Liturgia della Domenica (28 maggio 2017): Ascensione del Signore (Anno A)

Liturgia della Domenica (28 maggio 2017): Ascensione del Signore (Anno A) Liturgia della Domenica (28 maggio 2017): Ascensione del Signore (Anno A)
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Il Signore risorto è ritornato nella Galilea pagana. È qui che Egli aveva cominciato ad annunciare la conversione e il Vangelo del Regno (cf. Mt 4,15.17.23). È qui, in questo luogo di frontiera, che Egli aveva dato appuntamento ai suoi discepoli, che si erano dispersi quando Egli, il pastore, era stato ferito (cf. Mt 28,8-10). È ritornato sui luoghi dell’inizio, per dare loro la pienezza: il Risorto è la luce decisiva che rischiara tutti coloro che camminano nelle tenebre e nell’ombra della morte.

Egli ha convocato i discepoli - in numero di undici - su una montagna, come all’inizio li aveva condotti sulla montagna, quando parlò loro per annunciare la via della felicità del regno dei cieli (cf. Mt 5,1). Dio ha anche convocato il popolo ai piedi del Sinai quando ha voluto fare di lui la Sua “ekklesia” (cf. Es 19). Il Risorto è su questa montagna in Galilea, che simboleggia l’incontro tra il cielo e la terra, dichiarandosi, solennemente, come colui che ha ricevuto tutta l’autorità nei cieli e sulla terra (cf. Mt 28,18).

Da questa montagna egli invia i discepoli - e in loro, e con loro, noi tutti che li seguiamo lungo la storia - a convocare la Chiesa per riunirla dai quattro punti cardinali del mondo nel regno; nessuno è escluso dalla parola e dalla partecipazione alla vita della famiglia divina: la comunione del battesimo con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo (cf. Mt 28,19-20).

Oggi noi, come gli undici discepoli sulla montagna, lo adoriamo e riaffermiamo la nostra obbedienza al suo comando missionario. Egli sembra assente ma è in realtà sempre presente tra di noi (cf. Mt 28,20). È per questo che si è fatto uomo nel seno della Vergine Madre: per essere l’Emmanuele, il Dio con noi (cf. Mt 1,23), fino alla fine del mondo.


VANGELO (Mt 28,16-20)
A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra.

+ Dal Vangelo secondo Matteo

In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato.
Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».

Parola del Signore


COMMENTO - A cura di mons. Gianfranco Poma

“Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino al compimento del tempo”: celebriamo l’Ascensione del Signore leggendo il brano conclusivo del Vangelo di Matteo (28,16-20). Gesù, il Figlio di Dio entrato nella storia per essere “Dio con noi”, realizza in pieno la sua missione nel dono totale di sé morendo e risorgendo, per essere l’Amore che diventa infinito quando si annienta.

L’Ascensione è il compimento del mistero dell’Amore di Dio: morendo Gesù annulla ogni limite per essere “Dio con noi”. Con il dono del suo Amore cambia il senso del tempo: non dobbiamo più aspettare la venuta di un altro mondo, un altro Messia, perché Lui è con noi in questo mondo, nella concretezza di ogni giorno, nei giorni di gioia e in quelli di dolore, nelle nostre fedeltà e nelle nostre infedeltà: Lui è con noi per essere l’Amore che vince il male.

In questi pochi versetti, sentiamo la voce di un teologo (Matteo) che riassume il messaggio di Gesù in una forma precisa, in cui trova la sua identità, una comunità che lo vive.

Le parole ultime di Gesù non sono un addio: è Lui il Signore vivo di una vita senza limite, presente alla sua Chiesa ogni giorno, fino al compimento del tempo, con la sua parola e il suo Amore.

È Lui che convoca i suoi discepoli sulla montagna, la sua comunità in cammino. Essa deve abbandonare Gerusalemme, fino a quel momento centro della fede e luogo della presenza di Dio, per andare verso la Galilea dei pagani, per essere una “Chiesa per il mondo”, una Chiesa “in missione”. Essa non è un gruppo informale, ma è già un’istituzione convocata sulla “montagna”, luogo teologico della Trasfigurazione dove Gesù conversa con Mosè e con Elia, luogo delle Beatitudini con le quali la Legge di Mosè diventa nuova: Gesù è il nuovo Mosè che dà la sua Legge al nuovo popolo di Dio.

Ma Gesù è più grande di Mosè. Il Vangelo dice: “I discepoli, quando lo videro si prostrarono”. È il “Signore” che la comunità celebra nel suo nuovo culto. Eppure essa rimane una comunità di peccatori (“dubitarono”) che mentre lo venera, come Pietro, continua a dubitare di Lui, singolare Messia che rivela la sua potenza nello scandalo della Croce.

È Lui infatti che si rivela: “Venendo a loro, disse...”. Gesù è “Colui che viene”, Dio che per accostarsi agli uomini è diventato il più fragile, e proprio per questo può dire: “Mi è stata data ogni potestà...”. È Dio che lo ha reso partecipe di tutta la sua forza divina, proprio perché si è fatto debole: non è potere, il suo, ma è la forza infinita dell’Amore.

E Gesù invia in missione: la comunità convocata da Lui, sperimenta la forza del suo Amore, lo celebra, crede in Lui pur nella propria fragilità, non esiste da e per se stessa, ma per il mondo, per annunciare a tutti i popoli l’Amore che fa di Lui il Signore. Missione universale, immensa per una piccola e povera comunità! Ma a Lui, il Signore, è data tutta la potenza dell’Amore che egli comunica a chi accetta di partecipare al suo farsi piccolo!

“Fate discepoli tutti i popoli”. Adesso, la “piccola” comunità è inviata al mondo per trasformare “tutti” i popoli in discepoli del Signore: non si tratta di fare proselitismo, di aggiungere adepti alla comunità, ma di aprire il cuore di tutti alla forza dell'Amore del Signore, per fare dell’umanità intera il popolo di Dio, libero, che ascolta il suo Signore e vive del suo Amore.

E Gesù stesso, precisa il senso della missione: “Fate discepoli tutti i popoli, battezzando...ed insegnando ad osservare...”. Ecco: fare discepoli significa immergere l’umanità nello scambio infinito dell’Amore che è Dio, e significa insegnare non una dottrina, ma ad osservare tutto ciò che egli ha comandato, che è amare Dio e amare il prossimo. La missione è invitare il mondo a lasciarsi amare e ad amare. Tutto è nuovo, e tutto è possibile perché: “Io sono con voi, tutti i giorni...”. Lui è il Signore con noi: tutto è grazia.

La missione, oggi, è la nostra: noi siamo i discepoli inviati a fare discepoli tutti i popoli, ricordando di non farci mai noi il Signore, perché il Signore è Lui, il Vivente che si accosta ad ogni uomo per farlo vivere del suo Amore, per fare di tutti gli uomini una comunità di fratelli.

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(Tratto da: www.lachiesa.it)