La Liturgia di oggi (1 gennaio 2018): “I pastori trovarono Maria e Giuseppe e il bambino. Dopo otto giorni gli fu messo nome Gesù”

Il brano del vangelo ci narra un episodio della vita di una famiglia ebrea, ma l’ambientazione è inusuale per una nascita. Si tratta di una famiglia emarginata socialmente. Eppure il bambino è Dio e la giovane donna l’ha concepito e partorito nella verginità. Alcuni pastori si affrettano, in risposta a un messaggio dal cielo, per riconoscerlo e glorificarlo a loro modo.
Vi è difficile considerarlo vostro Dio?
Volgete il pensiero per un attimo al fascino persistente esercitato da sua madre su uomini e donne di ogni ambiente e classe, su persone che hanno conosciuto successi o fallimenti di ogni tipo, su uomini di genio, su emarginati, su soldati angosciati e destinati a morire sul campo di battaglia, su persone che passano attraverso dure prove spirituali.
Il genio artistico si è spesso consacrato alla sua lode: pensate alla “Pietà” di Michelangelo, al gran numero di Madonne medievali e rinascimentali, alle vetrate incantevoli della cattedrale di Chartres e alla più bella di tutte le icone: la Madonna di Vladimir, che aspetta con pazienza, nel Museo Tretiakov di Mosca, giorni migliori.
Perché la Madonna ispira tanta umanità?
Forse perché è, come dicono gli ortodossi, un’icona (= immagine) di Dio?
Forse perché Dio parla per suo tramite anche se Maria resta sempre una sua creatura, sia pure una creatura unica grazie ai doni ricevuti dal Padre?
Tutto ciò è stato oggetto di discussioni, spesso accese, quando spiriti grandi cercarono di esprimere in termini umani il mistero di Dio fatto uomo.
Maria fu definita madre di Dio, “theotokos”, e ciò contribuì a calmare dispute intellettuali. Questo appellativo è particolarmente caro ai cristiani dell’Est, ai nostri fratelli del mondo ortodosso, ed è profondamente radicato nella loro teologia, ripetuto spesso nelle loro belle liturgie, specialmente nella liturgia bizantina, che è stata considerata la “più perfetta” proprio per via delle sue preghiere ufficiali dedicate al culto di Maria.
Cominciamo l’anno nel segno di questo grande mistero.
Cerchiamo allora di approfondire la nostra devozione a Maria, Madre di Dio e nostra, eliminandone, però, ogni traccia di sentimentalismo spicciolo.
Tentiamo di convincere i giovani che si tratta qui di un idealismo rispondente, certo, alle aspirazioni più profonde dello spirito umano, ma che richiede impegno e molto coraggio.


VANGELO (Lc 2,16-21)
I pastori trovarono Maria e Giuseppe e il bambino. Dopo otto giorni gli fu messo nome Gesù.

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, [i pastori] andarono, senza indugio, e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia. E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro.
Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.
I pastori se ne tornarono, glorificando e lodando Dio per tutto quello che avevano udito e visto, com’era stato detto loro.
Quando furono compiuti gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù, come era stato chiamato dall’angelo prima che fosse concepito nel grembo.

Parola del Signore


COMMENTO - (A cura di Paolo Curtaz - www.paolocurtaz.it)

Il primo giorno dell’anno è consacrato alla preghiera per la pace, facendo memoria della maternità divina di Maria. Una buona occasione per affidare l’anno che inizia alla tenerezza di Dio.

Non è san Capodanno martire, fidatevi, ma la festa della maternità divina di Maria. Siamo ancora nel pieno del mistero natalizio, anche se la nostra società che usa e consuma tutto impietosamente già vorrebbe girare pagina. Un anno che inizia è sempre portatore di speranza, foriero di attese che la fede non può ignorare ma che vuole indirizzare e illuminare nella preghiera e nella celebrazione. E la liturgia ci offre tre splendide piste di riflessione per iniziare l’anno civile. Siamo invitati, come fa Maria, a meditare, a mettere insieme i pezzi, portando nel cuore gli eventi che accadranno per lasciarli illuminare da Dio. E l’augurio benedicente di Aronne ci augura, durante quest’anno, di vedere il volto sorridente di Dio (questo il significato del “far splendere il volto”) al di là e dentro gli eventi negativi che inevitabilmente vivremo. Infine, in questa giornata che Paolo VI volle consacrata alla preghiera per la pace, in questo nostro mondo inquieto che non conosce pace, i discepoli del risorto, incontrando il Dio che pacifica il cuore, hanno il dovere di contagiare le persone che sono loro accanto con la pace che proviene da Cristo: non pacifisti acritici, ma pacificati.

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(Tratto da: www.lachiesa.it)