Emergenza idrica e caro carburante, Futuro Nazionale Margherita di Savoia raccoglie l’allarme degli agricoltori: «Produrre costa troppo»

MARGHERITA DI SAVOIA - Emergenza idrica e aumento dei costi del carburante tornano a preoccupare il comparto agricolo del bacino della sinistra Ofanto. A lanciare l’allarme è il Comitato 1378 Futuro Nazionale di Margherita di Savoia, che raccoglie le istanze degli operatori impegnati in un’area agricola di circa 40mila ettari compresa tra Candela e Zapponeta.

Dopo due anni segnati dalla siccità, le difficoltà legate all’approvvigionamento idrico continuerebbero infatti a pesare sulle aziende del territorio. In gioco ci sono produzioni di particolare rilievo per l’economia locale: dalla Cipolla bianca di Margherita Igp alle olive Bella di Cerignola, passando per vigneti, drupacee come la pesca di San Ferdinando di Puglia, carciofi e finocchi.

Una situazione che, secondo il comitato, finisce per coinvolgere un’intera filiera composta non soltanto dalle aziende agricole, ma anche da imprese di confezionamento e trasformazione, braccianti e operatori della logistica e del packaging.

«Siamo stanchi - denunciano gli operatori del settore - di perseguire nelle nostre attività lavorative. Sono almeno tre anni che lavoriamo solo per pagare le tasse. È diventato impossibile chiudere i bilanci in attivo».

Al centro delle preoccupazioni resta soprattutto la disponibilità di acqua per le irrigazioni. Il Comitato 1378 Futuro Nazionale di Margherita di Savoia sollecita un intervento a livello politico e istituzionale per affrontare una situazione definita ormai «insostenibile» e sostiene che, a differenza delle precedenti stagioni caratterizzate dalla scarsità della risorsa, quest’anno l’acqua sarebbe disponibile, ma verrebbe trattenuta in Basilicata. Una situazione che, secondo quanto denunciato nella nota, sarebbe in contrasto con gli accordi di solidarietà con la Regione Puglia.

Lo sblocco di una quantità compresa tra 2 e 5 milioni di metri cubi d’acqua, sostiene il comitato, consentirebbe di garantire le forniture irrigue per l’intero mese di settembre, offrendo maggiori prospettive alle aziende impegnate nelle coltivazioni.

Alle difficoltà sul fronte idrico si aggiunge poi il caro carburante. L’aumento del prezzo del gasolio, sottolineano gli agricoltori, si accompagna alla progressiva riduzione dei prezzi riconosciuti alle produzioni nei campi, comprimendo ulteriormente i margini delle aziende.

Da qui un nuovo grido d’allarme rivolto alle istituzioni: «In queste situazioni produrre ha un costo troppo elevato: meglio abbandonare!». Una prospettiva che, avverte Futuro Nazionale, rischierebbe di avere conseguenze non soltanto sulle singole imprese agricole, ma sull’intero sistema economico e occupazionale legato all’agricoltura del territorio ofantino.

Redazione CorriereOfanto.it