La Liturgia della Domenica (9 settembre 2018): “Fa udire i sordi e fa parlare i muti”

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Un sordomuto. Assomiglia molto a noi, quando siamo nel peccato.
Possiamo avere accanto Dio, che ci sussurra le parole più dolci e imperiose. Non lo sentiamo. Possiamo aver vicino le persone più acute e più buone, che desiderano aiutarci. Non prestiamo attenzione. O passiamo davanti a chi ha bisogno di un conforto, di una speranza. È come se fossimo soli al mondo, chiusi nel nostro egoismo.
Ma se il sacramento di Cristo ci raggiunge... Può essere la Chiesa che battezza o ci offre il perdono a nome del Signore Gesù. Le dita, la saliva, l’“apriti” possono essere l’acqua o la mano benedicente che si leva su di noi: “Io ti battezzo”; “Io ti assolvo”.
Allora avviene nuovamente il “miracolo”.
Diventiamo capaci, per grazia, di udire le consolazioni e i suggerimenti e gli imperativi di Dio. Diventiamo capaci di rispondergli con la preghiera e con la vita.
E il prossimo è colui che dev’essere ascoltato e confortato. Nasce la fraternità.
Se ci lasciamo salvare dal Signore. Se aderiamo a lui con tutte le forze.


VANGELO (Mc 7,31-37)
Fa udire i sordi e fa parlare i muti.

+ Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.
Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.
E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».

Parola del Signore


COMMENTO (a cura di Paolo Curtaz - www.paolocurtaz.it)

Sospira, il Signore, vedendo l’opera del male che agisce nella vita dell’uomo. Sospira davanti ad ogni ammalato. Anzi, l’evangelista Marco osa di più: davanti a certe situazioni il sentimento provato da Gesù è una rabbia contenuta. Non è contento nel vedere quanto male può fare il male, quanto dolore suscita il dolore. E agisce, con discrezione, toccando, accarezzando, sfiorando. No, non abbiamo risposte ai grandi interrogativi sul male e la morte, nemmeno noi discepoli. Ma abbiamo un Dio che si è sporcato le mani, che ha condiviso davvero, sul serio, ogni sofferenza, ogni dolore, ogni abbandono. Sospira e salva, lenisce, guarisce. Non come un improbabile guru, ma come il Messia che avanza, facendo arretrare le tenebre e le dolorose conseguenze delle tenebre e del male. Gesù non ha guarito tutti i sordi e sciolto la lingua di tutti i muti e i segni che ha compiuto ha voluto che fossero al servizio del Regno e nulla di più. Portiamo i nostri ammalati al Signore, perché imponga loro le mani e dia loro conforto e consolazione.

(Tratto da: www.lachiesa.it - Foto: www.qumran2.net)