Le regole della scuola e le cose da fare per una reale autonomia

SAN FERDINANDO DI PUGLIA - «Ho letto con interesse l’articolo di Francesco Di Feo sulla necessità di impegnarsi collettivamente per ridare l’autonomia scolastica all’Istituto Staffa e per avere un Ufficio Territoriale Scolastico anche per la Provincia BAT (leggi, ndr). Ovviamente mi sono sentito chiamato in causa, in qualità di attuale Dirigente scolastico dell’Istituto di Istruzione Secondaria Superiore “Dell’Aquila-Staffa”. L’articolo offre lo spunto per diverse riflessioni sulla situazione delle scuole nel nostro territorio: proverò a metterle in ordine dal punto di vista di chi è interno al mondo della scuola e ne conosce le regole.

La normativa sul dimensionamento scolastico stabiliva fino a pochi mesi fa in maniera molto chiara e stringente la quota minima per conservare l’autonomia scolastica: 600 alunni. Lo Staffa di Trinitapoli da circa 4 anni era sotto questa quota attestandosi intorno ai 500 alunni. Questo è l’unico e semplice motivo che ha costretto la Regione dopo alcuni anni di temporeggiamento a decidere, con Delibera n. 2468 del 21/12/2018 l’inevitabile accorpamento dello Staffa al Dell’Aquila di San Ferdinando, avallata se non ricordo male dall’Amministrazione comunale di Trinitapoli, con il parere favorevole dell’amministrazione provinciale.

Ci si potrebbe avventurare nella ricerca di possibili errori che hanno causato negli anni un calo così drastico di iscritti, dagli 800 degli anni ‘90 ai 500 degli ultimi anni. Tralasciando le eventuali scelte sbagliate di singoli dirigenti o di amministratori locali mi soffermerò su due elementi più generali che in un anno di dirigenza allo Staffa ho potuto osservare. Si tratta di elementi fondamentali per assicurare la stabilità di una scuola: 1. la mancata realizzazione di un edificio scolastico; 2. la mancata programmazione degli indirizzi scolastici a livello di ambito e provinciale.

1. Fra i tre comuni dell’ambito BAT 10, Trinitapoli è l’unico a non essere ancora dotato di un edificio scolastico appositamente progettato e costruito per ospitare aule, laboratori, palestra, auditorium e tutto quanto serve ad una scuola superiore. Lo Staffa è andato avanti per tanti anni arrangiandosi alla meglio in un edificio costruito per altri scopi e ampliando di volta in volta l’esistente. Il progetto di costruzione del nuovo edificio scolastico è rimasto in giacenza da una decina d’anni negli uffici della provincia senza nessuno che ne perorasse la causa. Quest’anno, finalmente, grazie forse all’interessamento della nuova dirigenza, i lavori sono partiti. Avere una struttura adeguata, con spazi adeguati, non è ininfluente dal punto di vista degli alunni e dei genitori che devono scegliere una scuola.

2. La programmazione scolastica che scaturisce da un confronto a livello locale fra scuole e istituzioni comunali e provinciali e poi confluisce nel Piano di dimensionamento scolastico regionale dovrebbe essere fondata su criteri scientifici e oggettivi quali l’equa distribuzione degli indirizzi nei territori, le esigenze culturali e formative degli studenti, il tessuto economico, i flussi demografici e così via. Purtroppo si è assistito, qui come altrove, ad una competizione selvaggia fra le scuole, dettata esclusivamente dalla necessità di fare numero e cavalcata dai rappresentanti politici a livello locale e regionale. Questo ha portato a flussi incostanti e mal governati di iscrizioni che spesso hanno causato più danni che benefici: un anno si cresce a dismisura, l’anno seguente si perde tutto, con effetti devastanti sul fabbisogno di risorse umane e strutturali, con la creazione di succursali in locali temporanei e l’inevitabile abbassamento della qualità generale del servizio.

Di chi sia la responsabilità della mancata costruzione della nuova scuola e della mancata programmazione degli indirizzi non spetta a me dirlo. A me interessa risolvere i problemi e organizzare la migliore didattica possibile.

