Un anno dopo: capitolo secondo. Dalle promesse di giorni felici ai “misteri dolorosi” chiusi nella stanza-bunker dell’“Eletto”

MARGHERITA DI SAVOIA - «Correva il 2018 e precisamente il mese di giugno.

Una esaltante vittoria elettorale, cristallina, squillante e corposa. Grande partecipazione dei cittadini e straripante presenza femminile.

La città, finalmente rilassata ed allegra, viveva uno stato di felicità diffusa. Tutti salutavano tutti. Tutti si abbracciavano riscoprendo legami di fratellanza e …sorellanza. Tutti più gentili e più buoni. Le passioni si scioglievano in una serena armonia fautrice di un futuro radioso.

Il Palazzo di Città diventò una casa di vetro!

I vigili urbani, dismessi i fischietti, socializzavano e abbracciavano gli automobilisti; i contribuenti, dopo aver pagato i bollettini della TARI (tariffa rifiuti) si mostravano felici e contenti; nessuno pensava più ai debiti, alle rate ed altre pendenze; le gelaterie offrivano quattro gelati al costo di uno; si avviò la stagione delle sagre, una dopo l’altra: indimenticabili quelle dei “salatidd e casuridd”, spettacolari quelle dei “chiapparen e ciambullen”; trenini e karaoke allietavano le serate; l’acqua scorreva a fiumi dai rubinetti; le ambulanze giravano continuamente intorno alle rotonde non con sirene urlanti, ma al suono dell’“Inno della Gioia” della Nona Sinfonia di Beethoven; le promesse di giorni felici da parte dell’“Eletto” sviluppavano abbondanti e calde lacrime di gioia che specialmente l’universo femminile non perdeva occasione di mettere in vetrina; in suo onore, nelle vicine campagne, si bruciavano cataste di incenso che impregnava il paese di odori aromatici ed inebrianti; qualcuno propose di raccogliere le firme per il premio Nobel della pace sociale; il linguaggio quotidiano sul web venne disarmato e bonificato. È evidente che nell’aria doveva esserci qualcosa… Così era, ma finì!

Corre l’anno 2019 e precisamente il mese di giugno.

Gli entusiasmi si sono raffreddati: gli animi dei cittadini sono tesi e preoccupati. Nessuno saluta più nessuno. Tutti sono in causa con tutti. Continue discussioni accese, finanche risse feroci in consiglio comunale. Casi che finiscono sul web e sui giornali, senza risposta alcuna.

Infatti i vigili urbani aggrediscono gli autisti a suon di verbali; i cittadini nutrono rabbia e versano lacrime amare a causa delle nuove tariffe della TARI; i debiti si aggiungono ai debiti; le gelaterie per un solo cono chiedono l’equivalente di quattro; di sera il paese è invaso da fumi dall’odore acre e cattivo; le ambulanze sfrecciano in ogni direzione per soccorrere cittadini colpiti da ansia e stress; gli abitanti di Isola Verde e Città Giardino, non riuscendo più a spillare acqua dai rubinetti, sono costretti a fare code nei supermercati per approvvigionarsi di acqua minerale; sul web viene rispolverato il vocabolario bellico e i leoncini della tastiera alimentano il clima di guerra comunicativa a mo’ di ospitate dei talk show.

Li vedi, questi bulimici digitali, ogni sera e ogni mattina impegnati a leggere gli elenchi dei feriti, attaccati, bombardati, bersagliati, nonché screditati ed offesi dal loro “eloquio”: ci si arma di matita rosso/blu e si va a caccia di qualche “h” latitante (l’ “h” è muta: se potesse parlare!);  si scatena l’inferno contro chi tocca le rotonde; ci si strappa i vestiti, non per il caldo, ma per qualche disappunto sul colore rosa delle stesse e così via.

Si intona l’alleluja “Ce n’è solo uno, tutti gli altri son nessuno” e si recitano i misteri gaudiosi, gloriosi e luminosi dell’azione amministrativa, ignorando i misteri dolorosi che restano chiusi nella stanza-bunker dell’“Eletto”.

Per quanto riguarda il premio Nobel, sic stantibus rebus, l’omaggio più appropriato potrebbe essere un bel…macinino da caffè!»

GIACINTO DISTASO