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Di Benedetto: “L’utilizzo privato di beni pubblici è diventata una regola a Margherita di Savoia”

MARGHERITA DI SAVOIA - «Il desolante panorama di sistematico ricorso all’utilizzo privato di beni pubblici è diventata una regola a Margherita di Savoia.

Non mi riferisco alla occupazione abusiva e selvaggia di suolo pubblico, soprattutto sul lungomare, con tavolini che invadono buona parte della sua superficie (pratica tollerabile, entro certi limiti, solo perché gli esercizi pubblici hanno subito periodi di inattività a causa della pandemia) o all’occupazione di strade da parte di esercenti abusivi e di imprese edili, ma alla concessione di spazi in favore di società private che installano manufatti pubblicitari in zone strategiche della città, in prossimità di svincoli ed incroci.

Occorre verificare se la collocazione di siffatti impianti è abusiva o se è avvenuta sulla scorta di una autorizzazione; se è abusiva, l’Amministrazione avrebbe dovuto ordinarne la rimozione a spese della impresa; se, invece, è autorizzata il responsabile dell’ufficio che l’ha rilasciata andrebbe denunciato alla Corte dei Conti per danno all’erario comunale. E sì, perché la collocazione di un impianto pubblicitario, nei comuni in cui si rispettano le regole, può essere rilasciata nel rispetto di un regolamento ed a seguito della indizione di una gara pubblica tra le imprese interessate, con la quale il Comune fissa un prezzo base per ogni impianto a carico della società affidataria.

Non si tratta di quisquiglie perché un impianto pubblicitario costa alle aziende commerciali che vogliano utilizzarlo centinaia di euro al mese che, nel caso di Margherita, restano interamente nelle tasche delle società che hanno collocato gli impianti (abusivi e non), con buona pace degli interessi del Comune che, se è stato accorto, riscuote a mala pena il canone per la pubblicità. Insomma, un affare per le imprese ed un danno grave per il Comune, per effetto nelle mancate entrate e dell’inquinamento pubblicitario che invade il territorio.

Un regolamento però c’è. Quello adottato dalla Giunta comunale con verbale n. 145 del 19 dicembre 2018 che riguarda “l’adozione di aiuole e spazi di verde pubblico”. Peccato che venga violato e non tanto per la costruzione di stele, ma per la collocazione di impianti pubblicitari la cui superfice complessiva è addirittura superiore a quella dell’aiuola affidata in adozione.

Se vi capita di transitare in macchina o a piedi lungo il C.so Vittorio Emanuele, arrivati alla confluenza con il C.so Africa Orientale, avrete modo di rilevare la presenza di un povero fenicottero (non rosa, ma fuxia) collocato nell’aiuola spartitraffico, chiuso in gabbia da pannelli pubblicitari reclamizzanti il “Mobilificio Europa”.

Si tratta di una palese violazione del regolamento che ho citato innanzi, di un utilizzo privato di un bene pubblico del quale dovrebbero rispondere il Responsabile dell’ufficio che ha rilasciato l’autorizzazione e, ai sensi dell’art. 6 del regolamento stesso, l’Ufficio tecnico - settore ambiente e Verde pubblico - che avrebbe curato l’istruttoria, il Responsabile del settore Lavori pubblici, ed il Comandante della Polizia locale, quest’ultimo limitatamente al rispetto del Codice della strada. A tal proposito mi permetto di segnalare che, ai sensi dell’art. 23 del Codice predetto “lungo le strade o in vista di esse è vietato collocare insegne, cartelli, manifesti, impianti di pubblicità o propaganda, segni orizzontali reclamistici, sorgenti luminose, visibili dai veicoli transitanti sulle strade, che per dimensioni, forma, colori, disegno e ubicazione possono ingenerare confusione con la segnaletica stradale, ovvero possono renderne difficile la comprensione o ridurne la visibilità o l’efficacia, ovvero arrecare disturbo visivo agli utenti della strada o distrarne l’attenzione con conseguente pericolo per la sicurezza della circolazione; in ogni caso, detti impianti non devono costituire ostacolo o, comunque, impedimento alla circolazione delle persone invalide. Sono, altresì, vietati i cartelli e gli altri mezzi pubblicitari rifrangenti, nonché le sorgenti e le pubblicità luminose che possono produrre abbagliamento. Sulle isole di traffico delle intersezioni canalizzate è vietata la posa di qualunque installazione diversa dalla prescritta segnaletica.

Si tenga conto, per completare il quadro desolante evocato all’inizio, che per espressa previsione dell’art. 8 del citato regolamento “l’affidatario è esonerato dal pagamento del canone di installazione previsto per gli impianti privati su aree e spazi comunali né al pagamento dell’imposta sulla pubblicità, in caso di apposizione di targhe esplicative indicanti il nome dell’affidatario e le essenze presenti nello spazio verde”. Poiché nel caso in esame si tratta della collocazione (gratuita) di ben quindici pannelli pubblicitari, sarei curioso di conoscere se l’Amministrazione ha (almeno) subordinato l’autorizzazione al pagamento del canone unico che ha sostituito la tassa di occupazione di suolo pubblico e l’imposta sulla pubblicità, perché se non lo ha fatto incorrerebbe in responsabilità non solo amministrative.

Beninteso, nel caso sopra denunciato, se non è stato adottato alcun atto da parte del Sindaco e della Giunta, non ravviso alcuna responsabilità diretta da parte loro, se non quella connessa alla colpa di non vigilare sulle attività degli uffici. Le responsabilità del Sindaco e della Giunta sono altre e ben diverse e mi permetterò, da semplice cittadino (non rivestendo e non avendo nessuna intenzione di rivestire cariche pubbliche), di segnalarle facendo un consuntivo dell’estate margheritana, con una personale disamina dell’attività amministrativa degli ultimi mesi, invero connotata da un silenzio che ho già definito “imbarazzante”.

A presto.»

Avv. PIERO DI BENEDETTO

cronaca mar impianti pubblicitari 02