All’Unitre di Margherita di Savoia due iniziative speciali per la Giornata internazionale della donna

MARGHERITA DI SAVOIA - È toccato all’UNITRE di Margherita di Savoia portare alla ribalta - nell’ambito delle iniziative realizzate per la Giornata della Donna - le tristi vicende di Louise Labé, poetessa francese del ’500, e di Clara Immerwahr, laureata in chimica all’università di Breslavia nel 1900 e prima donna ad aver conseguito un dottorato di ricerca. Due storie esemplari nella lunga marcia per l’affermazione della donna.

L’8 marzo Raffaella Magliocca, docente di Lingua e letteratura francese nelle scuole superiori, ha presentato la sua traduzione dei Sonetti di una delle prime donne-poeta, evidenziandone la libertà nell’esprimere il proprio sentimento d’amore e le angosce in tutte le sfumature nonché la piena coscienza nel rivendicare una condizione di completa dignità e parità. “Il suo agire - nota la Magliocca - va ben oltre il suo spazio personale; invita le donne a far ascoltare la propria voce. Si pronuncia a favore della loro indipendenza del pensiero, della libertà di parola amorosa e del diritto all’educazione”. E ciò, nonostante i suoi comportamenti suscitino nei contemporanei commenti non certo positivi: “Louise la cortigiana, Louise la prostituta, Louise la lesbica”. Nella lettera ad un’amica arriva ad affermare che siano ormai maturi i tempi “in cui le rigide leggi degli uomini non impediscano più alle donne di dedicarsi alle scienze e alle discipline”, ignara che - purtroppo - sarebbero passati secoli prima che ciò si potesse realizzare.

Circa quattro secoli dopo, si trovò ad affrontare circostanze di portata in parte analoga Clara Immerwahr, nata in Germania da una famiglia della grande borghesia ebraica. Sposato il chimico e futuro premio Nobel Fritz Haber, ella sacrifica l’attività di ricercatrice al ruolo di moglie e madre, pur nella piena consapevolezza “che una vita valga veramente la pena di essere vissuta se si fa pieno uso delle abilità che si possiedono”. Mentre infuriava la prima guerra mondiale, il 2 maggio 1915 Clara si suicidò, con la pistola del marito, a soli quarantacinque anni. La sua morte, sulla quale non fu mai fatta piena luce, fu anche il triste epilogo del fallimento dell’azione pacifista ch’ella aveva tentato nei confronti del marito, responsabile della scoperta e dell’uso - da parte dell’esercito tedesco - dell’iprite, il terribile gas nervino che provocò un vero e proprio sterminio di massa. Fu proprio lui, il prof. Haber, a coordinare, il giorno dopo il suicidio della moglie, il primo attacco dell’esercito tedesco, col gas, contro il nemico russo.

Il 10 marzo il gruppo teatrale dell’UNITRE di Margherita di Savoia ha rappresentato con uno spettacolo teatrale dal titolo “Un cuore puro” proprio il dramma di Clara Immerwahr, ricostruito in forma epistolare - ad opera del prof. Carlo Tavani - attraverso una corrispondenza tra la protagonista e il suo maestro e amico prof. Abegg. Regista lo stesso Tavani, che nel corrente anno accademico sta conducendo per l’UNITRE un corso di teatro, al temine del quale sarà allestito, nella prima settimana di maggio, un nuovo spettacolo.

“Perché fare teatro oggi? Una domanda forse scontata alla quale si potrebbero dare molte risposte. Il teatro può essere fonte di memoria, di impegno civile, di rinnovamento interiore; può avere una motivazione didattica, può risultare catartico, può spezzare le catene. Per chi? Per il pubblico? Per la società? Ma la società vuole riflettere sulle domande che il teatro pone? Il teatro può diventare strumento di indagine ma soprattutto di condivisione di tematiche e di idee, quando l’autore, il regista, l’attore, il pubblico diventano parte integrante di un mondo che si anima molto prima dell’aprirsi del sipario e continua il suo cammino anche quando le luci della scena si sono spente”. È questo il pensiero espresso in merito da Carlo Tavani.

Il coinvolgimento degli attori e del pubblico, accorso numeroso presso la Biblioteca Comunale per entrambi gli eventi, ha confermato che le domande sono legittime e che le iniziative di carattere culturale possono ancora scuotere le menti e gli animi, a patto che vengano programmate con assoluta indipendenza di giudizio, al solo scopo di accrescere la comprensione di sé e degli altri per abbattere barriere e superare pregiudizi/steccati.

ANTONIO DI DOMENICO

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