Sabrine Aouni al Liceo “Staffa” di Trinitapoli per discutere di cittadinanza ed integrazione

TRINITAPOLI - Chi è Sabrine? È una ragazza nata a Barletta 20 anni fa che frequenta la facoltà di Scienze Politiche Internazionali presso l’Università di Bari. Tutto nella norma se il suo cognome “Aouni” e la sua pelle ambrata non destassero domande del tipo: extracomunitaria? Musulmana? È facile intuire che le risposte, spesso, ne hanno tracciato una biografia già predeterminata dai pregiudizi che circolano negli ultimi tempi con ampia gamma di stereotipi.

Sabrine ha presentato il suo libro-intervista (Mi chiamo Sabrine - Un’italiana di seconda generazione, edizioni Radici Future, 2016) nel Liceo “Staffa” di Trinitapoli e alle classi del ginnasio ha illustrato, con molta semplicità e senza alcuna acredine, le problematiche e le umiliazioni che una ragazza, come lei, nata in Italia da genitori tunisini, deve affrontare quotidianamente nella vita di relazione, di studio e di lavoro.

Una forma di razzismo, a metà tra ignoranza e paura, alberga talvolta inconsapevolmente in quei cittadini che “non si siederebbero mai - come ha detto Sabrine - in uno scompartimento di un treno regionale dove sono già seduti alcuni viaggiatori dalla pelle nera”.

Sabrine ha inoltre spiegato agli studenti, quasi suoi coetanei, la differenza tra ius soli, ius sanguinis e ius culturae, concludendo come appaia assurdo che un giovane studente, nato in Italia, che parla correntemente la lingua italiana, che conosce la storia, la letteratura e le tradizioni italiane alla perfezione non possa avere la cittadinanza dopo 18 anni e oltre.

Sabrine, quando si sente dire “tornatene a casa tua”, risponde sorridendo che la sua casa è a Barletta e che le origini tunisine dei suoi genitori hanno semplicemente arricchito le sue conoscenze linguistiche e culturali e che in lei convivono in armonia sia la pasta con le cime di rape che il cous cous, sia la musica di Caparezza che le canzoni arabe, sia ChoKri Mabkhout che Dante Alighieri e sia il ramadam che le tradizioni natalizie barlettane.

Il racconto della vita di Sabrine, punteggiato di ricordi della terra natìa dei genitori e vivacizzato da un condiviso lessico giovanile, ha offerto agli studenti la possibilità di valutare quanto siano simili le biografie di uomini e donne che vivono in mondi diversi: stesse sofferenze, stesse ingiustizie, stesse paure, stesse lotte per la sopravvivenza e stesso desiderio di riscatto, nonostante accadano a migliaia di kilometri di distanza. La conoscenza della storia dei popoli e delle loro tradizioni facilita la comprensione e l’accettazione delle diversità culturali, un’opportunità che la scuola frequentata a Barletta e l’educazione ricevuta dalla sua famiglia di origine hanno dato a Sabrine Aouni che ora desidera laurearsi al più presto. Vuole, infatti, continuare a livelli più alti di responsabilità civile la battaglia intrapresa con la pubblicazione del suo libro, contribuendo in tal modo a cancellare pregiudizi e stereotipi mortificanti non solo per il suo popolo ma per l’umanità intera.

ANTONIETTA D’INTRONO