“La verità negata - Aldo Moro”: incontro pubblico con Grassi, Diella e Cusmai nei locali “Più Spazio”

MARGHERITA DI SAVOIA - Un omaggio all’uomo e allo statista, che tanto ha contribuito allo sviluppo sociale, politico e culturale del nostro Paese; ma soprattutto un omaggio alla Verità. Un incontro di grande interesse quello svoltosi il 2 maggio presso “Più Spazio”, organizzato dalla candidata sindaco Antonella Cusmai per riflettere sulla figura di Aldo Moro, alla presenza dell’on. Gero Grassi, autore del libro “La verità negata”, in cui si riassumono i passaggi più importanti dei lavori della commissione d’inchiesta sul caso, e del dott. Giuseppe Diella.

Antonella Cusmai: «Vorrei spiegare il perché di questo luogo. Questo, che chiamiamo Più Spazio, vuol essere una sorta di contenitore a disposizione delle associazioni, dei gruppi di lavoro, per chiunque volesse cimentarsi in una iniziativa. Più Spazio quindi per la cultura, per lo spettacolo, per la storia, per le tradizioni. Non a caso stasera siamo qui per parlare di Aldo Moro, personaggio indimenticabile e da non dimenticare della storia e della politica italiana.

In un momento particolare, in cui noi che facciamo politica quasi ci vergogniamo a dirlo, perché veniamo maltrattati e ci tacciano di essere “ladri”, non è facile mettersi in discussione. Perché è necessario allora ricordarsi di politici con la P maiuscola? Innanzitutto, quest’anno ricordiamo i 40 anni della strage di via Fani e dell’omicidio di Aldo Moro; i 40 anni cadono il 9 maggio, abbiamo anticipato data la disponibilità eccezionale dell’onorevole e amico Gero Grassi, componente della Commissione parlamentare Aldo Moro. Gero Grassi da anni porta in giro per l’Italia Aldo Moro ed è importante ricordarlo in un momento in cui la politica non è quella di Aldo Moro, per motivare prima di tutto noi addetti ai lavori, noi che di politica vorremmo occuparci. Cosa ci lascia in eredità Aldo Moro, al di là della sua morte cruenta? Essere stato un uomo che andava sempre alla ricerca dell’altro, era altruista, era un politico leale, comprensivo, lungimirante, responsabile, maturo: caratteristiche che tutti noi dovremmo ricordare e mettere in pratica. Aldo Moro diceva “ogni uomo è un universo a sé” e questo è un monito che io lancio a tutti coloro che intendono cimentarsi con l’attività politico-amministrativa.

Noi persone non siamo tutte uguali: quando si compongono le liste, lo si fa tenendo conto delle varie caratteristiche, si cerca di creare una compagine più coesa e omogenea possibile, perché è importante vincere ma è indispensabile amministrare, e Margherita di Savoia, purtroppo, negli ultimi anni non è stata un esempio di straordinaria capacità amministrativa, a causa dei continui ricatti e pressioni a cui il Consiglio comunale, e in particolare i consiglieri di maggioranza, erano soggetti. È brutto sentirsi dire “ma Aldo Moro ormai è morto”: no, dobbiamo farlo rivivere, per far rivivere la sua buona politica. Stasera qui c’è, oltre all’amico Gero, “colpevole” della mia iniziazione politica, perché se non lo avessi conosciuto non mi sarei mai cimentata, ho accanto a me un altro amico, di partito e di vita: Peppe Diella che, a differenza mia, ha una cultura storico-politica che gli invidio. Gli riconosco questa sua passione di essersi interessato, di aver respirato, anche per esperienze familiari, la politica di Aldo Moro».

Giuseppe Diella: «Stasera presentare questo lavoro su Aldo Moro di Gero Grassi mi emoziona, al di là di ogni retorica, per un interesse personale, per affettività che mi lega a una storia familiare, e mi dà l’occasione di ringraziarlo per aver rappresentato in questi anni il nostro riferimento politico, il più costante. Questo è l’incontro numero 508 su Aldo Moro, quindi una lunga serie di incontri per spiegare in tutta Italia e nelle scuole il caso Moro, riassunto nel suo libro “La verità negata”; un lavoro lungo e straordinario che prende le mosse dalla commissione d’inchiesta sul rapimento e l’uccisione di Aldo Moro, portata avanti da chi, come Gero e altri, ha una competenza, una conoscenza del personaggio Moro, con rigore etico e scientifico molto significativo, per una ricerca pervicace della verità. L’autore di questo libro nasce moroteo, respira quindi fin da ragazzo il mito di questo personaggio. Gero ha avuto la possibilità di parlare con Moro, il privilegio di toccare con mano un pezzo di storia del nostro Paese, riportato con tanti episodi. Uno fra tutti, quando nel gennaio del 1978 Moro convoca Gero Grassi, 20enne dirigente della DC giovanile, nel suo studio romano. Prima partecipa a una riunione con Moro, Nicolosi, Mattarella e Reina, che pagheranno con la propria vita il servizio di servitori dello Stato, onesti e coraggiosi. Un presagio, per ciò che si verificherà dopo pochi mesi.

