Per il poeta Peppino Lupo “c’é sempre un angolino nascosto dove cresce l’erba”

TRINITAPOLI - Una serata di bella musica, di aneddoti divertenti e di poesie in dialetto “casalino” ha emozionato il numeroso pubblico accorso nel giardino della scuola elementare “Don Milani” per ricordare il poliedrico insegnante e poeta Peppino Lupo, scomparso un anno fa.

Il Dirigente Scolastico Salvatore Mininno, nel suo discorso di apertura, si è detto felice di  contribuire a diffondere la conoscenza di un Maestro con la M maiuscola.

Il Centro di Lettura Globeglotter, di cui era socio onorario, e tanti altri suoi amici ed estimatori, hanno proposto di intestargli una sala del plesso “Don Milani”, dove ha insegnato e affiancato nella direzione della Scuola Elementare la preside Mariella Giannattasio per 40 anni. È stata avanzata anche l’idea di istituire il “Premio di poesia dialettale Peppino Lupo”, per perpetuare la sua memoria ma soprattutto il suo tenace proposito di non far dimenticare alle giovani generazioni il dialetto “casalino”. Infatti, parte della manifestazione ha visto protagonisti proprio i piccoli studenti che si sono cimentati nella lettura delle poesie più popolari del “MAESTRO” Peppino, del quale la dott.ssa Mariella Giannattasio ha tracciato una descrizione affettuosa e punteggiata di racconti allegri che hanno evidenziato il suo carattere estroso e creativo. L’incontro, ad esempio, con Sandro Pertini, venuto in visita a Borgo Tressanti negli anni ’80, rivelò la sua innata abilità di essere sempre in prima fila. Fece velocemente creare dagli insegnanti una grandissima quantità di garofani tricolori che furono subito notati dal presidente socialista della Repubblica italiana il quale, tra le tante scolaresche della provincia di Foggia presenti, si fermò a parlare amabilmente con gli studenti di Trinitapoli. Un bel ricordo che i bambini di allora, oggi adulti, conservano ancora.

Sulla stessa linea descrittiva, la prof.ssa Antonietta D’Introno, dopo aver illustrato le caratteristiche della sua poetica e citato Don Lorenzo Milani, Mario Lodi, Gianni Rodari e Ignazio Buttitta, ispiratori delle sue opere, ha raccontato uno degli scherzi più significativi che Peppino Lupo architettò con il suo gruppo di studiosi, per rispondere in maniera “esemplare” alla mania presenzialista di quegli autori e di quei politici che utilizzavano le presentazioni dei libri per cantarsi le lodi. La presentazione del suo “Giochi di Linguaggio” (Cappelli editore) fu affidata ad un finto professore dell’Università di Trento, l’attore Renato Curci, che ebbe il compito di demolire l’opera attraverso una critica spietata che invitava alla fine il pubblico a gettare nella spazzatura un testo di giochi linguistici, scritto da tre folli che si rifiutavano di prendere la vita sul serio. Molti dei presenti si alzarono ed andarono via per l’imbarazzo ed altri reagirono piuttosto vivacemente allorché l’attore Renato Curci si tolse il parrucchino e gli occhiali per dire che un libro di giochi linguistici non poteva essere presentato nel modo consueto a cui tutti erano abituati.

Gli amici Pietro Maggio, Giacomo Capodivento e Peppino Beltotto, che hanno letto molte sue liriche, non consentiranno l’oblio di versi che ormai fanno parte del lessico quotidiano del paese. A chi ha avuto dalla vita un grande dolore, gli amici casalini non si limitano più a dire “Coraggio!” ma gli suggeriscono il verso di Peppino che “Stè sembe nu scappucce aschennoute andò cresce l’erve” (c’è sempre un angolino nascosto dove cresce l’erba).

La manifestazione si è chiusa con le note del bravissimo sassofonista Michele Di Biase e con un annuncio foriero di altra bella musica. Peppino Beltotto ha comunicato di aver fatto musicare dieci poesie di Peppino Lupo da un compositore di musica popolare.

La prima dell’evento musicale avverrà il 10 agosto prossimo sul sagrato della Chiesa della Madonna di Loreto, nell’ambito della manifestazione “Poesia sotto le stelle”.

ANTONIETTA D’INTRONO