L’impegno di tutti i volontari della Caritas regala una speranza agli ultimi della terra

MARGHERITA DI SAVOIA - “Mala tempora currunt”, “siamo diventati disumani”, “il razzismo ci sommergerà”, “ma come mai ci siamo ridotti così?”, “tornatevene a casa vostra”, “stiamo vivendo un periodo di basso impero”, “ci rubano il lavoro”, “ci portano le malattie”, “prima gli Italiani”, ecc. ecc. ecc.

Questi e altri commenti simili si sentono quotidianamente ripetere nei negozi, nelle sale d’attesa e nei bar. Si ha l’impressione che parole come solidarietà e democrazia stiano perdendo la forza propulsiva che trasforma un paese in una comunità di esseri umani. Che fare? Ci facciamo sopraffare dal pessimismo? Ci rinchiudiamo in casa per crogiolarci nelle nostre piccole e rassicuranti certezze? La tentazione è forte. Ma il disimpegno di tutti favorisce sistemi di potere ingiusti e pericolosi per l’intera umanità. Ed allora, in attesa che la politica ritorni ad avere la P maiuscola, rimbocchiamoci le maniche e guardiamoci intorno per scoprire “lo scappuccio (l’angolino) meno arido dove cresce l’erba” (Peppino Lupo). La CARITAS è più di uno “scappuccio”: è una boccata d’aria, una speranza per chi non ha un pasto fisso e un tetto e per chi ha perso ogni fiducia nella vita. Le sedi delle Caritas di Trinitapoli, S. Ferdinando di Puglia e Margherita di Savoia, collegate con le varie parrocchie, sono un concreto punto di riferimento per chiunque voglia ricevere un aiuto “immediato”, senza le formalità di rito che possano giustificare contributi pubblici. Spesso dimentichiamo che chi ha veramente fame ha bisogno di un panino “subito” e non dopo la presentazione di una domanda ai servizi sociali del proprio comune. Questa benemerita istituzione ha attirato la nostra attenzione soprattutto dopo la grande Lectio Magistralis di papa Francesco che ha accolto i profughi sequestrati per giorni e giorni sulla nave italiana “Diciotti”.

Abbiamo visitato una sede Caritas di Margherita di Savoia dove un gruppo di fedeli della chiesa del Santissimo Salvatore, con la collaborazione dell’UNITALSI, eroga servizi ai disperati che chiedono aiuto. D’estate questo presidio viene frequentato dai molti “migranti” che arrivano a Margherita per vendere merce sulla spiaggia. Questi “esseri umani” hanno un luogo dove farsi una doccia, ricevere abiti puliti, cibo per nutrirsi e, in caso di urgenze, anche sostegno economico, medico e conforto psicologico, come nel caso della rumena Paola, assistita durante il parto delle sue due gemelle.

Il Ministro dell’Interno, Matteo Salvini, sicuramente si chiederà allarmatissimo: ma chi paga tutti questi “lussi”? Ci sono forse finanziamenti che tolgono risorse agli italiani? Ebbene, si stenterà a credere ma la prima fonte di finanziamento sono i volontari che si autotassano mensilmente e che, per sostenere tutte le iniziative benefiche, hanno allestito un mercatino dell’usato vicino alla chiesa del Santissimo. Un po’ di viveri, poi, arriva una volta al mese dal “Banco delle opere di carità” di Bitonto e il resto dei beni di primissima necessità viene donato da tanti cittadini di buon cuore. Sembra una favola in questo mondo impazzito ma a raccontarla ogni santo giorno sono persone che, dopo il lavoro e la cura della famiglia, dedicano il proprio tempo ai più diseredati, siano essi del proprio paese o provenienti dall’estero. È doveroso ricordare i loro nomi affinché si moltiplichino come il miracolo dei pesci: Maria Uccelli (responsabile del gruppo) coadiuvata da Giulia Brahimay, Francesca Castiglione, Sabina Daddario, Sabrina Damato, Rita De Iaco, Anna Di Staso, Francesco Di Trani, Sabrina Gaita, Lucia Giannino, Immacolata Lapertosa, Gennaro Leone, Salvatore Leone, Grazia Lopez, Nicoletta Monopoli, Patrizia Natola, Grazia Pizzi, Antonella Riontino, Sabina Ronzino, Concetta Russo, Francesca Russo. Questi “costruttori di solidarietà” hanno come guida spirituale il buon Don Matteo Martire, che ogni Natale trasforma la navata centrale della chiesa del Santissimo Salvatore in un ristorante stellato con tutti gli operatori pastorali che servono a tavola i poveri della terra e chi è restato completamente solo. Hanno chiamato questo eccezionale convivio “PRANZO DELLA FRATERNITÀ”.

La chiesa diventa il luogo dove tutti, ricchi e poveri, italiani e stranieri, vecchi e giovani, siedono alla mensa del PADRE.

Non è una favola: succede a Margherita di Savoia, un paese civile dove gli africani possono ancora vendere le loro collanine sulla spiaggia senza alcuna minaccia di ordinanze sindacali di sgombero!  

ANTONIETTA D’INTRONO