Covid-19, Iannella: «Ecco la situazione sanitaria a Trinitapoli»

TRINITAPOLI - «Le strutture sanitarie sono al collasso, a fronte di una diffusione del contagio che aumenta di giorno in giorno. Né la soluzione può essere improvvisare “Covid hotel” per ospitare i malati, se gli edifici non garantiscono capienza e comunque mancano di strumenti e soprattutto personale specializzato. L’unica vera risposta è rispettare le regole per limitare al massimo la diffusione del Covid-19, ed uscire da questa situazione di angoscia e sofferenza». Da medico, l’assessore alle Politiche sociali, Maria Iannella, analizza l’emergenza di questi giorni, che travalica i confini di Trinitapoli. (Video)

«Viviamo un’emergenza che va oltre un territorio come il nostro. E ciò sta producendo un progressivo collasso delle strutture sanitarie, insufficienti rispetto all’ondata. Prevenire il contagio, rispettando le regole è l’unica soluzione: restare a casa quanto più possibile».

Se dalle opposizioni in queste ore si è sollevata la proposta della conversione della struttura “Camelot - Dopo di Noi” per ospitare i positivi in isolamento, Iannella ricorda perchè ciò sarebbe impossibile: «La struttura “Dopo di Noi” è oggetto di una gara in corso, e comunque sarebbe insufficiente: fornirebbe solo 8 posti (ad Andria sono 35) e resta piuttosto lontana dai requisiti necessari allo scopo». Per i medici, questa è una situazione chiara. «Piuttosto l’ex carcere può avere le caratteristiche per diventare “Covid hotel”, essendoci tra l’altro già una convenzione con l’Asl. Ma questa non può essere una soluzione al problema: si punti alla riconversione di strutture esistenti, già funzionanti da strutture sanitarie. Anche perché il problema riguarda anche il personale medico, che non si può improvvisare, senza adeguata formazione e strumentazioni. Piuttosto, si usino medici specializzati in pneumologia e paramedici già collaudati sul campo: loro sì che possono essere d’aiuto a chi vive la malattia mista ad angoscia per l’incertezza».

Il pensiero va al confronto con la prima ondata, la scorsa primavera. «In quella fase eravamo in lockdown totale, con precise regole. Oggi, che il lockdown non è totale ed i contagi si stanno moltiplicando, abbiamo il dovere di tenere a mente quelle regole ed applicarle. L’unica possibilità che abbiamo per ora è ridurre i contatti allo stretto necessario, restando a casa quanto più possibile. Altrimenti, il sistema non reggerà».

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