Leone: «Rivendichiamo diritti, lavoro, pace per tutti: la Resistenza non è ancora finita»

MARGHERITA DI SAVOIA - Se abbiamo la possibilità di definirci liberi, lo dobbiamo a chi ci ha resi liberi, spazzando via dalle nostre terre il regime nazifascista. È la resistenza di nostri padri e dei nostri nonni che oggi festeggiamo. È la tenacia dei partigiani, uomini e donne, che oggi commemoriamo in occasione del 73° anniversario della liberazione italiana.

Una data, quella odierna, che invita a riflettere. Siamo uomini e donne liberi, certo. Siamo un paese liberato, sicuramente. Ma siamo certi che la dote consegnataci dei nostri avi, il loro sangue, le loro lacrime siano adeguatamente commemorati oggi? No, la resistenza non è finita. La liberazione dal nazifascismo del 1945 è stata un insegnamento, è stata un cromosoma innestato nel DNA delle generazioni future, che non può andar perduto. E allora oggi festeggiamo la liberazione che fu, ma non dimentichiamo che la resistenza non è finita.

È per questo che oggi, il 25 aprile è di tutti coloro che lottano nella loro terra, è di tutti i cervelli che rivendicano un posto a casa, è di tutti i lavoratori precari, sottopagati o non pagati affatto, è di chi sbarca sulle nostre terre in cerca di pace e invece trova una guerra silenziosa. Il 25 aprile è di tutti coloro che resistono al mondo esterno, alle spinte centrifughe di una situazione geopolitica mondiale che apre la porta all'odio e alla paura, perché il 25 aprile è di chi quella porta la chiude ogni giorno, per scelta.

In una fase politica così delicata per il Paese non possiamo permetterci distrazioni. L’odio, la guerra e il sangue sono stati gli anelli di una catena che ha ferito la nostra terra. Se anche solo uno di questi anelli si ripropone, noi abbiamo il dovere, in nome dei nostri padri, di spezzare una catena di cui già conosciamo capo e coda. Per farlo è necessario riappropriarci a pieno di quegli anticorpi che ci furono trasmessi 73 anni fa dai nostri padri.

VITANTONIO LEONE

box cuor mare