Vitantonio Leone ricorda Aldo Moro: «A quarant’anni dalla morte resta viva la sua eredità»

MARGHERITA DI SAVOIA - Non solo la commemorazione di una tragedia, culmine degli anni di piombo che intrappolarono l’Italia in un oblio politico per tutti gli anni ’70. Il 16 marzo di quarant’anni anni fa’ ha segnato il rapimento di un pilastro della democrazia italiana, Aldo Moro, morto per mano delle Brigate Rosse dopo 55 giorni di prigionia. Ed è alla sua persona, prima ancora che alla tragedia, che dovrebbe andare il pensiero dell’Italia in questi giorni, che inevitabilmente riconducono ad uno dei periodi più oscuri della storia italiana.

Un politico, il presidente della Democrazia Cristiana, che ha sorretto per anni il tracollo inevitabile della politica italiana, che dopo di lui non ha più conosciuto un suo pari per capacità di mediazione e doti intellettuali, mitigate da studi giuridici che hanno reso Moro un intellettuale e un giurista di prima qualità. Esponente della DC nell’assemblea costituente, Aldo Moro è di diritto uno dei padri della democrazia italiana. La stessa democrazia che oggi il Presidente del Consiglio, Gentiloni, definisce gravemente attaccata dallo storico rapimento. Un uomo dalla parte delle istituzioni, da lui stesso incarnate come istituzioni dinamiche e al servizio costante del cittadino. Istituzioni minacciate da un’onda terroristica che, mettendo in ginocchio per un decennio l’Italia, ha ben pensato di ammazzare anche chi presidiava l’istituzione, i cinque membri della scorta di Moro.

Non possiamo e non dobbiamo permettere che in questo giorno, quarant’anni dopo, vinca nuovamente quell’onda d’odio, costringendoci a pensare a quelle lenzuola bianche che coprivano i corpi inermi che avrebbero condotto lo statista a votare la fiducia al nuovo governo Andreotti. Aldo Moro è stato l’ago della bilancia di cui ogni crisi governativa rivendica il possesso, cercandolo in leader di partiti, ma non in leader politici. Il presidente della DC, l’intellettuale, il costituente, cinque volte Presidente del Consiglio ci ha lasciato un’eredità che oggi più che mai, in una fase di incertezza e instabilità politica tra partiti che rivendicano una vittoria numerica, ma non di fatto, si rivela come risolutiva e rivoluzionaria al tempo stesso. È quell’apertura alla democrazia, che Moro rappresentava con la sua disponibilità politica e ideologica, mai sottomessa alle logiche del potere, ma sempre tesa al bene comune, che quarant’anni dopo dovrebbe essere accolta e custodita per essere chiave di volta di un reale cambiamento, quello che avrebbe assicurato Aldo Moro.

VITANTONIO LEONE

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