Celebrato a Trinitapoli il “Giorno del ricordo”. Emozione per le testimonianze di Carlo Montani e Laura Brussi

TRINITAPOLI - Il “Giorno del ricordo” in memoria degli eccidi delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata, celebrato a Trinitapoli, è stato vissuto con intensa emozione dal pubblico che ha affollato la biblioteca comunale, nel racconto di Carlo Cesare Montani (storico e pubblicista) e Laura Brussi (Associazione nazionale congiunti deportati in Jugoslavia), entrambi esuli, rispettivamente da Fiume e da Pola.

“Una storia tragica - afferma Carlo Cesare Montani - a lungo rimasta nel silenzio e riportata alla luce solo nel 2005 dal Parlamento italiano”, allorquando (con legge n. 92/2004) ha riconosciuto il 10 febbraio quale “Giorno del ricordo” al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra”.

Una vicenda complessa che trova origine nella secolare contesa tra le popolazioni italiane e slave per il possesso dei territori dell’Adriatico orientale nel nord-est d’Italia.

“La prima ondata di violenza - ricorda lo storico Montani - fu provocata dall’armistizio dell’8 settembre 1943 tra l’Italia e gli alleati anglo americani (Badoglio e Eisenhower). In Istria e in Dalmazia gli italiani si trovarono a fare i conti, da un lato, con l’occupazione nazista e, dall’altro, con i partigiani comunisti jugoslavi. Gli infoibamenti aumentano nel 1945, quando le truppe jugoslave del maresciallo Tito occupano Trieste, Gorizia e l’Istria: diverse migliaia di italiani (fascisti, cattolici, liberaldemocratici, socialisti, donne, anziani e bambini) vennero uccisi e gettati nelle foibe o deportati nei campi sloveni e croati. Fu una vera e propria pulizia etnica, che raggiunse livelli di efferatezza incredibili (circa 20.000 tra cadaveri e scomparsi). Lo sterminio iniziò a cessare solo a partire dal 10 febbraio 1947, quando la Jugoslavia riottenne le province di Fiume, Zara, Pola e di altri territori, grazie al Trattato di Parigi”.

“Furono 350mila gli esuli - ricorda Laura Brussi - che scapparono dal terrore e dalla morte, non avevano nulla, solo tanta fame che, però, non trovano in Italia accoglienza e solidarietà”. E racconta un episodio agghiacciante: “un treno di esuli fu fatto fermare a Bologna per consentire alle crocerossine di consegnare del latte a donne e bambini, digiuni da giorni, ma i comunisti presenti in stazione lo impedirono, versando il latte sui binari”. Ancora oggi, Laura Brussi parla di una ferita ancora aperta, perché ignorata per molto tempo e che i tentativi di minimizzare le foibe impediscono una “riconciliazione”.

Durante la celebrazione della ricorrenza, promossa dal “Comitato 10 Febbraio” e dall’associazione “Fare Quadrato”, con il patrocinio dell’amministrazione comunale e del consiglio regionale pugliese è stato ricordato un trinitapolese, anch’egli vittima delle foibe. Si tratta di Luigi Sarcina, all’epoca agente di polizia in servizio a Trieste. La Puglia in quella vicenda pagò un alto tributo di sangue con oltre 300 vittime, seconda solo alla Sicilia (700).

Dopo i saluti di rito da parte del presidente del consiglio comunale Nicoletta Ortix, del sindaco Francesco di Feo, del vice sindaco Andrea Minervino, sono intervenuti Giuseppe Beltotto e Luigi Del Giudice referenti di Trinitapoli e Andria per il “Comitato 10 Febbraio”, il giornalista Franco Di Chio e il vice presidente del consiglio regionale, Nino Marmo, il quale, nel condannare i cori dei giorni scorsi a Macerata e Torino degli antifascisti di professione contro le vittime delle foibe, ha stigmatizzato il silenzio della storiografia e della classe politica che ha messo la benda agli occhi. Al termine del convegno, ci si è portati in via Isonzo, dove installata nel 2012 dalla Giovane Italia, insiste una lapide in ricordo dei martiri delle foibe.

GAETANO SAMELE

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