Nel mio approccio con questo libro, ho fatto tre osservazioni: una in merito alla veridicità delle lettere di Moro durante i 55 giorni di prigionia; chi ha davvero ucciso Moro; e infine chi te lo ha fatto fare. Perché il caso Moro è un caso stranissimo, chi lo tratta non ci guadagna nulla in termini politici, anzi chi lo tocca deve stare attento, bisogna farlo in maniera prudente. E indigna che dopo 40 anni ci siano ancora resistenze, omissioni da parte degli organi di stampa o dei partiti. A proposito delle lettere, più di 10 anni fa partecipai a Trinitapoli a un convegno di Grassi sul caso Moro e chiesi cosa ne pensasse sulla presunta veridicità delle lettere di Moro. La versione ufficiale dice che non le aveva scritte lui o forse sì, ma sotto dettatura; o ancora fortemente condizionato psicologicamente dalla prigionia. Invece leggendo il libro si scopre che quelle lettere sono di Moro, dalla prima all’ultima parola. Moro non accetta di subordinare la propria vita alla ragion di Stato, rivendica il diritto a restare in vita. E Moro ha sempre detto prima la persona e poi lo Stato, prima la sacralità della vita, lo diceva già 30enne membro della Costituente. Perché la persona viene prima di tutto e i diritti inalienabili attengono alla persona, che viene prima del cittadino e dello Stato.

Chi lo ha ucciso? Moro è stato rapito “anche” dalle Brigate Rosse, ucciso da un sistema complesso formato da parti marce del nostro apparato di Stato, come la Massoneria, la P2, servizi segreti italiani, statunitensi e dello Stato israeliano. Hanno un rilievo anche la banda della Magliana e la ndrangheta. Queste sono circostanze dimostrate coi fatti. Perché questo? Dopo l’esperienza di centrosinistra, del governo DC-PSI nei primi anni ’60, arriviamo agli anni ’70 e Moro intuisce la morte della DC, la fine della forza propulsiva del suo partito e il ridursi alla gestione del potere per il potere. In quel periodo c’era la strategia della tensione, le stragi di piazza Fontana, piazza Della Loggia, tentazioni golpiste, il terrorismo, forze extraparlamentari di destra e sinistra. Moro comprende il pericolo e decide l’apertura ai comunisti; infatti realizza con Berlinguer il “compromesso storico”, che rappresentava un punto di partenza per realizzare la democrazia compiuta, cioè l’alternanza fra un partito popolare cattolico e un partito di sinistra sganciato da Mosca, nell’alveo del reciproco riconoscimento. Moro auspicava il superamento dell’assetto del mondo diviso in due blocchi, per raggiungere il sogno dell’Europa dei popoli. Questo disegno dà fastidio a tutte quelle forze, nazionali e internazionali, che invece vogliono il permanere di quella condizione. Perché è stato ucciso Moro? Lo riassume Rino Formica: “Il sequestro Moro fu possibile perché l’ordine internazionale difendeva disperatamente equilibri sempre più precari, avvalendosi di forze e apparati marci”. Chi te lo ha fatto fare? Mi piace pensare che Gero e i suoi colleghi abbiano voluto rispondere a un monito di verità, espresso al meglio da Sciascia, con onestà e coraggio: “Moro è un fantasma per tutto il Paese e continuerà ad esserlo finché non si scioglierà l’omertà, la reticenza, il senso di colpa che avvolge la vicenda Moro”. Un fantasma che bisogna trasformare in una verità che dia pace a Moro, alla sua famiglia, a tutti noi. Perché il 9 maggio 1978 tutti abbiamo perso qualcosa che, allora, non pensavamo si rivelasse così importante».

Gero Grassi: «Ringrazio Antonella per avermi “imposto” di venire, perché non avevo giornate libere ma eccomi comunque qua e ne sono felice, anche perché incontro Peppe che viene da una cultura morotea. Che cosa è la cultura morotea? È la capacità di ascoltare. Oggi parlano tutti, di tutto, tutti capiscono tutto...Moro ascoltava, poi quando parlava lasciava il segno. Ho qualche difficoltà stasera, perché qui c’è un clima elettorale: Antonella e Peppe sono amici, sono candidati e auguro loro tanta fortuna; anzi, se vengono eletti, la fortuna è dei margheritani, se riescono a portare a Palazzo di Città il buon senso che serve per amministrare. E soprattutto bisogna amministrare sapendo che l’amministrazione è res publica, non res privata; che il Comune è casa nostra. È difficile parlare di Moro nel contesto di una campagna elettorale, ma credo che Antonella e Peppe abbiano voluto inserire un momento di riflessione storica che non guarda al passato ma al futuro. Ha ragione Peppe quando dice che il caso Moro non è un fatto di ieri, ma colpisce ancora oggi; Sciascia dice che fin quando l’Italia non troverà la verità sul caso Moro, non farà i conti con la propria storia, e se la storia non è a posto, il futuro è grigio. Siamo fermi al 9 maggio 1978, perché la democrazia italiana non si è evoluta con la morte di Moro: ed era quello che volevano quelli che lo hanno ucciso. Attenzione: chi lo ha ucciso materialmente è stato uno solo, chi lo ha fatto uccidere sono state tante persone e sono tantissime quelle che, attraverso il silenzio degli onesti, pensano di stare a posto con la propria coscienza dicendo che è un problema di altri. Se siamo arrivati al punto che, dopo 40 anni, una persona di periferia come me, ad un certo punto della sua vita, amante di Moro, decide di impiegare il suo tempo studiando gli atti giudiziari del caso Moro, cioè 4 milioni di pagine, otto processi, 4 Commissioni terrorismo e stragi, una Commissione Mitrokhin, una Commissione P2 e una Commissione Moro...e cosa scopre? Che nelle carte processuali una mezza verità si legge».

YLENIA NATALIA DALOISO

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