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Acque e fanghi, Di Benedetto: “Sindaco, maggioranza e pseudo opposizione la smettano di arrampicarsi sugli specchi. Inoltrata la segnalazione all’AGCM”

MARGHERITA DI SAVOIA - «Credo di non dover più ritornare su un argomento, quello delle acque madri e dei fanghi, che sta assumendo contorni tragicomici.

Il Sindaco nella dichiarazione pubblicata ieri dal Corriere dell’Ofanto (leggi, ndr) compie una chiamata in reità nel misfatto, attribuendone la responsabilità ad altri, ovvero ai Sindaci che lo hanno preceduto nella gestione del Comune. Ha aggiunto, sfidando il grottesco, che “questa amministrazione sta facendo il possibile per sbloccare il procedimento per cercare l’unica via percorribile per avviare un percorso finalizzato a consentire alle realtà imprenditoriali di acquisire  fanghi e acque madri per utilizzi diversi dallo scopo terapeutico, che sono gli unici previsti dalla legge”, concludendo, infine, di sperare che a seguito della sua precisazione di aver chiarito “chi è che in questi anni ha remato contro e soprattutto ha determinato il cristallizzarsi di questa situazione”.

Io non so in base a quali elementi concreti il Sindaco possa ascrivere all’avv. Giacomantonio, all’on.le Carlucci o al generale Marrano la responsabilità del “cristallizzarsi della situazione”, ovvero di aver impedito il cambiamento o l’evolversi della vicenda termale. So soltanto che nessun sindaco, in precedenza, aveva mortificato l’onore, la dignità e l’interesse della città, sottoscrivendo una convenzione rispetto alla quale la dichiarazione di resa senza condizioni della Germania, del 7 maggio 1945, appare un atto accettabile.

Come si fa ad affermare che la convenzione consentirà lo sviluppo del turismo territoriale e termale dopo aver dichiarato, nel passaggio precedente della stessa dichiarazione, che le realtà imprenditoriali potranno acquisire “fanghi ed acque madri per utilizzi diversi dallo scopo terapeutico”?

Ma come si può definire se non mortificante la serie innumerevole e degradante di divieti imposti ed accettati dal Comune, con la firma dell’intesa, che non consentono non solo l’uso termale e/o terapeutico dei prodotti suddetti, ma anche di utilizzare i termini quali: “Terme” “acqua termale”, “fango termale”, ecc.?

La smetta il Sindaco, la sua acquiescente maggioranza e qualche sprovveduto ed opportunista esponente della pseudo opposizione, di arrampicarsi sugli specchi per difendere una scelta che ferisce la dignità dei Margheritani e l’interesse della città.

Spieghi il Sindaco perché, dopo essere partito lancia in resta, denunciando l’illiceità della decisione di Atisale di concedere alle Terme la privativa delle acque madri e dei fanghi, ha cambiato improvvisamente indirizzo, riconoscendola. Ammetta di aver sbagliato e con uno scatto di ritrovato orgoglio proponga al Consiglio la revoca della delibera che l’autorizzava a firmare quell’intesa vergognosa.

Se, invece, manterrà ferma (come temo) una decisione che non trova alcuna plausibile giustificazione, autorizzerà i cittadini a pensare che altri e diversi interessi sono tutelati dall’intesa raggiunta con l’assistenza di un legale che, anche se non retribuito, poteva almeno consigliargli di porre un quesito all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.

Allo stato non mi resta che inoltrare una segnalazione alla Autorità suddetta, a mia firma, confidando che nelle more dell’istruttoria e prima della eventuale decisione, intervenga un ripensamento da parte dei firmatari dell’intesa per evitare, ove la segnalazione dovesse risultare fondata, l’applicazione di sanzioni di importo considerevole che coinvolgerebbe la responsabilità contabile dei Consiglieri che hanno votato a favore dell’intesa stessa.»

Avv. PIETRO DI BENEDETTO