Interviste ai diversamente giovani. “Pensare alla grande” è la ricetta della pensionata Mariella Giannattasio

TRINITAPOLI - Chi è Maria Giacinta Giannattasio, detta Mariella? Classe 1948, si è laureata in Pedagogia a 21 anni. Dopo aver insegnato Lettere nella Scuola Media, a 31 anni ha vinto il concorso per Direttore Didattico ottenendo la sede a Trinitapoli ove è restata fino alla pensione, nel 2011. Più volte ha rivestito il ruolo di Presidente nei Concorsi per docenti di Scuola Elementare e Materna a Bari e Foggia. È coniugata e madre di tre figli.

Hai diretto per molti anni tutti i plessi della scuola elementare e materna di Trinitapoli. Quale è il ricordo più bello che hai della tua carriera di Dirigente scolastico?

R.: I ricordi più belli sono tanti, legati ai tanti successi che forse inizialmente non pensavo fossero possibili: eliminazione dei doppi turni, edifici scolastici nuovi, locali più idonei e… soprattutto la fiducia in me che mi sembrava di cogliere negli occhi del personale scolastico.

Cosa hai fatto nel tuo primo anno di pensione? Tornavi di tanto in tanto a scuola per nostalgia, oppure quando sentivi suonare la storica sirena delle 8 tiravi un sospiro di sollievo e ti riaddormentavi?

R.: Il mio primo anno di pensione è iniziato con un viaggio in Terra Santa e per una strana coincidenza sono partita il 1° settembre. Questo forse mi ha permesso di evitare rimpianti. Al mio ritorno l’anno scolastico era già iniziato e ciò ha significato il non vivere in modo traumatico il distacco da quella che era stata per me la seconda (o forse la prima) casa. Nei primi anni sono comunque tornata a scuola per impegni istituzionali (progetto “Diritti a Scuola”, prove INVALSI ecc.), ma senza nostalgia. La storica sirena continua a farmi compagnia ogni mattina come una amica fidata e mi aiuta a riprendere gli impegni giornalieri.

Capita di vedere spesso in televisione donne di 60/70 anni ed oltre vestite e truccate come ragazze in cerca di “like”. In quest’epoca di trionfo del giovanilismo ti faresti rifare il viso da un chirurgo estetico?

R.: Essere giovani a tutti i costi mi intristisce molto e sicuramente non mi farei rifare il viso per apparire diversa da come sono. Le rughe scolpiscono gli anni, ma sono anche il segno del tempo che scorre in modo naturale. Non condivido perciò la vanità femminile che talvolta trascina le donne a divenire patetiche o peggio ridicole. L’utopia dell’eterna gioventù per la quale si stravolge il volto proprio non fa per me!

Quale è il pregiudizio sulla vecchiaia che più ti irrita?

R.: Spesso si ritiene che l’anziano vada in pensione anche con la “testa” e questo credo non sia assolutamente vero. “L’intelligenza cresce nelle rughe” - ha detto qualcuno - ed io spero che valga anche per me!

Elias Canetti scrive che “la vecchiaia è una diminuzione solo per chi non se la merita. Uno si merita la vecchiaia solo se non si tira indietro, se non va in pensione, o se ci va soltanto per poi passare a un compito particolarmente impegnativo. Questo compito esige che si continui a vivere per tutti quelli che sono falliti, ma anche per tutti coloro di cui si percepisce che forse non falliranno”. Ritieni di esserti “meritata” la vecchiaia?

R.: Spero di essermi meritata la vecchiaia, ma una vecchiaia piena di impegni, di mete ancora da raggiungere e sogni da realizzare.

Chiudo con la domanda “tormentone” che rischia di mettere in crisi gli anziani che non hanno ancora programmato in dettaglio il loro futuro. Che cosa hai intenzione di fare “da grande”?

R.: Esser grande sempre, ovvero “pensare alla grande”, sognare alla grande, vivere alla grande senza mai risparmiarsi. Ecco il mio impegno con la vita: essere all’altezza delle attese e delle sfide che la vita mi pone ogni giorno. Essere ancora una compagna di vita per mio marito, una madre ancora disponibile e pronta ad aiutare i figli nei loro mille impegni, una nonna che offre amore e presenza (poca per la verità) ai nipoti che purtroppo vivono lontani. Tutto ciò però prescinde dai veri sogni per Mariella “grande” ovvero viaggiare per conoscere quella parte di mondo ancora a lei ignota, leggere, andare a teatro. Insomma, non so se si è capito, ho ancora tanti sogni e, compatibilmente con quella che per altri è la vecchiaia, sto cercando di vivere questa nuova stagione come il momento più fortunato perché sono libera da impegni. Quindi ritengo la vecchiaia non sia una perdita ma una ricchezza: le sinapsi magari sono più lente, ma fruiscono dell’esperienza vissuta e conquistano una nuova fase della vita.

ANTONIETTA D’INTRONO