono addirittura 8 e i candidati ben 202. Ma allora l’impegno pubblico era maggiormente sentito come appartenenza ad un Partito politico o ad un Progetto amministrativo. E non c’era la disaffezione per le istituzioni democratiche che si è registrata negli ultimi anni.

2. Cambio di genere. La candidatura di 3 donne alla carica di Sindaco e la grande possibilità di avere una Prima cittadina per la prima volta nella storia di San Ferdinando di Puglia rappresenta una assoluta novità della contesa elettorale. Ci sono 26 donne su 62 candidati, oltre la percentuale prevista per legge, a testimonianza del protagonismo femminile che sicuramente avrà una sua rappresentanza anche nel governo della Città.

3. Il civismo. Anche se le liste civiche sono il dato ordinario nelle elezioni “maggioritarie” dei Comuni sotto i 15.000 abitanti, l’aggregazione dei candidati in liste che travalicano le storie e le appartenenze politiche sono l’altra novità di queste elezioni. E siccome la diaspora riguarda sia il campo del centro-destra che il campo del centro-sinistra, la ragione sta nel declino del ruolo e della funzione dei partiti tradizionali che non riescono più ad organizzare il consenso attorno a scelte ideali ed a garantire un’autentica vita democratica al proprio interno, se non attraverso la presenza di leadeship molte volte autoreferenziali. Anche la lista “Progressisti e Democratici” che ha tentato di conservare una sua “purezza” identitaria non sfugge alla crisi dei partiti tradizionali. Il risvolto negativo del civismo sta nel fatto che non sempre chi si candida è attrezzato ad affrontare i problemi complessi dell’amministrazione pubblica, senza l’apprendistato politico. Ma qui sono i Partiti che si devono dare una mossa.

In ogni caso, siamo di fronte ad un passaggio fondamentale nella storia politico-amministrativa di San Ferdinando di Puglia che va affrontato con grande senso di responsabilità sia da parte di chi ha scelto di impegnarsi nel dare il suo contributo al miglioramento della vita sociale, e di questo va lodato, sia da parte dei cittadini che hanno la responsabilità di una scelta importante per il futuro della Città. E come è stato ben detto, la Città del futuro, che è una Città plurale e multiforme, non è solamente ambito di impegno del singolo, ma implica una responsabilità collettiva.

CARMINE GISSI