Richiesta di “zona rossa” nelle province di Foggia e BAT, Damiani: «Ennesima incapacità gestionale targata Emiliano e centrosinistra»

ROMA - «“Scenario di massima gravità” nelle province di Barletta-Andria-Trani e Foggia, per le quali si chiede un nuovo lockdown da zona rossa. È questo il catastrofico risultato della gestione sanitaria della seconda ondata di contagi da parte dell'appena confermato presidente Emiliano e del suo assessore alla Sanità, nonché già capo dalla scorsa primavera di una fantomatica task force che ci aveva assicurato di avere la situazione sotto controllo, di aver programmato al meglio per un eventuale incremento di casi dopo l'estate, e invece non si comprende cosa abbia pianificato se questo è il frutto del lavoro.

Impossibile non esprimere profonda rabbia per quanto sta accadendo nelle nostre province, già penalizzate negli anni in termini di posti letto e livelli di assistenza, e oggi vittime dell'ennesima incapacità gestionale targata sempre Emiliano e centrosinistra.

Nelle prossime ore, quindi, se la richiesta al ministro Speranza di trasformare la BAT e Foggia in zone rosse verrà accolta, un altro tsunami economico si abbatterà sulle attività di questi territori, costrette a chiudere chissà fino a quando. E per i danni vanno ringraziati i due responsabili di questo scempio, sanitario ed economico, la coppia Emiliano-Lopalco che nei mesi della pianificazione seria degli interventi per la seconda ondata ha pensato invece solo a mettere in tasca il risultato elettorale, facendo trovare la Puglia impreparata e già sotto pressione in autunno. Un fallimento che denunciamo da mesi ma che adesso non può più essere nascosto neanche dai diretti responsabili, che pregano il governo di intervenire per salvare i cittadini dalla loro incapacità e incompetenza. Perciò, chiedo al ministro, prima di pronunciarsi sulla richiesta, di valutare scrupolosamente se vi siano stati colpevoli ritardi e omissioni da parte dei vertici regionali, le cui responsabilità vanno con chiarezza individuate e rese note.»

Sen. DARIO DAMIANI

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