D’altronde, la decisione di accorpare le due scuole risultò indigesta ad entrambe le comunità scolastiche perché entrambe perdevano l’autonomia a cui erano giustamente legate per la loro storia e la loro peculiarità. Tuttavia, i docenti, il personale, gli studenti e le famiglie delle due scuole hanno fatto di necessità virtù e si sono messi al lavoro per cercare il lato positivo in una situazione che appariva inizialmente come una sciagura.

È positivo mettere insieme competenze diverse, professionalità differenti che convergendo su progetti comuni possono sicuramente arricchire gli studenti e tutta la comunità scolastica. È positivo superare l’antico campanilismo tra San Ferdinando e Trinitapoli e lavorare nella direzione, già percorsa in passato (vedi l’Unione dei Comuni), di una identità territoriale ampia e non più solamente cittadina. È positivo non avere più sulla testa la spada di Damocle dei numeri delle iscrizioni. È positivo aver avviato, anche grazie a questo, un dialogo costruttivo fra tutte le scuole dell’ambito, finalizzato ad una programmazione comune. Non è un caso che quest’anno per la prima volta le scuole del primo ciclo insieme a quelle del secondo ciclo dei tre comuni dell’ambito abbiano programmato insieme una serie di azioni per un orientamento comune, finalizzato principalmente a promuovere l’offerta formativa del territorio e far rimanere i nostri studenti nelle scuole dell’ambito.

È certamente negativo e faticoso dirigere una megascuola con due plessi situati in due città, 11 indirizzi diversi, tra licei, tecnici e professionali, 65 classi, 1100 alunni, 200 docenti, un unico direttore amministrativo, un’unica segreteria. È negativo aver perso unità di personale ATA a causa dell’accorpamento; è negativo non poter più contare per due sulle programmazioni europee (PON FSE e FESR), sui bandi ministeriali e così via.

In sintesi, se è vero che, grazie allo sforzo di tutto il personale, stiamo ottenendo splendidi risultati dal punto di vista didattico e progettuale, è anche vero che i numeri contano e sono i numeri di una scuola che nel bene e nel male è forse troppo grande. Tutti vorremmo delle scuole con dimensioni più “umane”, con 300/400 alunni, ma finora le leggi di bilancio lo hanno impedito.

Fortunatamente pare che le cose stiano cambiando. A causa della pandemia si è finalmente capita la necessità di rimettere al centro la scuola. Infatti, con la Legge di Bilancio di previsione dello Stato per l'anno finanziario 2021, all’art. 1, comma 978 si riporta a 500 alunni il tetto minimo per ottenere l’autonomia. Tuttavia, la Giunta regionale non ha ancora recepito tali indicazioni, congelando per un altro anno e in maniera unilaterale, con Delibera n. 54 del 20/1/2021, il Piano attuale di dimensionamento scolastico, a causa della precarietà del momento e di una necessaria analisi dei flussi demografici che rivelano un continuo e costante decremento della popolazione scolastica.

Per quanto riguarda la seconda questione posta da Di Feo, quella dell’Ufficio Scolastico Territoriale, non posso che essere d’accordo con lui. È indispensabile e urgente che le scuole della BAT abbiano un unico riferimento amministrativo. Ma questo cozza, così come l’esigenza di autonomia, con le politiche di bilancio che finora hanno operato sempre tagli sulla scuola. Non è un mistero che gli Uffici territoriali di tutt’Italia siano in affanno perché a corto di personale. Si è fatta finora una politica di progressivo smantellamento degli uffici periferici verso un accentramento sempre maggiore delle funzioni negli Uffici regionali.

In conclusione, se i decisori politici volessero mettere mano all’innalzamento della qualità del servizio scolastico saprebbero dove intervenire: aumento della spesa per il potenziamento dell’edilizia scolastica, programmazione a livello provinciale, potenziamento degli uffici territoriali.

Noi che siamo uomini e donne di scuola possiamo solo fare il nostro mestiere: fare del nostro meglio con quello che abbiamo e cercare di rinnovare ogni giorno il miracolo di una scuola di cui siamo fieri.»

Prof. RUGGIERO ISERNIA (Dirigente Scolastico)

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