Gli studenti del liceo trinitapolese hanno un dubbio dopo l’incontro con Lia Masi: cosa significa “anziano”?

TRINITAPOLI - “La vecchiaia non esiste”! È l’annuncio che una bella signora 87enne ripete con il suo seducente sorriso ironico ogniqualvolta “coinvolge e sconvolge” l’uditorio con le sue argute riflessioni. Chi è Lia Masi? Una pensionata che ha avuto tante vite e che vive il presente senza l’ansia del futuro.

I lettori vogliono avere un’idea del suo passato? In estrema sintesi: moglie, madre, docente di Lettere, preside, dirigente nazionale del Partito Socialista, femminista storica, animatrice culturale, astrologa e soprattutto ribelle e intellettuale non integrata in alcun sistema di potere. E che dire del suo presente in altrettanta estrema sintesi? Lo scriviamo con le sue stesse parole: “Sono attiva sui social e non rinuncio ad incontrare giovani, donne e adulti in ogni contesto culturale e politico. Ho perso il conto dei miei anni e l’unica certezza che ho èche la morte mi coglierà troppo giovane, proprio nel momento di massimo fulgore della mia vita, non so, mentre sto provando una delle mie bellissime collane etniche, prima di uscire.In verità avrei un po’ di mal di schiena, ma non lo dite a nessuno”!

Non si poteva scegliere personaggio migliore per avviare “Punto e a capo - Scrivere storie e riscrivere la Storia ascoltando i racconti degli anziani”, il laboratorio di scrittura creativa organizzato dalle docenti Maria Grazia Miccoli e Sabrina Damato del Liceo delle Scienze Umane di Trinitapoli, in collaborazione con il Centro di Lettura Globeglotter. Lia Masi ha raccontato agli studenti della 1B e 1C gli episodi che maggiormente hanno influenzato le scelte e le battaglie della sua vita privata, professionale e politica.

Il suo nome di battesimo, l’ebraico Amalia, divenne all’anagrafe Lia in seguito alle leggi razziali che, negli anni ’30 del secolo scorso, avrebbe esposto tutta la famiglia al pericolo delle deportazioni. Il fascismo e gli eventi della seconda guerra mondiale costrinsero la famiglia Masi a lasciare la città di Foggia dopo il drammatico bombardamento della stazione ferroviaria nell’estate del 1943. I profughi Masi si rifugiarono nella piccola città di S. Ginesio, in provincia di Macerata, circondata dai fitti boschi dove si nascondevano i partigiani slavi. La liberazione dell’Italia dal fascismo fu l’inizio di un periodo storico contrassegnato dalle lotte per il lavoro, per i diritti civili, per la parità dei sessi e per una scuola pubblica non più classista. Il ’68 e gli anni ’70 hanno visto Lia Masi in prima fila nelle battaglie referendarie su divorzio e aborto che dettero alle donne l’opportunità di far sentire la propria voce e di rendere più agile il cammino della loro emancipazione. Lia Masi e le sue compagne di lotta riuscirono, infatti, in seguito a fondare a Foggia il Centro di Cultura “Anna Kuliscioff” che divenne un punto di riferimento per uomini e donne che volevano scrollarsi di dosso soggezioni e pregiudizi.

La professoressa Masi è stata ed è ancora l’interprete più autentica e combattiva della grande trama dei movimenti femminili, composta da tanti fili intrecciati da donne senza nome che hanno fatto le loro piccole grandi rivoluzioni nel chiuso delle mura domestiche.

È per questo che il racconto della sua vita può rappresentare uno stimolo a riportare alla luce tante altre storie private che gli studenti dello Staffa, sperabilmente, cercheranno di far emergere dal silenzio attraverso le interviste agli anziani del paese.

Lia Masi ha salutato i ragazzi invitandoli a non tradire mai se stessi perché “l’omologazione è la tomba dell’intelligenza”.

ANTONIETTA D’INTRONO