La Liturgia di oggi (1 aprile 2018 - Domenica di Pasqua): “Egli doveva risuscitare dai morti”

La Liturgia di oggi (1 aprile 2018 - Domenica di Pasqua): “Egli doveva risuscitare dai morti” La Liturgia di oggi (1 aprile 2018 - Domenica di Pasqua): “Egli doveva risuscitare dai morti”
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Che cos’è che fa correre l’apostolo Giovanni al sepolcro? Egli ha vissuto per intero il dramma della Pasqua, essendo molto vicino al suo maestro. Ci sembra perciò inammissibile un’affermazione del genere: “Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura”. Eppure era proprio così: non meravigliamoci allora di constatare l’ignoranza attuale, per molti versi simile. Il mondo di Dio, i progetti di Dio sono così diversi che ancor oggi succede che anche chi è più vicino a Dio non capisca e si stupisca degli avvenimenti.
“Vide e credette”. Bastava un sepolcro vuoto perché tutto si risolvesse? Credo che non fu così facile. Anche nel momento delle sofferenze più dure, Giovanni rimane vicino al suo maestro. La ragione non comprende, ma l’amore aiuta il cuore ad aprirsi e a vedere. È l’intuizione dell’amore che permette a Giovanni di vedere e di credere prima di tutti gli altri. La gioia di Pasqua matura solo sul terreno di un amore fedele. Un’amicizia che niente e nessuno potrebbe spezzare. È possibile? Io credo che la vita ci abbia insegnato che soltanto Dio può procurarci ciò. È la testimonianza che ci danno tutti i gulag dell’Europa dell’Est e che riecheggia nella gioia pasquale alla fine del nostro millennio.


VANGELO (Gv 20,1-9)
Egli doveva risuscitare dai morti.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni

Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro.
Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!».
Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte.
Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

Parola del Signore


COMMENTO - (A cura di Paolo Curtaz - www.paolocurtaz.it)

Salgono le vie strette della città col cuore gonfio e pesante le discepole. È tutto finito, il loro maestro è stato travolto dalla furia dalla violenza, come un’ondata di piena improvvisa e inattesa. Nessuno era pronto, nessuno ha saputo reagire, sono tutti fuggiti, la paura ora lascia il posto alla vergogna per non essere stati capaci di sostenere e difendere il loro Signore. Escono dalla porta e costeggiano il piccolo promontorio alla loro destra, i pali verticali delle croci attendono l’esecuzione di altri disgraziati, mentre il sangue dei condannati si è ormai seccato sul legno. Discutono fra loro mentre stringono al loro petto vasi contenenti oli essenziali per dare un minimo di dignità al corpo straziato di Gesù sepolto in fretta. Giungono ora al giardino: alcuni ricchi della città vi hanno fatto scavare delle preziose tombe e una di queste, quella di Giuseppe di Arimatea è stata l’ultimo dono fatto a Gesù. Ma la pietra è ribaltata. Non osano entrare e corrono trafelate fino al monte Sion, in quella casa che li ha visti radunati per l’ultima volta durante la cena. Parlano, colme di agitazione, e convincono Pietro e Giovanni ad andare a vedere. Tutto il resto è storia.

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(Tratto da: www.lachiesa.it - Foto: www.stihi.ru)