Interviste di mezza estate - Antonino D’Ambrosio ha importato a Roma le tradizioni casaline di sua madre

TRINITAPOLI - Antonino D’Ambrosio è nato nel 1967 e vive a Roma. È un funzionario dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Antitrust) e negli anni passati è stato chiamato a svolgere anche altri incarichi governativi. Partecipa attivamente alle iniziative di “rammendo urbano” che si svolgono sempre più spesso nel suo quartiere romano e cercano di creare un argine all’insipienza degli amministratori della capitale.

D. Sei nato a Milano da madre trinitapolese e vivi a Roma. Secondo un attualissimo vocabolario saresti definito un “emigrato di seconda generazione”. Ti senti completamente integrato nella Città eterna o hai conservato legami e tradizioni casaline nella tua vita quotidiana?

R. Mi sento perfettamente integrato a Roma dove sono cresciuto, ho studiato e lavoro. È un luogo magico di cui sono innamorato e del quale non potrei fare a meno. Le tradizioni casaline sono una parte fondamentale della mia vita e della mia educazione. Non solo le ho conservate ma, in qualche modo, le ho importate nella mia comunità di prossimità: il condominio. Dopo quasi venti anni di convivenza le relazioni sono diventate molto simili a quelle che posso avere con i vicini casalini. Tra l’altro, tutti i miei condomini sono stati miei ospiti a Trinitapoli e chiedono di tornare. È il mio modo di fare promozione del territorio.

D. Moglie di origine settentrionale, marito di origine meridionale: a Natale le vostre figlie mangiano “le orecchiette e le cime di rape”, “le tagliatelle alla trota e asparagi” oppure preferiscono ormai la “coda alla vaccinara”? In parole povere: integrazione significa “dimenticare oppure ricordare” in concreto la cultura di origine?

R. Le mie figlie amano il Casale al punto da definirlo “l’unico posto al mondo dove inizia la vera vacanza”. Frequentano sistematicamente Trinitapoli avendo consolidato profonde amicizie, quelle che sfidano le generazioni e si trasmettono di padre in figlio. Anna e Paola vogliono ricordare la storia della famiglia casalina al punto da raccogliere notizie da tutti coloro che possono darle.

D. Che cosa apprezzi di più delle abitudini di vita “casalina”?

R. L’arrivo a Trinitapoli è sempre un momento in cui i ritmi ossessivi della vita romana lasciano il posto ad una quiete rigenerante e soprattutto ad una serie di rapporti umani che vanno molto al di là della parentela formale. Quando arrivo al Casale mi sento finalmente a casa e cerco di condividere questa positiva opportunità con il maggior numero possibile dei miei amici romani.

D. I pregiudizi, spesso, rendono difficile la convivenza tra gli esseri umani. Cosa pensi sia necessario, in questo contesto storico, per superare le divisioni tra Nord e Sud d’Italia e tra tutti i Nord e i Sud del mondo?  

R. Mia madre e mia zia mi hanno educato all’accoglienza e quindi non posso che guardare con preoccupazione il modo in cui l’attuale esecutivo ritiene di poter affrontare la questione dei migranti. Qualcuno sta parlando alla parte peggiore di ognuno di noi ed in questo viene aiutato da un’Unione Europea incapace di assumere un’iniziativa corale e organica volta a governare positivamente i flussi e, al tempo stesso, a creare lo sviluppo necessario affinché fiumi di esseri umani siano costretti a scappare da fame e guerre. Mi preoccupo quando un ministro della Repubblica definisce “furbetti” questi esseri umani che attraversano a piedi deserti e salgono su improbabili imbarcazioni con il miraggio di una vita migliore.

ANTONIETTA D’INTRONO